C’è un finlandese che da un paio d’anni vive letteralmente sopra un pannello solare. Si chiama Lukas Sjoman, e lo yacht solare che si è costruito da solo in un capanno nel bosco, pezzo dopo pezzo, in 200 giorni, ha una promessa piuttosto ambiziosa: navigare all’infinito, perché il sole non manda mai la bolletta.
La sua imbarcazione non ha un motore diesel e, dice, nessuna dipendenza dal porto per fare rifornimento. Per questo, qualche settimana fa Lukas ha deciso di mettere alla prova la sua promessa nel modo più diretto possibile: spegnendo tutto, apposta, in mezzo al mare.
Il suo canale YouTube, True North Yachts, racconta da mesi la vita a bordo del suo Helios 11: undici metri di compensato marino e vetroresina, un tetto ricoperto di pannelli, una cucina, un frigo, un bagno. Degli yacht ha solo il nome e l’essenziale, tutto è tenuto leggero apposta perché ogni chilo in più è un chilo che il sole deve spingere.
In questi mesi Sjoman ha già superato in velocità barche a vela tre volte più grandi e ha portato la sua creatura dalla Finlandia fino alle coste spagnole, canali e mare aperto compresi.

Come funziona uno yacht che vive di sole
Il principio è lo stesso di un pannello sul tetto di casa, solo che qui l’energia deve muovere una barca invece che accendere le luci. Di giorno il sole ricarica la batteria, di notte (o nelle giornate nuvolose) la batteria tiene in moto motore elettrico, frigo e strumentazione. Sullo Helios 11 il sistema pesa poco e rende molto: 6 chilowatt di pannelli sul tetto, un pacco batterie da 48 volt, uno scafo che sfiora appena 1,5 tonnellate. Nei giorni buoni la barca copre anche 150 miglia nautiche senza toccare un grammo di carburante; con cielo coperto e mare mosso, il conto scende fino a 40.
Fin qui, la teoria regge. Ma una barca “che non si ferma mai” resta uno slogan, finché qualcuno non la scarica sul serio e sta a vedere cosa succede. E allora vediamolo, quello che succede.
Il test: batteria a zero apposta
Per il test, in programma durante una traversata di 25 miglia nautiche verso Alicante, Sjoman ha spento i pannelli il giorno prima, per far scendere la carica in modo controllato invece che rischiare un guasto vero a metà rotta. Il piano era arrivare con la batteria già bassa e continuare a navigare finché non toccava lo zero, cronometro alla mano.
La barca, però, si è rivelata più tenace del previsto: a fine traversata era rimasta ancora un po’ di carica. Sjoman ha allora girato in tondo davanti al porto, finché l’indicatore non ha segnato zero per la prima volta da quando lo Helios 11 galleggia. In quel momento, invece di fermarsi, il sistema si è semplicemente riavviato e si è messo a funzionare con quello che il sole stava producendo in tempo reale, senza passare dalla batteria.
Detto altrimenti: la promessa era vera, ma non nel modo spettacolare che ci si aspetterebbe. Niente allarmi o blackout: lo “yacht solare” ha continuato a muoversi, un po’ più lento, come se nulla fosse successo. Il colpo di scena, in questo caso, è che non c’è stato nessun colpo di scena.
A cercarlo (e lo sapete, io cerco sempre) c’è un dettaglio che ridimensiona la portata dell’esperimento, e non è nascosto: a batteria zero, in pieno giorno, i pannelli da soli tenevano lo Helios 11 a circa 6,5 nodi. Bene, ma comunque meno della velocità di crociera abituale, quella in cui il motore elettrico lavora nel modo più efficiente. E soprattutto: il test è stato fatto con il sole alto, in acque calme, non di notte o con una tempesta alle spalle. La barca “non si ferma mai” finché il cielo collabora, ovviamente, almeno un po’.
Non è la prima volta che Sjoman mette lo Helios 11 alla prova pubblica. Chi segue Futuro Prossimo da tempo ricorderà che nel 2023 avevamo raccontato un altro catamarano solare pensato per la produzione in serie: la differenza qui è che lo Helios 11 è un progetto artigianale, costruito da una persona sola, senza il budget di un cantiere navale. Un po’ come il rapporto tra un catamarano solare industriale e una barca fatta in garage: stessa idea, tutt’altra scala.
Quanto è replicabile questa autonomia?
Sjoman ha già pubblicato la guida completa alla costruzione, per chi vuole provarci in proprio: non è un segreto industriale, è un progetto open, nato apposta per essere copiato. E ha già in cantiere Helios 15, una versione più grande, pensata per affrontare una vera traversata oceanica invece di restare vicino alla costa. Se Helios 11 ha dimostrato che il principio funziona, la domanda che resta aperta è quanto lontano si possa spingere prima che il peso extra, necessario per la sicurezza in mare aperto, mangi il vantaggio del sole.
Insomma: lo yacht del futuro, per adesso, assomiglia più a un capanno nel bosco con dentro un uomo testardo che a un cantiere navale. Forse è meglio così.

Quanto ci vuole prima che lo yacht solare sia una barca normale
Orizzonte stimato: almeno 3 anni per versioni più grandi e comode come lo Helios 15, pensate per traversate oceaniche vere.
Il limite reale non è la tecnologia solare, ormai matura, ma quanto peso una barca può permettersi di portare restando comunque autosufficiente.
