I 48 pannelli solari che si trovano a Buttes, in Svizzera, sono larghi quanto un binario e bassi abbastanza da farci passare sopra un treno regionale senza che se ne accorga. Dopo un anno di test, quell’installazione da 18 kilowatt ha prodotto energia sufficiente a convincere Sun-Ways che sia ora di allargarsi. E la prossima tappa, dicono, è l’Italia: una ferrovia solare anche da noi.
La startup, infatti, ha appena firmato un accordo di collaborazione con un partner italiano (che però non si menziona nel comunicato). Il partner, a sua volta, è “in contatto” con Rete Ferroviaria Italiana: non un accordo diretto con RFI, un contatto tramite terzi. Nei prossimi mesi, promette Sun-Ways, arriverà il progetto pilota.

Cosa ha già funzionato in Svizzera
A Buttes, nel canton Neuchâtel, Sun-Ways ha steso i suoi pannelli solari su appena 100 metri di binario attivo. I pannelli sono removibili per la manutenzione ordinaria, e spazzolati da un dispositivo montato in coda ai convogli per togliere sporco e foglie. Un anno dopo l’accensione, l’impianto ha prodotto circa 16.000 kWh: più o meno il consumo annuo di 6 case italiane (fonte ARERA).
Il conto che Sun-Ways fa girare da anni è quello che otterrebbe allargando la ferrovia solare sull’intera rete svizzera: 5.317 chilometri teoricamente ricopribili, per un potenziale di un Terawattora l’anno. Dai pannelli solari sui binari arriverebbe il 2% del consumo elettrico nazionale. Cinquantamila volte più del tratto di test.
L’accordo in tre righe
Fonte: comunicat Sun-Ways ripreso da Euronews, 5 luglio 2026.
Dati chiave: progetto pilota svizzero da 18 kW su 100 metri, 16.000 kWh prodotti in un anno. In Italia: un accordo firmato, un partner non nominato, nessun tratto di binario individuato. In parallelo, via libera del governo per un progetto in Corea del Sud e trattative con Paesi Bassi, Cina, India, Singapore.
L’Italia ci ha già provato, in un modo diverso
Qui in Italia l’idea non è nuova. C’è già una startup nostrana, Greenrail, che lavora da anni su elementi fotovoltaici integrati nelle traversine ferroviarie: ha una tecnologia diversa da quella di Sun-Ways, e soprattutto non rimovibile (brutto difetto).
Poi c’è stata una petizione, circolata qualche anno fa, che chiedeva di coprire di pannelli i 30 metri “di rispetto” ai lati di autostrade e ferrovie: sulla carta il 90% del fabbisogno elettrico nazionale. Sulla carta, appunto: perché tra i 1.600 tunnel e i 23.000 viadotti della rete italiana, buona parte di quel tracciato il sole non lo vede nemmeno di striscio.
In questo scenario arriva la proposta di una ferrovia solare firmata da chi in Svizzera un impianto vero l’ha già acceso, non solo promesso su carta.
Cosa manca ancora prima del cantiere
Orizzonte stimato: almeno 2 anni, se tutto procede senza intoppi normativi.
Manca il nome del partner italiano, manca il tratto di binario individuato, manca l’approvazione tecnica che in Svizzera ha richiesto dieci mesi di test. RFI, va detto, non è ancora parte dell’accordo: lo osserva da fuori, tramite un intermediario. I primi a beneficiarne, se il pilota partirà, saranno probabilmente le linee regionali a bassa priorità, quelle dove un esperimento non blocca il traffico pendolari.
Nel 2023 raccontammo il debutto di Sun-Ways, quando il progetto era ancora un rendering. Un anno dopo, a test in corso, tornammo a raccontarlo con l’impianto già attivo e i francesi di SNCF che si affacciavano incuriositi. Oggi tocca all’Italia affacciarsi.
Certo un accordo è un accordo. Vero. Ma tra la firma e il primo pannello di questa nuova ferrovia solare posato tra due rotaie italiane, c’è ancora un bel po’ di spazio da coprire.
Come sempre, vi terrò aggiornati.
