Ogni primavera, con la presentazione della dichiarazione dei redditi, prende forma uno dei meccanismi di finanziamento distribuito più interessanti nel panorama italiano. Si tratta del 5 per mille, che consente a chi compila la dichiarazione di destinare una quota della propria IRPEF, pari allo 0,5 per cento, a enti di ricerca, associazioni e organizzazioni del terzo settore.
Su questa base volontaria si costruisce ogni anno un flusso di risorse considerevole. Per l’anno finanziario 2025 hanno firmato quindici milioni e mezzo di contribuenti, e la destinazione ha prodotto un flusso di 602,5 milioni di euro distribuito tra 95.980 enti, secondo l’elenco pubblicato dall’Agenzia delle Entrate il 21 maggio 2026, l’importo più alto mai registrato e in crescita del 15,2 per cento rispetto all’anno precedente.
Il funzionamento del 5 per mille segue una logica di contribuzione diffusa. La destinazione delle risorse si compone attraverso le scelte di milioni di contribuenti, ciascuna delle quali concorre a formare la somma complessiva. Le firme non convergono verso un traguardo unico, ma si distribuiscono tra ambiti e categorie differenti, dalla ricerca sanitaria al sostegno sociale, e ciascun ente raccoglie le preferenze di chi ne condivide la missione. Questa articolazione definisce la natura dello strumento, che sostiene simultaneamente una pluralità di realtà del terzo settore.
Una scelta che non incide sul bilancio personale
La caratteristica che distingue il 5 per mille da una donazione ordinaria spiega perché costituisca un modello a sé. Il contributo non intacca le disponibilità personali di chi lo destina, dato che si limita a orientare una somma già dovuta al fisco. Questa gratuità apre la partecipazione a chiunque presenti la dichiarazione, indipendentemente dalla capacità di sostenere una donazione in denaro, e affianca al gettito una funzione di indirizzo esercitata direttamente dai cittadini.
I dati mostrano come le preferenze si concentrino in modo marcato. La distribuzione degli importi risulta fortemente asimmetrica: i primi dieci enti raccolgono da soli circa il 28 per cento del totale, mentre la maggioranza delle piccole realtà locali riceve cifre comprese tra poche centinaia e qualche migliaio di euro. Al vertice si collocano le grandi fondazioni di ricerca biomedica, capaci di raccogliere singolarmente decine di milioni. La ricerca scientifica e sanitaria intercetta una porzione consistente del contributo, segnale della fiducia che il pubblico riconosce a chi lavora su malattie, diagnosi e terapie.
Chi finanzia la ricerca quando manca un ritorno economico
Il 5 per mille destinato alla ricerca scientifica rivela la propria utilità soprattutto quando sostiene quegli ambiti che l’industria farmaceutica non riesce a sostenere adeguatamente.
Le malattie genetiche rare rientrano tra queste. Si tratta di patologie causate da alterazioni del patrimonio genetico e caratterizzate da una diffusione molto limitata. Lo sviluppo di farmaci richiede dunque anni di lavoro e investimenti ingenti.
Per sostenere questo tipo di ricerca, è possibile devolvere il 5×1000 a Fondazione Telethon, realtà che dal 1990 contribuisce a finanziare progetti per studiare i meccanismi biologici che determinano l’insorgenza di queste patologie, per favorire lo sviluppo di terapie e accelerare l’iter che porta alla diagnosi.
Dalla firma a risultati di ricerca concreti
Il 5×1000 è una delle forme di finanziamento alla ricerca che permette di ottenere risultati concreti nel tempo: nel caso di Fondazione Telethon avere risorse costanti da investire ha portato a traguardi significativi. Nel dicembre 2025 la Food and Drug Administration statunitense ha approvato Waskyra™, terapia genica per il trattamento della sindrome di Wiskott-Aldrich, una grave immunodeficienza genetica. L’approvazione ha rappresentato un risultato di rilievo: per la prima volta un ente non profit ha portato una terapia dalla ricerca di laboratorio fino all’autorizzazione regolatoria negli Stati Uniti e in Europa, offrendo così ai pazienti e alle loro famiglie prospettive di trattamento durature.
La terapia per la sindrome di Wiskott-Aldrich nasce da decenni di lavoro presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano, un impegno a lungo termine che un orizzonte di breve periodo non avrebbe potuto sostenere.
Il traguardo era stato preceduto da un altro: dal 2023 Fondazione Telethon è responsabile della produzione e distribuzione in Europa di Strimvelis, la terapia genica per l’immunodeficienza ADA-SCID, per scongiurarne il ritiro dal mercato e garantire continuità di accesso ai pazienti. Questi risultati aiutano a comprendere cosa significhi finanziare la ricerca attraverso le scelte di milioni di contribuenti.
Un sostegno da rinnovare ogni anno
A differenza di un versamento una tantum, il 5 per mille produce effetti solo se la scelta viene ripetuta a ogni dichiarazione. Un ente che non compare negli elenchi di un determinato anno non riceve nulla per quell’esercizio, e questa caratteristica incide in modo diretto sulla ricerca, la cui programmazione si sviluppa su orizzonti lunghi e mal si concilia con entrate discontinue. La firma apposta con costanza diventa così la condizione che permette di pianificare studi destinati a durare anni, ben oltre il singolo ciclo dichiarativo.
Quella che a ogni contribuente appare come una decisione di pochi istanti, ripetuta da milioni di persone e rinnovata nel tempo, alimenta un crowdfunding su scala nazionale su cui la ricerca può contare in anticipo. I risultati raggiunti, dalle terapie geniche autorizzate dalle autorità regolatorie fino ai progetti che proseguono lontano dai riflettori, restituiscono la misura di cosa quel canale renda possibile. Il 5 per mille conserva la propria efficacia finché quella scelta continua a ripetersi, dichiarazione dopo dichiarazione.