C’è un gesto che chi ha la psoriasi al cuoio capelluto conosce bene: la mano che corre ai capelli prima di un colloquio, per assestare quello che non si può nascondere del tutto. Placche, forfora (che in realtà non è forfora, vabbè), prurito che non si spegne col cambio di shampoo.
Per anni l’unica strada seria, quando le creme non bastavano più, erano i rimedi iniettabile ogni poche settimane, a vita. Ora Takeda ha messo sul tavolo una pillola per la psoriasi, da prendere una volta al giorno, e i numeri che porta al congresso American Academy of Dermatology Innovation Academy di New York meritano attenzione, con la cautela che ogni fase 3 richiede.
Il farmaco si chiama Zasocitinib, sigla interna TAK-279, ed è un inibitore di TYK2: un enzima che fa parte della catena di segnali infiammatori dietro la psoriasi. In pratica, blocca per 24 ore il segnale che dice alla pelle di infiammarsi e squamarsi. Gli studi LATITUDE PsO 3001 e 3002, su un totale di 1.801 pazienti, hanno misurato l’effetto proprio dove i farmaci di solito arrancano: cuoio capelluto, palmi, piante dei piedi, unghie. Zone piccole, ma sono quelle che rovinano davvero le giornate.
I numeri che Takeda porta a New York
Alla settimana 16, il 77% e il 74% dei pazienti nei due studi ha visto il cuoio capelluto praticamente pulito, contro il 7% e il 13% di chi aveva ricevuto placebo. Per mani e piedi la percentuale sfiora il 70%, contro il 22% e il 10% del placebo. Numeri alti, in un’area dove Otezla di Amgen, il farmaco di confronto scelto per lo studio, si fermava al 42% e al 30%. Detto altrimenti: non solo meglio di niente, ma meglio anche di un farmaco già sul mercato da anni.
Chinwe Ukomadu, a capo dell’area gastrointestinale e infiammazione di Takeda, lo dice senza troppi giri:
“Abbiamo condotto due studi e ottenuto dati di prim’ordine, che mostrano un farmaco che agisce rapidamente ed è duraturo.”

Parole vere, probabilmente. Ma è anche l’unica voce che sentiamo: chi ha stabilito il confronto con Otezla? Takeda. Chi lo ha misurato? Sempre Takeda. Chi lo ha raccontato? Ancora Takeda. A giugno, la stessa azienda aveva già pubblicato un secondo testa a testa, stavolta contro il deucravacitinib di Bristol Myers Squibb (Sotyktu): superiorità statistica su tutti gli endpoint. Due sfide, due vittorie, un solo arbitro: Takeda.
I due studi in breve
Pubblicazione: dati presentati da Takeda all’American Academy of Dermatology Innovation Academy, New York, 15-16 luglio 2026. Studi LATITUDE PsO 3001 (693 partecipanti) e 3002 (1.108 partecipanti), 21 paesi. Fonte: Investing.com.
Cosa manca prima che arrivi in farmacia
Zasocitinib non è ancora approvato da nessuna autorità regolatoria: è un composto sperimentale, e Takeda ha confermato che la domanda alla FDA negli USA arriverà entro la fine dell’anno fiscale.
Nel frattempo, in Italia, chi ha psoriasi da moderata a severa e non risponde alle terapie tradizionali riceve i biologici a carico del Servizio Sanitario Nazionale, con un costo attorno ai 10.500 euro l’anno per paziente, secondo i registri SEFAP. Una pillola quotidiana toglierebbe l’ago, non necessariamente il conto: nessuno ha ancora detto quanto costerà zasocitinib, né se rientrerà in fascia rimborsabile alle stesse condizioni.
Takeda aveva già scommesso forte su questa molecola: l’ha acquisita da Nimbus Therapeutics nel 2022 per 3,7 miliardi di euro (anticipati), perché prevede un fatturato di picco tra 2,8 e 5,5 miliardi di euro l’anno solo tra psoriasi e artrite psoriasica. Numeri che aiutano a capire perché ogni congresso dermatologico da qui in avanti avrà delle slide Takeda, ben prima che un dermatologo fuori dall’azienda possa dire la sua su dati indipendenti.
I tempi veri
Orizzonte stimato: 1-2 anni per un’eventuale approvazione FDA, altri 6 mesi per l’Italia via EMA e contrattazione AIFA sul prezzo.
Il primo giro va a chi già oggi risponde bene ai TYK2-inibitori orali e vuole evitare l’ago: pazienti con forme moderate, non i casi più severi dove i biologici restano lo standard. Il vincolo che ridimensiona tutto è il prezzo di lancio, ancora ignoto: se sarà vicino a quello dei biologici, la pillola cambierà la via di somministrazione, non il conto in tasca.
Una pillola, non ancora una svolta
Come vi scrivevo prima, gli effetti collaterali più comuni ci sono anche qua, in gran parte lievi: infezioni respiratorie, raffreddore, un po’ di acne. Nulla di nuovo rispetto alla fase 2b, dice Takeda, ed è un dettaglio che conta quanto i numeri di efficacia, anche se finisce sempre in fondo al comunicato.
Chissà se anche le altre malattie della pelle prenderanno questa direzione, farmaci orali al posto di creme e iniezioni: il trend sembra tracciato, ma quel passaggio dalla fase 3 alla farmacia di solito richiede più tempo di quanto un comunicato stampa lasci credere.
Per chi ha la psoriasi da anni, il cambio di forma farmaceutica non è un dettaglio tecnico. È la differenza tra ricordarsi un ago in frigorifero e infilare una pastiglia in tasca. Resta da vedere quanto costerà, quando arriverà davvero, e se il sopracciglio alzato dei dermatologi indipendenti dirà la stessa cosa dei comunicati di Takeda.
