Mio nonno aveva un orologio da sub, uno di quelli con la ghiera che gira e il vetro spesso un dito. La batteria gliela cambiava il mitico “Ettoruccio”, l’orologiaio sotto casa (che in realtà era anche fabbro, ferramenta e colorista): ci metteva due minuti, a un costo irrisorio. Nessuno si è mai sognato di dirgli che per farlo doveva essere un tecnico certificato, o che il produttore aveva deciso diversamente. Provate a fare lo stesso con lo smartwatch comprato la settimana scorsa: se riuscite ad aprirlo senza spaccare qualcosa, avete già vinto la giornata.
Dal 2027 l’Unione Europea avrebbe dovuto cambiare le cose con il suo nuovo regolamento sulle batterie: ogni dispositivo elettronico, per legge, avrebbe dovuto avere la batteria sostituibile dall’utente. Una specie di liberazione dal collante e dai saldatori, dopo anni in cui “impermeabile” è diventato sinonimo di “non puoi aprirlo mai”.
Ora sono appena arrivate ben sei nuove categorie di eccezioni a questo regolamento, e la “liberazione” promessa si è già ristretta parecchio. Avevate dubbi?
Chi resta fuori dall’obbligo di batterie sostituibili
Le esenzioni più corpose riguardano i cosiddetti “wet device”: smartwatch, auricolari wireless, casse da esterno. Tutti dispositivi dove, secondo Bruxelles, aprire un vano batteria comprometterebbe la resistenza all’acqua. In altre parole, l’impermeabilità vince sulla riparabilità, punto. Per gli smartphone la formula è diversa e più insidiosa. Sentite qua, sembra di leggere Ionesco: se la batteria mantiene almeno l’83% della capacità originale dopo 500 cicli di ricarica, il produttore può riservare la sostituzione ai soli tecnici professionisti.
Devo tradurre in parole povere? Per chi userà il telefono ogni giorno per anni, niente cacciavite in un cassetto: si torna dal rivenditore.
La soglia dell’83% non è casuale quanto sembra: è, non a caso, il valore che diversi produttori di punta già dichiarano di garantire sui propri modelli di fascia alta. Una norma pensata per imporre uno standard nuovo e più vicino all’utente finale sta finendo per fotografare quello che il mercato offriva già. Ancora una volta, dispiace ripeterlo: avevate dubbi?
Il regolamento in numeri
Fonte: Regolamento UE 2023/1670, entrata in vigore delle regole sulla sostituibilità prevista per il 2027. Testo consultabile su EUR-Lex.
Dati chiave: 6 nuove categorie di esenzione introdotte. Soglia smartphone: 83% di capacità residua dopo 500 cicli di ricarica completa. Sopra quella soglia, sostituzione riservata a tecnici professionisti.
Chi ci guadagna davvero con questa versione della norma?
Premetto che la nuova regola sarà comunque (magra consolazione) meglio di niente. Per dire, e salvo nuove esenzioni, la prossima generazione di console portatili di grandi produttori arriverà con batteria sostituibile sia nell’unità principale che nei controller, dentro l’Unione Europea.
Il punto debole di questo “cavillo” (scusate, ma di istinto non mi vengono altri termini) è proprio l’applicazione pratica. Un produttore può dichiarare la soglia dell’83% sulla scheda tecnica, ma verificarla in laboratorio dopo la vendita è un’altra storia: chi controlla, e con quali conseguenze se il dato dichiarato non regge nel tempo?
Il regolamento fissa il numero. Non dice chi lo misura davvero, né cosa succede se qualcuno lo gonfia. Mi ricorda le emissioni dichiarate da certe case automobilistiche: sapete come è andata, no?
Nel frattempo il tema delle batterie sotto stress reale resta caldo anche fuori dal mondo smartphone, segno che la questione della durata non è mai solo normativa: è chimica, prima ancora che legale.
L’orologio di mio nonno, quello con la ghiera e il vetro spesso, oggi lo tiene mio cugino in un cassetto. Funziona ancora, batteria compresa. Ettoruccio è ancora lì, o forse c’è suo figlio, ma possono cambiare la batteria.
Chissà se tra trent’anni qualcuno racconterà lo stesso di uno smartwatch del 2026.
