Nel 2015, a distanza di una settimana, Nature e Science pubblicarono due lettere che chiedevano la stessa cosa: fermate la ricerca sull’editing genetico degli embrioni umani finché non sarà chiaro cosa comporti davvero. Dieci anni dopo quella tecnologia cura già alcune malattie rare, ed è arrivata dritta nelle domande che i pazienti si fanno prima di un trattamento. È solo uno dei fronti su cui le religioni, nei prossimi decenni, si troveranno a fare i conti con la scienza. Li ripercorriamo uno per uno, dal DNA modificabile alle comunità che si restringono.
1 – Il grande smistamento delle religioni
Il quadro comincia con un numero che a prima vista sembra raccontare un crollo. Un miliardo e novecento milioni di persone nel mondo si dichiarano oggi senza affiliazione religiosa: è un quarto della popolazione globale. Uno studio pubblicato su Nature Communications da un gruppo di Losanna, Oxford e Pew Research Center racconta però una storia più lenta. La secolarizzazione procede in tre passaggi: prima si smette di partecipare, poi la religione conta meno nella vita quotidiana, infine si abbandona anche l’identità, e l’intero processo, generazione dopo generazione, richiede in media quasi duecento anni. Chi sta facendo facili titoli prevedendo il crollo delle religioni descrive un fenomeno lento quanto un ghiacciaio.
Tra quelli che mollano le chiese, poi, non tutti smettono di cercare. Cresce una fascia di persone giovani che tornano a pratiche spirituali personalizzate, ibride, costruite fuori dalle istituzioni tradizionali. In Svizzera una parrocchia ha già sperimentato un confessionale con un avatar generato dall’IA, un esperimento minuscolo ma indicativo di dove la domanda di senso può finire per bussare quando la porta della parrocchia di quartiere resta chiusa.
Il modello di Stolz e colleghi
Pubblicazione: Jörg Stolz, Jean-Philippe Antonietti, Nan Dirk de Graaf, Conrad Hackett, “The three stages of religious decline around the world”, pubblicato su Nature Communications (2025). DOI: 10.1038/s41467-025-62452-z.
2 – Il laboratorio della coscienza
Le tecniche di risonanza magnetica funzionale hanno smesso da tempo di essere solo diagnostica. Oggi mappano che cosa succede nel cervello di chi medita da vent’anni, regione per regione, minuto per minuto, restituendo immagini che fino a poco tempo fa appartenevano solo alla descrizione soggettiva dei monaci stessi. Il passo successivo, ancora sperimentale, punta a indurre elettromagneticamente stati simili a quelli raggiunti con anni di pratica silenziosa. Breve, appunto: una scorciatoia.
Il problema, dicono gli stessi ricercatori del campo, è che accendere uno stato non equivale a costruirlo. La beatitudine indotta assomiglia più a un farmaco che a una trasformazione durevole della persona che la riceve, e la comprensione di sé richiede ancora la partecipazione cosciente di chi la cerca, minuto dopo minuto, senza scorciatoie disponibili. Nessun elettrodo, per ora, sa fare il lavoro al posto tuo. E domani?
3 – L’obbligo morale del DNA
Quando un gene difettoso causa una malattia rara conosciuta e circoscritta, editarlo smette (in teoria) di essere una scelta e comincia ad assomigliare a un dovere. Il primo trattamento CRISPR al mondo, il Casgevy, ha ricevuto il via libera in Gran Bretagna e Stati Uniti nel 2023 e in Europa il 13 febbraio 2024. A due anni da quell’approvazione, le persone che ne hanno effettivamente beneficiato per anemia falciforme o talassemia sono una sessantina in tutto il pianeta, frenate da un problema tecnico che la prossima generazione di terapie proverà a risolvere. La tecnologia esiste, l’autorizzazione pure. Quello che manca, per ora, è la strada che porta dal laboratorio al paziente.
Sulla linea germinale, quella che modifica anche i discendenti, il fronte è ancora più fermo: la modifica resta vietata quasi ovunque nel mondo, e la comunità scientifica non ha raggiunto un consenso nemmeno sull’opportunità di parlarne apertamente. Le religioni che oggi si oppongono per principio alla manipolazione genetica avranno tempo per prepararsi: la Dichiarazione di Ginevra, firmata a inizio 2026, chiede ancora un dibattito pubblico che non è nemmeno cominciato sul serio.
I tempi reali dell’editing genetico
Orizzonte stimato: 1-3 anni per le terapie somatiche già approvate, con accesso ancora frenato dai costi e dai colli di bottiglia produttivi. 15 anni o oltre, forse mai, per l’editing della linea germinale a scopo riproduttivo.
4 – Tempo liberato, o tempo rubato
Se l’automazione continuerà a spostare lavoro umano verso le macchine, la domanda politica vera diventa cosa fare del tempo che si libera, ammesso che si liberi davvero e non finisca semplicemente riassorbito da altro lavoro, magari peggio pagato. Un reddito di base, discusso a intermittenza da più di un decennio senza mai arrivare a una sperimentazione su scala nazionale vera e propria, cambierebbe il calcolo.
La pratica spirituale seria, quella che chiede ore e non dieci minuti prima di dormire, potrebbe smettere di essere un lusso per chi può permetterselo. Le macchine che liberano tempo esistono già. Manca solo chi decide come redistribuirlo, ed è un’ipotesi tutta politica: la tecnologia, qui, ha già fatto la sua parte.
5 – Corpi ibridi, anime intere
Impianti cerebrali e protesi neurali non nascono per la vita spirituale, ma potrebbero finire per attraversarla comunque. Nessuna delle tradizioni religiose maggiori considera necessario un corpo aumentato per la crescita interiore, e alcune lo guardano con sospetto aperto. Il punto delicato non è se useremo questi ammennicoli, ma quanto ci allontaneranno, passo dopo passo, da un percorso evolutivo condiviso con chi non li ha.
Restare vicini alla propria specie, più che diventare sovrumani, potrebbe rivelarsi la vera scommessa dei prossimi decenni.
6 – Cosmologie sotto assedio
Vita sintetica creata in laboratorio, ipotesi di universi multipli, e forme di intelligenza pari o superiore alla nostra ospitate in substrati che non sono biologici: ogni voce di questa lista mette sotto pressione le cosmologie costruite intorno a un pianeta unico e un’umanità al centro del disegno. Ne avevamo scritto anche noi, chiedendoci che cosa resterebbe delle religioni davanti alla conferma di vita extraterrestre: la domanda, cinque anni dopo quell’articolo, resta aperta esattamente come l’avevamo lasciata, perché nel frattempo non è arrivata nessuna conferma (no, i film di Spielberg e le “disclosure” piene di censure non costituiscono prove finali).
Le tradizioni esoteriche, che da sempre immaginano molti mondi e molte forme di coscienza, partono in vantaggio: non devono riscrivere granché, lo avevano già messo in conto.
7 – Il ritorno della comunità piccola
Contro l’idea di cavarsela da soli, con l’ego che insegue una vittoria personale, riemerge il bisogno di comunità piccole, faccia a faccia, sulla stessa scala su cui l’umanità ha vissuto per la quasi totalità della sua storia. Ad Abu Dhabi, in un progetto che avevamo già raccontato nel 2019, una chiesa, una moschea e una sinagoga condividono lo stesso terreno, gli stessi percorsi, persino gli stessi giardini: un esperimento urbanistico prima ancora che teologico, che scommette sulla vicinanza fisica come primo passo verso qualunque altro tipo di vicinanza.
Se non è esattamente così che mi aspetto il futuro, sicuramente è così che me lo auguro.
L’urgenza che non aspetta il 2050
Sullo sfondo di tutti gli scenari precedenti c’è una crisi che non ha bisogno di tecnologie future per manifestarsi, perché è già qui: quella climatica. Nessuna soluzione tecnologica isolata la risolverà da sola, e servirà uno spostamento reale da un’economia competitiva a una più cooperativa. È probabilmente il terreno su cui spiritualità e urgenza pratica si incontreranno prima di tutti gli altri, senza bisogno di aspettare il 2050 per vedere chi aveva ragione.
Le due lettere del 2015 chiedevano cautela, e in parte l’hanno ottenuta: la linea germinale resta bloccata quasi ovunque. Restano da capire quali di questi otto scenari le religioni sceglieranno di attraversare per prime, e quali eviteranno fino all’ultimo. Questo, perdonatemi, non potete chiederlo a me: io non sono né prete né teologo, sono solo uno che legge troppe fonti di informazione.