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Tecnologia

La stretta USA sull’IA di frontiera scatena lo tsunami open source

Il governo americano voleva blindare l'IA di frontiera, ma ha regalato terreno all'open source e a chi lo scarica gratis.

A dramatic digital illustration depicting a massive wave shaped like flowing open-source code and data streams crashing over a fragmented, locked padlock structure representing closed AI systems. In the foreground, a lone figure at a music production workstation stares at a dark, blank screen — the AI interface suddenly gone offline. The background shows a geopolitical map silhouette with glowing nodes representing global AI model networks, some dimming out while others — particularly in Asia and Europe — flare brightly. The color palette contrasts cold institutional blues and grays for the locked systems against warm amber and gold tones for the open-source wave. The atmosphere is tense yet dynamic, evoking a turning point moment in technology history. Cinematic editorial style, high detail, moody lighting.

Haitham Mengad, co-fondatore di Stems Labs, stava componendo musica con l’aiuto di un modello IA quando, da un giorno all’altro, quel modello è sparito. Puff, come se non fosse mai esistito, e lui è rimasto con un cerino in mano (Gen Z, scusate per la parola “cerino”, poi vi spiego). Mengad racconta di aver capito solo in quel momento quanto ci si può affezionare a uno strumento del genere: quasi una droga, dice. Il modello si chiamava Fable, di Anthropic: avete presente?

L’amministrazione Trump, ve ne ho parlato, aveva ordinato ad Anthropic di impedire l’accesso ai suoi modelli più potenti, Mythos 5 e Fable 5, a chiunque non fosse cittadino statunitense. Di fronte alla complessità di verificare ogni singolo utente, l’azienda ha scelto la scorciatoia più drastica: ha staccato la spina a tutti, ovunque. Pochi giorni dopo, OpenAI ha accettato un’altra soluzione lasciando che sia il governo ad approvare ogni singolo cliente del suo nuovo GPT-5.6. È stato l’inizio (ufficioso? Ufficiale?) dell’era dell’AI di fatto “chiusa” a controllo statale.

Quando il modello chiuso ti abbandona, resta l’open source

Oren Michels, co-fondatore e CEO di Barndoor AI, la mette in termini semplici: se tutto quello che costruisci dipende da un unico modello di frontiera, hai costruito qualcosa di fragile, pronto a smettere di funzionare da un momento all’altro.

Per questo esiste l’open source: modelli i cui file vengono rilasciati a chiunque, scaricabili, modificabili, eseguibili sul proprio hardware. Una volta fuori, nessuno, nemmeno l’azienda che li ha creati, può più ritirarli.

La direzione, peraltro, era già segnata prima del blocco: mantenere un abbonamento a un’IA chiusa costa sempre di più, e nel frattempo aziende come la cinese DeepSeek hanno dimostrato che un modello aperto può reggere il confronto con i giganti. Più o meno negli stessi giorni della sospensione di Fable, Zhipu AI ha rilasciato GLM-5.2, scaricabile e allenabile gratis su server aziendali propri: ha un prezzo (spoiler: zero euro) che può mettere pressione su chiunque venda accessi a pagamento.

Lo spostamento in cifre

Fonte: OpenRouter, piattaforma che smista le richieste tra i diversi modelli IA disponibili sul mercato.

Dati chiave: la quota combinata di Google, Anthropic e OpenAI è scesa dal 55% al 33% tra gennaio e giugno 2026. Il traffico spostato ha un nome preciso: DeepSeek, oggi in testa con un margine netto su tutti i modelli aperti concorrenti.

Michels mostra una prospettiva chiarissima: un anno e mezzo fa un’azienda poteva dire di aver puntato tutto su Anthropic o su OpenAI, oggi nessuno si affida più a un solo fornitore. In Occidente, quasi tutti fanno resistenza a questa idea tranne la francese Mistral, che sull’open source ha costruito un’identità; Meta, che un tempo ne era la bandiera (me le ricordo, le “bandiere” di Meta), ha fatto marcia indietro.

La paura della Cina si sta sgonfiando un po’

Sul rischio geopolitico dei modelli cinesi, Mengad non usa giri di parole: non ci crede, e liquida le preoccupazioni come più psicologiche che razionali. Il ragionamento tecnico regge (in astratto): una volta scaricato un modello aperto e fatto girare sul proprio hardware, chi l’ha costruito, cinese o no, non ha più accesso ai tuoi dati né controllo su come li usi.

È il rovescio esatto di quello che è appena successo con Fable: lì il controllo restava sempre in mano a chi l’aveva creato, e infatti bastato un ordine dall’alto per spegnerlo ovunque nel mondo.

Proprio qui la storia si morde la coda. Ethan Mollick, docente alla University of Pennsylvania, avverte che se i modelli di livello Mythos vengono considerati un rischio, raggiungendo quel livello prima o poi anche la Cina vorrà tenerli chiusi. Non solo Washington, quindi: ogni governo che si trovi a gestire un’IA abbastanza potente potrebbe finire per volerla blindare, open source compreso. Il paradosso è servito: la stretta che oggi fa correre l’open source potrebbe, domani, essere il motivo per cui anche l’open source smette di esserlo.

Per ora, però, il vento soffia in un’unica direzione. E chi ci ha rimesso le penne per primo, come Mengad, l’ha imparato all’istante da un modello che una mattina non rispondeva più.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn