Nel cassetto del comodino, sotto le chiavi della mia vecchia casa che non uso più, c’è un Nokia 3310 blu che è sopravvissuto a tre traslochi. Non lo tengo lì per nostalgia, ma perché ogni tanto, la sera, ho una voglia matta di riaccenderlo e lasciare l’altro spento fino al mattino. Non l’ho mai fatto.
Un designer belga e uno studio che si fa chiamare Wild Mind hanno preso sul serio quella tentazione a metà. Il risultato è un telefono modulare pensato apposta per essere smontato: una parte essenziale che serve a chiamare e scrivere messaggi, con lo spazio giusto per leggere due pagine prima di dormire; l’altra, più pesante, con tutto il resto dentro.
Lo chiamano Twin Phone, e l’idea dichiarata è togliere all’utente la scusa del “non ho scelta, è tutto lì dentro”.

Come funziona il telefono modulare, sulla carta
Il pezzo piccolo, quello che si porta addosso quando si esce a correre o a cena, ha uno schermo e-ink, lo stesso inchiostro elettronico dei lettori di ebook: si legge anche sotto il sole e non prosciuga la batteria in un pomeriggio, e fa il minimo indispensabile. Telefonate, messaggi, mappe, e qualche libro digitale. Il pezzo grande fa da batteria e da aggancio, si incastra dietro al primo e restituisce fotocamera, connessione piena, e tutto ciò che una giornata di lavoro normale richiede.
La “carcassa” è tutta in plastica riciclata, e i colori sono pensati per un pubblico giovane: blu, arancione, viola e verde militare. Le viti sul retro permettono di cambiare la batteria da soli, senza passare dall’assistenza tecnica. L’idea di fondo, dicono i designer, è lasciare il modulo pesante nell’armadio quando si esce per un pomeriggio, un po’ come si farebbe con un caricabatterie che non serve portarsi dietro.

Il telefono modulare che ancora non esiste
Chi segue Futuro Prossimo da un po’ lo sa: nel 2013 vi ho parlato del telefono a pezzi di Motorola come una svolta quasi dietro l’angolo, un ecosistema aperto capace di sostituire un componente alla volta invece dell’intero apparecchio ogni due anni. Google chiuse il progetto nel 2016, senza vendere un solo esemplare. Ora, il Twin Phone di Wild Mind nasce nello stesso genere di entusiasmo: nessuna azienda dietro, nessun prototipo funzionante, un rendering e un comunicato stampa. La distanza tra disegnarlo e comprarlo è, per ora, tutta la distanza che conta.
Nel frattempo la scienza continua a confermare i meccanismi da dipendenza dello smartphone, mentre la Finlandia ha scelto la strada opposta e ha vietato i telefoni a scuola per decreto.
Le app per la disciplina digitale esistono già da anni, e nessuno sa con certezza se funzionino davvero: un ammennicolo che si smonta in due promette la stessa cosa in forma di hardware, ma la promessa resta sulla carta finché qualcuno non lo produce sul serio.
La differenza fra tenerlo in tasca e usarlo davvero, comunque vada, non la deciderà la plastica riciclata.

Il progetto in breve
Chi c’è dietro: Wild Mind, alias del designer Fadi Alagi, e Olivier Verbeke, un concept indipendente presentato a giugno 2026, nessuna azienda produttrice coinvolta.
Come è fatto: due moduli agganciabili in plastica riciclata, display e-ink sul modulo essenziale, batteria sostituibile con un cacciavite qualunque, attacco per tracolla integrato nella vite posteriore.
Quanto manca, ammesso che arrivi
Orizzonte stimato: incerto, forse mai. Nessun produttore lo ha preso in carico, e i tentativi seri di modularità, Ara su tutti, si sono fermati proprio nel passaggio dal concept alla linea di produzione, dove il calcolo industriale smonta più idee di quante ne costruisca.
A trarne vantaggio, se mai uscisse dai rendering, sarebbero prima gli early adopter disposti a pagare un sovrapprezzo per un gadget di nicchia, poi forse chi cerca un telefono più semplice per i figli. Il vero limite è la domanda: nessuno ha ancora dimostrato che un mercato enorme voglia comprare mezzo telefono per usarne meno, invece di scaricare l’ennesima app e promettersi di usarla questa volta sul serio.
Il Nokia nel cassetto, probabilmente, resterà lì. Il telefono modulare ha un design onesto e una logica sensata: il problema è che la disciplina si allena nella testa, un muscolo che nessun cacciavite può sostituire.
Ogni sera scelgo io se riaccenderlo, e ogni sera trovo un buon motivo per non farlo. La disciplina non si vende in due pezzi di plastica riciclata.
