Sarò breve: oggi vi parlo di un telefono modulare che sfrutta un sacco di aggeggi, e nasce con una filosofia precisa. Ogni modulo, dice l’azienda, pesa quanto una moneta da due euro e si aggancia con quattro pin magnetici: lo tiri via, ne infili un altro, ci metti un secondo. Sul primo c’è la tastiera col T9 di vent’anni fa, sul secondo una QWERTY con due lettere per tasto, sul terzo un pad da controller retro, sul quarto una ghiera che ricorda quella dell’iPod. Sopra, sulla stessa scocca, uno schermo touch da 2,8 pollici e una batteria che dura giorni.
Si chiama Sidephone SP-01, l’hanno fatto in due, costa 299 dollari e quello che conta (vi dicevo all’inizio) è la promessa. Quella di sempre, peraltro, in questa nicchia di prodotto: aiutarti a staccare gli occhi dallo schermo. Solo che qui, invece di limitarti via software con l’ennesima app che ti ricorda quanto tempo hai perso, ti mettono davanti un ostacolo fisico. Per fare una cosa, prima devi scegliere il modulo giusto: e scegliere costa attenzione. Scegliere, dico di più, è già fare di nuovo palestra con la mente.
Un Android che non fa finta di essere un Android
Sotto la scocca del Sidephone gira una versione base di Android, quella open source. Nuda, assoluta, senza Google Play e senza servizi Google. Le app installate di partenza sono nove: chiamate, SMS, fotocamera (da 13 megapixel), file, foto, mappe, WhatsApp, calendario, note. Cristo, neanche Snake. E si aggiungono da blocchi preconfezionati che scarichi scansionando un QR code sul sito del produttore. Niente store aperto, niente installazioni libere.
Puoi metterci TikTok, se proprio ci tieni. Ma dovrai farlo arrivare sul telefono passando da un processo tortuoso, e poi scrollarlo su uno schermo che sembra la finestra di un francobollo. Sidephone è un telefono modulare per chi vuole di meno, non per chi vuole tutto.

I moduli, uno per ogni cosa
Il modulo T9 è quello standard, ed è incluso nel prezzo: il resto va comprato a parte, 29 dollari per modulo. La tastiera QWERTY compatta piacerà a chi ha memoria muscolare del BlackBerry, con due lettere per tasto. Il pad da controller serve per giochi essenziali e emulatori retro. La ghiera stile iPod fa da menu di scelta rapida per le app che usi di più. Ogni modulo ha un pulsante configurabile che si rimappa app per app, per gli smanettoni.
Il Sidephone in cifre
Prezzo di partenza: 299 dollari con modulo T9 incluso; ogni modulo aggiuntivo (QWERTY, gamepad, ghiera) costa 29 dollari. Hardware: schermo touch 2,8″, fotocamera posteriore da 13 megapixel, batteria 2.000 mAh, connettori magnetici a quattro pin. Software: Android open source senza Google Play, 9 app preinstallate, altre installabili tramite pack via QR code. Produttore: team di due persone (sidephone.com). Ordini: aperti sul sito.
La cosa che non torna con l’idea di libertà
C’è un piccolo cortocircuito che il vostro amico Gianluca qui presente ritiene di aver rilevato. Quale? Beh, un telefono modulare venduto come strumento di autonomia, che però ti lega a un ecosistema chiuso: pack di app scaricabili solo dal sito ufficiale, moduli acquistabili solo dallo stesso venditore, aggiornamenti software concentrati nelle mani di due persone. La libertà dal Play Store diventa dipendenza dallo shop del produttore. Non è drammatico, ma è utile saperlo prima.
C’è anche il tema fotocamera: gli scatti da 13 megapixel escono opachi. Manca il jack cuffie in una scocca già spessa, manca lo slot microSD.
Del resto, chiudere le distanze con lo smartphone come lo conosciamo oggi è un problema che si sta ponendo mezzo pianeta: la Finlandia lo tira fuori dalle aule, altri cercano di misurarne il costo psichico. Il Sidephone prova la strada opposta a quella del blocco software: aggiungere frizione hardware. Un modulo per ogni gesto, e ogni gesto che chiede il suo modulo.
È la libertà o un nuovo, piccolo, scomodo inferno?
Quanto durerà l’esperimento
Orizzonte stimato: 2-4 anni per capire se il progetto tiene, o se resta il giocattolo di una nicchia. I precedenti non aiutano: il modulare Ara di Motorola morì prima di uscire, l’Essential Phone di Andy Rubin durò due anni. Un team di due persone senza ecosistema alle spalle deve reggere richieste di supporto, aggiornamenti Android, magazzino ricambi.
Chi lo comprerà per primo: nostalgici del tastierino fisico, sviluppatori curiosi, genitori che vogliono un primo telefono per adolescenti senza social. Chi lo eviterà: chiunque abbia bisogno di una fotocamera decente o di banking app affidabili.
