Sapete perché il pollice ha più gradi di libertà delle altre dita, nelle mani robotiche appena presentate da 1X? Perché rispecchia la scelta fatta dall’evoluzione sulla mano umana, dove il pollice fa da solo buona parte del lavoro di presa. Distribuire i giunti in modo uniforme, come si fa di solito in robotica, avrebbe ignorato proprio il dito che conta di più. È per questo che le nuove mani robotiche di NEO copiano questa asimmetria.
Bene, l’articolo praticamente è finito: potete andare (no, scherzo, c’è ancora da dire). Si, perché il risultato dichiarato da 1X, l’azienda norvegese dietro il robot umanoide NEO, è 25 gradi di libertà: 22 nelle dita e nel palmo, 3 al polso. Tutti con il loro bravo attuatore, tutti attivi in tempo reale. Quella cifra si traduce in un sistema di tendini con rapporti di riduzione davvero bassi: circa 5:1, contro i 100:1 o 200:1 tipici del settore. Il vantaggio è semplice. Il robot percepisce quanto forte sta stringendo un oggetto senza affidarsi solo a sensori esterni. Più il rapporto è basso, più la forza di contatto torna indietro fino al motore: la mano, in pratica, “sente” sul serio quello che tocca, invece di limitarsi a eseguire un comando.
Cosa cambia rispetto a una pinza industriale
Nei video diffusi da 1X, NEO monta pezzi LEGO, avvita viti, versa il tè, raccoglie una moneta da terra, regge un bicchiere di vino e stacca acini da un grappolo senza schiacciarli. Gesti banali, per un essere umano: diventano complicati non appena si prova a farli fare a un braccio robotico qualunque, perché la differenza sta nella sensibilità tattile distribuita su punta delle dita e superficie del palmo: pressione, posizione del contatto, scivolamento, tutto misurato in tempo reale.
Se un oggetto sta per sfuggire dalla presa, questo robot lo avverte, anzi mi ripeto: lo sente prima di lasciarlo cadere.
Dar Sleeper, uno degli ingegneri capo di 1X, ha raccontato a Forbes un dettaglio che il comunicato ufficiale dell’azienda cita solo di sfuggita:
“la maggior parte delle mani robotiche dichiara 22 gradi di libertà, ma molti di quei giunti sono passivi, a molla.”
Ed è una cosa che fa tutta la differenza del mondo: Può significare una mano che si muove ma non sente nulla, con rapporti di riduzione così alti da azzerare qualunque segnale di forza prima che arrivi al motore. Una mano, per usare le sue parole, effettivamente muta. E invece NEO guardate un po’ qua…
I numeri dietro la presa
Fonte: annuncio ufficiale 1X, “NEO’s Hands: An API to the Physical World”, pubblicato su 1x.tech (9 luglio 2026).
Dati chiave: coppia di picco 3,5 Nm al pollice, 2,6 Nm alle nocche delle dita. Forza di flessione fino a 45 newton sui polpastrelli, 17,75 Nm al polso. Precisione di posizionamento ±0,2 mm. Mani impermeabili IP68, materiali a contatto alimentare, testate per milioni di cicli.
La produzione è già partita in fabbrica
Quando 1x aprì il preordine di NEO, nell’ottobre 2025, il robot veniva presentato come elettrodomestico di prossima generazione, prezzo incluso. Da allora la produzione è partita davvero, in una fabbrica in California. Questa nuova generazione di mani nasce già pensata i modelli che usciranno dallo stabilimento. 1X dichiara una capacità produttiva fino a diecimila unità quest’anno: quasi tutto costruito internamente (motori, tendini, elettronica, pelle sintetica e altro). La domanda che mi facevo l’anno scorso fa era se un robot del genere sarebbe mai arrivato oltre il video dimostrativo.
Oggi la risposta è parziale: sì, ma bisognerà vedere quando queste mani davvero capaci di sentire finiranno in una casa vera, e non nelle catene di montaggio.
Quanto manca davvero al robot in salotto
Orizzonte stimato: almeno 2-4 anni per una diffusione che superi quella dei primi pionieri.
La mano, a questo punto, ha smesso di essere il collo di bottiglia. Persino 1X lo ammette, spostando l’attenzione dall’hardware ai dati di addestramento necessari a insegnare al robot come usare questa nuova sensibilità.
Il pollice opponibile è il nostro segreto di Pulcinella: spiega perché riusciamo a scrivere, cucire, mettere il sale nell’insalata o tenere in mano un uovo senza romperlo. Costruire mani robotiche che replicano sul serio questi gesti, sentendo davvero quello che stringono, è un problema di ingegneria più vecchio della robotica stessa.
NEO sembra aver abbattuto questo muro, ma io lo aspetto al varco: voglio di più che una dimostrazione.