A Sydney, Mat Santamouris studia da anni come si tengono fresche le case senza far esplodere la bolletta elettrica del pianeta. Insieme alla collega Konstantina Vasilakopoulou, ha appena pubblicato su Nature Reviews Clean Technology un lavoro che dice una cosa quasi scomoda: comprare più condizionatori non è la soluzione al caldo che arriva, è solo un cerotto che alla lunga ci costerà sempre di più.
Il punto di partenza è semplice. L’aria condizionata salva vite ogni estate, e Santamouris lo dice chiaro: senza, moriremmo di più durante le ondate di calore. Ma il condizionatore ha un difetto strutturale che nessuno spot pubblicitario racconta: butta fuori il calore che toglie da dentro.
Ogni unità installata rende la strada, il quartiere, la città un po’ più calda di prima. Un cane che si morde la coda, solo che il cane è il pianeta e la coda ce la mordiamo tutti.
Quanto pesa davvero il condizionatore sul pianeta
Il raffrescamento degli edifici vale oggi quasi il 10% dei consumi elettrici mondiali. In termini di emissioni climalteranti, il condizionatore da solo pesa per circa il 7% del totale globale, tra elettricità necessaria a farlo girare e i gas refrigeranti che perde nel tempo, gli idrofluorocarburi, che scaldano l’atmosfera più della CO2 a parità di quantità. Un numero che sembra già enorme, finché non lo confronti col ritmo di vendita: dieci condizionatori nuovi ogni secondo, giorno e notte, festivi compresi.
Moltiplicate quel ritmo per i prossimi 25 anni e arrivate a 5,6 miliardi di unità residenziali attive nel 2050, quasi il doppio di oggi. Vasilakopoulou e Santamouris non stanno dicendo di smettere di comprarli: stanno dicendo che se l’unica strategia resta “più condizionatori per tutti”, la rete elettrica non regge, le città si scaldano ancora di più, e il problema che vogliamo risolvere peggiora (di parecchio, anche) mentre proviamo a risolverlo.
Il lavoro di Santamouris e Vasilakopoulou
Pubblicazione: Matthaios Santamouris, Konstantina Vasilakopoulou, “Passive cooling for the built environment”, pubblicato su Nature Reviews Clean Technology (2026). DOI: 10.1038/s44359-026-00177-y.
Le alternative al condizionatore che già esistono
C’è un intero catalogo di alternative che già funzionano: alcune sperimentali, altre da anni sul mercato ma ignorate perché costano di più all’inizio.
Quali? Beh, ad esempio materiali radiativi che rispediscono il calore verso il cielo notturno, superfici evaporative, vernici bianche capaci di riflettere il 98% della luce solare invece di assorbirla.
Ne parlavamo già nel 2023, quando sembrava una curiosità da laboratorio: oggi questa “collezione” di soluzioni entra in una revisione scientifica come tecnologia da mettere in produzione su scala.
Giusto l’anno scorso abbiamo raccontato anche di una vernice che suda per raffreddare la casa: la stessa logica, evaporazione più riflessione, torna qui come uno dei filoni più promettenti. Il paradosso è che gran parte di queste soluzioni non richiede innovazioni incredibili, ma solo “semplice” architettura fatta bene: schermature esterne, ventilazione intelligente e soprattutto materiali giusti scelti prima di versare il cemento. Il raffreddamento senza elettricità che sperimentavano nel 2021 in un laboratorio saudita, per dire, oggi è quasi mainstream.
Vabbè, dirà qualcuno: bello in teoria, ma chi si fida a costruire una casa contando su vernici e schermature invece che su un bel condizionatore acceso? Il punto è proprio questo, dice Santamouris: non è una scelta tra le due cose. È mettere la tecnologia passiva come prima linea di difesa, e il condizionatore come rinforzo per i giorni davvero estremi, non come unica strategia a partire dai primi caldi di maggio.
I tempi reali
Orizzonte stimato: almeno 5 anni per un’adozione diffusa nei nuovi edifici, molto di più per il patrimonio già esistente.
Come detto, la tecnologia in gran parte esiste già e costa poco più dei materiali tradizionali. Il problema è chi decide come si costruisce oggi: normative edilizie, incentivi, e la pigrizia di chi progetta pensando al clima di trent’anni fa.
I primi a beneficiarne saranno gli edifici pubblici nei paesi che aggiornano le norme in fretta, i condomini italiani costruiti negli anni Sessanta aspetteranno probabilmente più a lungo di tutti.
Gli edifici che stiamo costruendo adesso staranno in piedi ben oltre il 2050. Progettarli ancora per il clima di ieri, quando quello di domani è già scritto nei dati, è la parte silenziosa e più costosa di questa storia. Il condizionatore, quello vero, quello acceso in salotto, continuerà a salvarci le estati: solo che da solo, a un certo punto, non basterà più.