Quanti alberi veri (quelli che fanno ombra sul serio, non un cespuglio decorativo davanti a un centro commerciale) avete tra il portone di casa e il primo incrocio? Un ricercatore australiano ha provato a rispondere non per un quartiere, ma per 5,5 milioni di edifici sparsi in 25 città europee. E la risposta, ve lo assicuro, non vi piacerà nemmeno un po’.
Lo studio porta la firma di Thami Croeser, del RMIT di Melbourne, ed è stato appena pubblicato su Nature Communications. Croeser ha mappato la copertura arborea entro 60 metri da ogni edificio in Francia, Spagna, Italia, Germania, Portogallo, Grecia e Regno Unito.
Sessanta metri non è un numero a caso: oltre quella distanza, dice la letteratura sul raffrescamento urbano, l’ombra smette di funzionare. Più in là un albero resta un albero, bello da guardare, ma inutile quando l’asfalto sotto casa scotta.
Il numero che pesa: 84%
Più di quattro edifici su cinque, in queste 25 metropoli, restano sotto la soglia del 30% di copertura arborea vicina considerata necessaria per un raffrescamento reale.
Colonia e Amburgo in Germania se la cavano meglio, con quasi la metà degli edifici sopra soglia; Nizza segue a ruota, aiutata dal verde collinare. Da lì il quadro peggiora in fretta, fino a Siviglia, dove il 98% degli edifici resta sotto soglia. E infatti, nelle giornate più calde, a Siviglia si va arrosto. “Quando arriva il caldo estremo, un parco alberato a tre isolati di distanza è troppo lontano per aiutare un condominio circondato da asfalto rovente,” dice Croeser.
Il caldo, per chi lo subisce sempre più spesso, non si misura in percentuali nazionali. Si misura in metri.
La densità non è il colpevole
Qui lo studio smonta un’idea data per scontata: “più una città è densa, più fa caldo”. Confrontando quartieri con densità abitativa simile, Croeser misura scarti fino a 10°C tra zone con chioma adeguata e zone senza. A Parigi la differenza sale a 10,5°C, a Birmingham è a 6,6°C. Dense sì, ma non per forza roventi: bastano gli alberi giusti, piantati dove servono, lasciati crescere abbastanza a lungo da diventare grandi davvero.
Curiosità (forse sono malpensante, ma me l’aspettavo): nei quartieri più poveri fa più caldo: dove i dati sul reddito erano disponibili, la copertura arborea risulta sistematicamente più bassa e le temperature superficiali più alte. Chi ha meno risorse per adattarsi (condizionatori compresi: si, c’ è anche chi non può permetterseli) si ritrova anche a portare il peso maggiore del clima.
Non è una coincidenza climatica: è una scelta urbanistica presa decenni fa, e oggi si paga con gli interessi.
La mappatura di Croeser, in cifre
Pubblicazione: Thami Croeser et al., “Urban forestry for cooler cities faces three critical hurdles”, pubblicato su Nature Communications (2026). DOI: 10.1038/s41467-026-70723-6.
Dati chiave: 5,5 milioni di edifici mappati in 25 città di 7 Paesi europei; soglia di riferimento 30% di copertura arborea entro 60 metri; scarto fino a 10°C tra quartieri comparabili con e senza chioma adeguata.
Cosa serve, e cosa non basta
Croeser indica tre priorità concrete: Piantare vicino a dove le persone vivono e lavorano, garantire terreno e acqua a sufficienza per crescere, e proteggere le chiome mature già esistenti. Un albero appena piantato non farà ombra utile per 15 o 20 anni: gli alberi che raffrescano le città oggi sono stati messi a dimora decenni fa, spesso da amministrazioni che non ne avrebbero mai visto i frutti. Siamo ancora (e sempre) indignati per il taglio degli alberi nei centri storici italiani: letto insieme a questa mappa, quel taglio smette di essere un fatto locale e diventa la controprova esatta di una tendenza che dobbiamo invertire a tutti i costi.
Altrove si è provato a inseguire il problema con la tecnologia invece che con la biologia: dalla vernice riflettente sull’asfalto di Los Angeles ai gadget anti-calore giapponesi. Funzionano solo in parte: sono toppe su un problema che l’ombra risolverebbe senza consumare un solo watt, se solo ci fosse.
Quanto ci vuole, davvero
Orizzonte stimato: 15-20 anni prima che un albero piantato oggi dia ombra utile; nel frattempo, zero soluzioni rapide reali.
Chi beneficia per primo sono i quartieri che già hanno chioma matura e budget comunali per proteggerla, non quelli che ne avrebbero più bisogno.
Ripetiamolo insieme: quando arriva un’ondata di calore, avere un parco a tre isolati di distanza non serve a niente. La mappa di Croeser lo mette nero su bianco, edificio per edificio.
Il resto (quanti di quei quattro su cinque cittadini di queste 25 città europee vedranno un albero prima della prossima estate rovente) è un conto che nessuna mappa può ancora chiudere.