Mallory Harris stava scorrendo otto anni di dati raccolti dal telescopio TESS quando si è imbattuta in una curva di luminosità che non doveva essere lì. Non era un transito, o la firma familiare di un pianeta che oscura la sua stella per qualche ora. Era qualcosa di più raro: la firma di un evento di microlensing gravitazionale, cioè luce piegata dallo spaziotempo di un’altra stella, a distanze che il telescopio della NASA non era mai stato pensato per misurare.
Harris è dottoranda all’University of New Mexico. Il fenomeno sfrutta un effetto previsto da Einstein: quando una stella passa davanti a un’altra più lontana, la sua massa curva lo spazio circostante e amplifica per un momento la luce dell’oggetto sullo sfondo. Se la stella in primo piano ha un pianeta, quell’amplificazione produce un secondo, minuscolo picco dentro il primo.
Il microlensing gravitazionale e i transiti
TESS, come detto, va a caccia di pianeti con il metodo dei transiti. In pratica, monitora migliaia di stelle in cerca di cali di luminosità periodici, un lavoro certosino. Il microlensing è l’opposto, un evento più unico che raro, impossibile da prevedere, che richiede l’allineamento casuale di due stelle viste dalla Terra. Quando TESS è stato lanciato, nessuno lo considerava adatto a intercettarlo.
Il primo indizio lo ha fornito Gaia, il telescopio ormai in pensione dell’ESA, che ha segnalato l’evento (etichettato come Gaia23bra) agli astronomi di tutto il mondo.
I suoi dati, però, erano troppo radi per confermare un pianeta: la copertura temporale non bastava. TESS, per pura coincidenza, stava osservando la stessa regione di cielo lungo il piano galattico, e la sua cadenza più fitta ha mostrato l’increspatura in più che tradiva un secondo corpo.
“TESS ha osservato il cielo per quasi otto anni e ha monitorato ripetutamente regioni lungo il piano galattico, dove si trova questo sistema”, ha dichiarato Harris. “Nonostante questa copertura estesa, Gaia23bra b rappresenta il primo pianeta da microlensing scoperto in modo definitivo usando dati TESS.”
Cosa c’è, davvero, in quell’increspatura
Il pianeta, Gaia23bra b, ha una massa stimata di 1,63 volte quella di Giove e orbita intorno ad una stella arancione con l’80% della massa del Sole, a una distanza paragonabile a quella tra Giove e il Sole stesso.
Sono numeri che il metodo dei transiti non avrebbe mai potuto darci con questa precisione, perché il microlensing restituisce masse e distanze orbitali dirette, non stime ricavate da modelli.
È qui che il caso smette di essere un aneddoto. TESS ha otto anni di osservazioni continue sul piano galattico. Se un evento di microlensing è passato inosservato in mezzo a migliaia di curve di luce scartate come rumore, quante altre se ne saranno perse? Harris e la collega Diana Dragomir ritengono che Gaia23bra b non sia un’eccezione isolata, ma il primo caso trovato di una popolazione mai cercata prima in quei dati.
Lo studio
Pubblicazione: M. Harris et al., “Gaia23bra b: A Microlensing Planet Detected by TESS”, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters (2026).
Un telescopio che ha imparato un secondo mestiere
Nel 2021 abbiamo raccontato la scoperta di quello che sembrava il primo pianeta in orbita attorno a un sistema di tre stelle. Un’altra configurazione che gli strumenti dell’epoca non erano stati progettati per catturare con certezza.
Gaia23bra b appartiene alla stessa famiglia: scoperte che gli strumenti fanno per conto proprio, oltre il progetto originale con cui sono stati costruiti. Il telescopio James Webb, dal canto suo, ha già dimostrato che uno strumento pensato per una cosa finisce per rivelarne altre, semplicemente perché guarda più a lungo di quanto chiunque avesse previsto.
Secondo lo studio, transiti e microlensing sono metodi complementari più che alternativi: i primi danno la dimensione del pianeta, i secondi la massa e la distanza orbitale, e insieme raccontano un pianeta che nessuno dei due, da solo, potrebbe descrivere per intero. Vale anche fuori dall’astronomia: gli strumenti costruiti per una cosa raccontano, se li lasci lavorare abbastanza, storie che nessuno aveva messo in conto di ascoltare.
Otto anni di dati erano già lì, a disposizione: è bastato qualcuno che si fermasse a guardarli con la domanda sbagliata in testa. E se il prossimo microlensing gravitazionale fosse già archiviato, in attesa solo di essere notato?