Una scatola di atorvastatina generica, in farmacia, costa meno di sei euro al mese: è il farmaco più prescritto della storia dopo l’aspirina, e da trent’anni fa una cosa sola. Cosa? Convince il fegato a produrre meno colesterolo, così quello in circolo scende, e a milioni di persone rimanda l’infarto di parecchio. Il suo mestiere lo fa bene, insomma.
Quello che invece non fa, e non ha mai fatto, è entrare nelle cellule delle arterie dove il grasso si è già annidato per togliercelo, e proprio su questa cosa che le statine non hanno mai saputo fare una piccola azienda del Tennessee dice di aver trovato il modo, tanto che la FDA la scorsa settimana le ha aperto una corsia accelerata per provarci in clinica.
L’azienda si chiama Repair Biotechnologies. Il farmaco è REP-0003, un mRNA che punta al colesterolo libero intracellulare: quello che, quando si accumula, avvelena la cellula e alimenta la crescita della placca. La designazione appena ricevuta è Rare Disease Evidence Principles, una corsia semplificata per le malattie rare: in questo caso è l’ipercolesterolemia familiare omozigote, HoFH per gli addetti ai lavori. È una sindrome che fa nascere bambini con un colesterolo LDL da paziente cardiopatico, e a undici anni hanno le arterie di un cinquantenne.
Perché proprio l’HoFH?
Perché è una condizione con acciacchi rari e drammatici insieme. Conta pochi pazienti al mondo, e per giunta bambini: cose che per la FDA sono un viatico importante per accettare studi più piccoli.
Reason, il fondatore di Repair Biotechnologies (si firma solo così, e pare un santone: perdonatemi il pregiudizio, magari è solo un poco eccentrico) lo dice apertamente: l’HoFH è “un primo bersaglio più semplice della media”, tanto per motivi regolatori quanto per una biochimica particolare emersa strada facendo.
La sfida vera arriva dopo, e sta nel dimostrare che l’accumulo di colesterolo dentro le cellule vale come bersaglio anche per altre malattie legate all’età: fegato grasso, retina, cervello, cuore in generale, cioè grossomodo dove sta buona parte della medicina moderna. Se la porta laterale regge, poi si apre un mondo.
Il dato che tiene su tutto (ma non ancora sugli uomini)
L’evidenza forte, per ora, arriva dai topi. Solo dai topi, sottolineo. Nei modelli pre-clinici, REP-0003 e il suo cugino REP-0004 producono un beneficio funzionale rapido: gli animali trattati corrono più a lungo sul tapis roulant.
Reason dice che questa è la prima prova che “il paziente è stato in qualche modo riparato”, e aggiunge che le riduzioni di volume di placca ci sono, sono ampie, non si erano mai viste con farmaci di questa categoria neanche nei test preclinici precedenti, ma anche il topo migliore ha una biologia che somiglia solo per metà a quella umana. Nessun trial umano è ancora partito. La distanza fra un topo di laboratorio e un bambino con HoFH è ciò che decide chi resta in Fase 1 e chi arriva in ambulatorio.
La designazione FDA in breve
Fonte: intervista al fondatore e CEO di Repair Biotechnologies pubblicata su Longevity.Technology (luglio 2026), e comunicato ufficiale dell’azienda.
Dati chiave: REP-0003 è un mRNA a somministrazione epatica che degrada il colesterolo libero intracellulare. La Rare Disease Evidence Principles (RDEP) è una via regolatoria FDA per malattie rare che si aggiunge all’Orphan Drug Designation già ottenuta. Indicazione di ingresso: HoFH, ipercolesterolemia familiare omozigote.
Dati preclinici: aumento della tolleranza all’esercizio in modelli murini e riduzione del volume di placca, dichiarati dall’azienda come “notte e giorno” rispetto ai farmaci LDL-lowering. Nessuno studio clinico sull’uomo è ancora iniziato.
Riparare il colesterolo, non solo abbassarlo
C’è un modo di guardare a REP-0003 che va oltre l’HoFH. Sui cosiddetti farmaci senolitici Futuro Prossimo insegue lo stesso filo dal 2011, quando i primi esperimenti sui topi alla Mayo Clinic dissero che rimuovere le cellule senescenti allungava la vita. Nel 2021 arriva CRISPR sul colesterolo con un’iniezione una tantum, ma sempre per abbassarlo. Nel 2026 Zilebesiran e Inclisiran silenziano l’RNA per tenere sotto controllo pressione e LDL con due punture l’anno. In quindici anni, tre generazioni di terapie: tutte sul lato del “riduci il rischio”.
REP-0003 si affaccia dall’altro lato del muro: togliere quello che è già dentro. Da trent’anni il colesterolo si abbassa. Da adesso si punta proprio a toglierlo.
Reason lo dice con la cautela di chi vende: “Con le classiche terapie che abbassano l’LDL abbiamo ottenuto guadagni piccoli e lenti. Con l’approccio riparativo, otterremo guadagni grandi.” Aggiunge una postilla che vale l’intera intervista, ovvero che al momento non esiste una definizione condivisa di età biologica misurabile subito dopo il trattamento, e per capire se qualcuno è davvero ringiovanito servono da cinque a dieci anni di osservazione della mortalità. La chimica dà i suoi verdetti in fretta, il tempo no.
Quanti anni prima di vedere REP-0003 in ambulatorio
Orizzonte stimato: almeno 8 anni per un’eventuale approvazione completa in HoFH, 15 e più anni per un uso più ampio in aterosclerosi.
Servono Fase 1, Fase 2, Fase 3 e follow-up lungo sulla mortalità, con un endpoint imaging (volume di placca) su cui la FDA è storicamente cauta. Il collo di bottiglia vero non è la chimica dell’mRNA, ormai consolidata: è la capacità di dimostrare che rimuovere colesterolo intracellulare cambia davvero l’esito clinico, e non solo un numero al follow-up. Sul resto dell’aterosclerosi, la strada è tutta da tracciare.
C’è un’immagine, in tutta questa vicenda, che vale l’intero pezzo. In un laboratorio del Tennessee un topo di due anni corre più a lungo del solito sul tapis roulant, perché qualcuno gli ha ripulito il colesterolo dall’interno delle arterie, e da qualche parte dietro le pareti di quello stesso edificio un ufficio regolatorio si chiede fra quanti anni tutto questo diventerà una cura.
Alla farmacia sotto casa, intanto, la scatola di atorvastatina resta a sei euro. Chissà per quanto ancora.