David Kowalski è un illustratore che passa i pomeriggi a spulciare filing dell’USPTO e a ricostruirli in 3D per il suo canale Burnplate. È così che il brevetto Motorola numero US12,693,705 è arrivato sui blog di mezzo mondo prima che qualunque comunicato ufficiale ne parlasse. Kowalski ha preso i disegni tecnici, li ha renderizzati, e all’improvviso una cosa che sarebbe rimasta sepolta in un PDF di ottanta pagine è diventata un oggetto plausibile: uno smartwatch che, tolto dal polso, si apre in orizzontale e diventa uno schermo da usare in mano.

Il brevetto Motorola è stato depositato nel 2025 e concesso alla fine di luglio 2026 con il titolo “Pivoting wearable reconfigurable screen”. Racconta un dispositivo con tre configurazioni: cinturino al polso in modalità watch, cinturino sganciato e ripiegato in orizzontale per fare da telefono, con una terza posizione a L che lo tiene in piedi sulla scrivania come piccolo display da tavolo. Il display flessibile corre lungo quasi tutta la superficie esterna del cinturino: quello che di giorno è la fascia dell’orologio, aperto, è lo schermo intero del dispositivo.
Il meccanismo del pivot, che è tutto il punto
La parte meccanica è più semplice di quanto sembri: il cinturino ha un perno interno che permette a una metà di ruotare rispetto all’altra. Sganciato dal polso, l’utente lo apre come un ventaglio corto, e le due metà si allineano su un piano solo. Magneti o incastri, dice il testo del brevetto, tengono ferme le due parti quando il dispositivo è in modalità phone. Sensori di posizione capiscono in che configurazione si trova e riorganizzano l’interfaccia da soli.

La superficie totale del display non cambia mai: cambia la forma, questo sì. Al polso è una fascia curva stretta; in mano è un rettangolo largo e basso, quello che gli americani chiamano short and wide, più simile a un vecchio Communicator Nokia che a un iPhone. Nemmeno un telefono grande, in sostanza: uno schermo di media dimensione che pretende di fare mestieri diversi in momenti diversi.
Nubia ci provò per prima, e si fermò
Nel 2018 il produttore cinese Nubia mise in vendita l’Alpha, un braccialetto con un OLED flessibile da 4 pollici che avvolgeva il polso. Faceva chiamate, scattava foto, girava app. Era un oggetto sinceramente in anticipo, che però restava fermo in una posizione sola: schermo curvo, al polso, sempre. Nubia rilasciò una seconda versione nel 2020 e poi lasciò cadere la linea. Le batterie erano piccole, il software era di nicchia, e nessuno riusciva a spiegare bene perché uno dovrebbe volere un telefono attaccato al braccio.
Anche Motorola ci ha provato, e più volte. Al Lenovo World 2023 mostrò un concept da 6,9 pollici pOLED che si piegava per stare al polso, ma partiva da telefono e sopra al braccio diventava un braccialetto un po’ goffo. Ne parlammo allora, con un titolo che oggi sembra profetico di questo.
La differenza col nuovo brevetto è tutta nel verso della trasformazione: prima era un telefono che sapeva anche fare l’orologio, ora è un orologio che sa aprirsi in schermo. Sembra una sfumatura semantica, invece cambia l’identità del prodotto in entrambe le posizioni.

Cosa manca perché il brevetto Motorola diventi un oggetto vero
Un brevetto concesso è un documento legale, non è certo un annuncio di prodotto, è questo lo sappiamo. Motorola deposita filing in continuazione all’USPTO e la maggior parte resta lì, come promemoria a se stessi di aver pensato una cosa prima degli altri. Perché il pivot smartwatch-phone diventi qualcosa da comprare, servono cose che oggi non ci sono ancora tutte assieme.
Il display, ad esempio, deve reggere due usi contraddittori: la curvatura permanente del polso, con i piccoli movimenti costanti che sollecitano la matrice OLED, e le aperture ripetute del pivot, decine di volte al giorno. Le batterie devono stare dentro le dimensioni di un cinturino, e alimentare uno schermo che diventa più grande quando l’utente si aspetta autonomia da telefono. Il software deve passare tra tre interfacce senza far sentire l’utente in tre app diverse, un problema che nessuno ha ancora risolto elegantemente, nemmeno sui foldable maturi.
Aggiungeteci il costo industriale di produrre in serie un flessibile che deve piegarsi in due modi distinti sullo stesso pezzo, dimodoché ogni unità arrivi in negozio a un prezzo che non provochi infarti. Nel 2019 raccontammo che il display flessibile stava per diventare una seconda pelle. Sei anni dopo è ancora principalmente un cinturino curvo che costa il triplo del rigido, e le eccezioni come MuxCard vivono più nei laboratori che nelle tasche.
Cosa dice il brevetto, in dettaglio
Titolo: “Pivoting wearable reconfigurable screen”. Numero: US12,693,705, assegnato a Motorola Mobility LLC. Concessione: fine luglio 2026, domanda depositata nel 2025.
Elementi rivendicati: cinturino con display flessibile che copre quasi l’intera superficie esterna, perno interno che consente rotazione di una metà rispetto all’altra, sistema di accoppiamento magnetico o meccanico per bloccare la modalità phone, sensori di posizione per riconoscere le tre configurazioni (watch, phone, L-mode da scrivania) e adattare l’interfaccia. Il brevetto non fissa dimensioni finali, risoluzione né tempi di produzione.
Quanto manca perché il brevetto Motorola arrivi sul polso di qualcuno
Almeno 4 anni per un prototipo funzionante mostrato in fiera, dagli 8 ai 10 anni per un prodotto in vendita se il flessibile a doppia piegatura diventa producibile a costi accettabili. Forse mai, se la categoria non trova il suo pubblico.
Motorola sta chiedendo una cosa diversa da quella che chiese Nubia. Nubia domandava cosa succede se il telefono va al polso: Motorola domanda cosa succede se l’orologio, quando serve, diventa lo schermo di cui hai bisogno.
Se davvero un giorno mi ritroverò a girare il cinturino sul tavolino del bar per rispondere a un messaggio, aggiornerò questo pezzo. Se non succederà, resterà comunque un bel disegno.
