Una falce da 36 centimetri piegata di taglio sopra la gola e un lucchetto triangolare chiuso attorno all’alluce sinistro. Se dovessi disegnare un identikit del terrore rurale del ‘600, userei esattamente questi due oggetti. Li hanno trovati così, nel 2022, in un cimitero polacco che oggi non esiste più su nessuna mappa.
Il villaggio si chiama Pień, provincia di Toruń. Gli abitanti la chiamano Zosia, e i giornali di tutto il mondo l’hanno ribattezzata “la vampira polacca”. Ma il nome che conta di più è quello del team che l’ha studiata per tre anni: gli archeologi della Nicolaus Copernicus University, guidati dal professor Dariusz Poliński, hanno appena pubblicato i risultati completi sul DNA e gli isotopi dello scheletro.

Cosa significa davvero una “sepoltura anti vampiro”
Prima di arrivare a Zosia, vale la pena capire di cosa si parla. Il termine vampiro, oggi, evoca Dracula: mantello, zanne, avversione per l’aglio. Ma nel folklore slavo del XVII secolo il concetto era molto più largo e molto più pratico: chiunque morisse in circostanze anomale, o venisse percepito come minaccioso da vivo, rischiava di tornare dai morti a fare danni. La comunità si difendeva con rituali precisi: teste staccate, mattoni in bocca, oggetti taglienti posizionati per bloccare un eventuale risveglio.
Gli stessi ricercatori la definiscono così: una sepoltura anti-vampirica è qualunque tomba in cui compaiono pratiche funerarie non tipiche per quella cultura, quel gruppo, quella regione. In pratica: se seppellisci qualcuno “in modo strano” rispetto agli standard locali, quello strano ha quasi sempre un perché, e il perché è la paura.
Il cimitero di Pień non compare in nessun archivio storico. Nessun crocifisso, nessuna medaglia religiosa tra i reperti: gli archeologi pensano fosse un camposanto protestante, forse riservato a chi restava ai margini, vagabondi, eretici, bambini non battezzati, suicidi. E, a quanto pare, a chi veniva sospettato di un patto col diavolo.
Chi era davvero la donna della tomba 75
Il caso della “vampira” Zosia è controverso e interessante. Perché tutto, nella tomba catalogata col numero 75, quella dove Zosia è stata trovata, dice due cose opposte. Da un lato, il trattamento da minaccia da neutralizzare: falce, lucchetto, nessun rispetto rituale. Dall’altro, i resti di un galloon, una fascia decorativa intrecciata in fili d’oro e d’argento su seta, il tipo di dettaglio d’abbigliamento che nel ‘600 si permetteva solo chi aveva soldi.
L’analisi genetica e isotopica, condotta negli ultimi anni, restituisce un identikit preciso: una ragazza tra i 17 e i 19 anni, cresciuta localmente ma con ascendenza scandinava. Le proporzioni chimiche nelle ossa indicano un consumo di proteine animali leggermente sopra la media della zona: non ricca sfondata, ma neppure povera.

Lo studio di Poliński e colleghi
Pubblicazione: Poliński et al., analisi genomica e isotopica della sepoltura di Pień, pubblicata su Journal of Archaeological Science: Reports (2026).
Perché una ragazza di buona famiglia finisce trattata da mostro
Era una vampira? Ovviamente no: e allora perché una diciassettenne con un cappello di seta finisce sepolta come una minaccia da inchiodare al terreno?
Il periodo aiuta a capire, anche se non giustifica granché. Siamo nella Piccola Era Glaciale: inverni durissimi, raccolti falliti, epidemie che tornano a ondate. In un mondo simile, qualcuno deve pur essere responsabile del disastro. Poliński ipotizza che Zosia sia stata incolpata proprio di questo, malattie, carestie, sventure locali, con quella colpa scaricata sui morti che tornano.
Un dettaglio pubblicato in una precedente ricognizione parlava di un dente incisivo sporgente: un tratto fisico anomalo che, in un villaggio del ‘600, poteva bastare da solo per marchiare qualcuno come diverso. Non serviva altro, all’epoca, per trasformare una ragazza in un pericolo da disinnescare con una falce.
La causa di morte resta ignota: niente segni di trauma sulle ossa. C’era chi ipotizzava, anni fa, una condizione che le provocava svenimenti o emicranie violente, ma i ricercatori restano cauti: senza trauma visibile, il come sia morta Zosia rimane un buco nella storia che nemmeno il DNA riempie.
Verremo a capo di questo mistero con le future tecnologie?
Probabilmente mai del tutto. La causa di morte di Zosia potrebbe non emergere mai: senza trauma osseo, senza tessuti molli, l’archeologia arriva fin dove arriva.
Quello che potrebbe ancora emergere è un confronto genetico più ampio con altre sepolture anti-vampiriche polacche, a Drawsko e altrove, per capire se dietro queste pratiche c’era davvero un profilo ricorrente, o solo la paura del momento applicata a chiunque capitasse a tiro.
Nel 2024 un documentario, Vampire Field, ha provato a dare a Zosia un volto ricostruito. Ma il volto vero, quello che restituisce lo studio appena pubblicato, non ha zanne né sguardo minaccioso: ha 17 anni, viene da una famiglia che poteva permettersi la seta, e probabilmente non ha fatto nulla di male.
Ha avuto solo la sfortuna di morire nell’anno sbagliato, nel villaggio sbagliato, con un dente storto.
