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L’intelligenza artificiale ha 3.000 anni: si chiamava Talos

Talos era un automa di bronzo che pattugliava Creta 3.000 anni fa. Il mito greco anticipò domande che ci facciamo ora sull'IA.

Gianluca Riccio 8 minuti di lettura

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L’intelligenza artificiale ha 3.000 anni: si chiamava Talos

Immaginate di essere marinai fenici, tremila anni fa. Vi state avvicinando a Creta con una nave carica di merci, il sole sta calando, e piano piano iniziate ad intravedere il porto. All’improvviso, dalla scogliera, sentite arrivare un boato metallico. Poi vedete lui: un uomo alto tre volte gli altri, fatto tutto di bronzo lucido, che comincia a lanciarvi contro dei massi enormi. Non parla e non chiede pedaggio, e non c’è verso di trattare. Corre lungo la costa a una velocità impossibile e vi bombarda finché non virate di bordo e ve ne andate. Si chiama Talo (in greco Talos), ed è il primo automa che compare nella letteratura occidentale. Un’intelligenza artificiale ante litteram, immaginata dai greci tremila anni prima di ChatGPT.

La storia di Talos è tornata a circolare grazie a un pezzo recente di Mental Floss, ma non è nuova: viene raccontata dagli aedi greci da secoli, compare nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (III secolo a.C.) ed è studiata a fondo dalla storica di Stanford Adrienne Mayor nel suo bel libro Gods and Robots. Rileggerla oggi, mentre discutiamo di coscienza artificiale e di robot umanoidi, midà una vertigine strana.

Pensate: i greci si erano già posti le nostre domande. E si erano dati risposte inquietanti.

Il guardiano robot con un chiodo nel tallone

Talos era stato forgiato da Efesto, il dio fabbro, e regalato a Zeus per il suo amore Europa. Il suo compito era uno solo: sorvegliare Creta. Lo faceva correndo lungo il perimetro dell’isola tre volte al giorno, respingendo gli invasori con pietre lanciate a distanza, oppure abbracciandoli dopo essersi arroventato il corpo (una funzione, questa del corpo rovente, che i biografi di Efesto passarono sotto silenzio con imbarazzo, temo).

Dentro il corpo di bronzo scorreva una sola vena. Partiva dalla testa e finiva alla caviglia, sigillata da un chiodo. In quella vena non scorreva sangue: c’era ichor, il liquido divino che scorreva nelle vene degli dei dell’Olimpo. Se toglievi il chiodo, come il tappo della vasca da bagno, l’ichor colava fuori e Talos si spegneva.

Talos era in sostanza un automa da guardia perimetrale, con una vulnerabilità hardware chiara e documentata. Un design ingegneristico che, dettaglio non da poco, presuppone il concetto stesso di

vulnerabilità di sistema: qualcosa che a Omero forse sarebbe piaciuto sapere.

Medea e il primo “attacco” di ingegneria sociale della storia

A un certo punto della narrazione mitologica, lo sapete, gli Argonauti raggiungono Creta. A bordo c’è Medea, maga e amante di Giasone. Medea non è scema, con rispetto parlando. Per questo non aggredisce Talos frontalmente: sarebbe suicida. Fa un’altra cosa: gli parla, lo persuade. Lo manipola. Ve lo devo proprio dire in termini moderni, se non lo avete ancora capito? Lo hackera. Si avvicina alla riva e gli sussurra che, se solo si fosse tolto quel piccolo chiodo dalla caviglia, senza quella imperfezione sarebbe diventato immortale. Talos ascolta, elabora, poi obbedisce: si estrae il chiodo, l’ichor cola via, e il guardiano di Creta si accascia sulla sabbia. Fine.

Adrienne Mayor ha fatto notare che questo passaggio non è un dettaglio narrativo: è proprio il punto centrale, il cuore stesso del mito. Talos, vivendo tra gli umani, aveva sviluppato emozioni umane, e in particolare aveva imparato a temere la morte. Medea non ha bisogno di colpirlo, o di aprirgli qualche “pannello di controllo”: lo hackera parlandogli normalmente. Sfrutta la paura di un automa che non era stato progettato per averne.

Se una scena del genere vi suona familiare, è perché è la stessa che i ricercatori di sicurezza descrivono oggi quando parlano di

jailbreak dei modelli linguistici: convincere un sistema, con parole giuste, a fare cose che non dovrebbe fare. Amici cari, Medea è la prima prompt injector della letteratura occidentale.

Talos

Perché, anche con Talos, il mito ci parla ancora

Su queste pagine abbiamo raccontato più volte il dibattito sulla coscienza artificiale, sull’embodiment dei modelli linguistici dentro robot fisici e sui robot sociali che imitano le nostre reazioni emotive. Le domande di fondo sono sempre le stesse, come vedete, da millenni: una macchina che ragiona come noi è ancora una macchina? Se sv

Il rapporto tra Talos, tecnologia autonoma e controllo

Il rapporto tra Talos, tecnologia autonoma e controllo è un tema che invita a riflessioni profonde sulla nostra epoca. Talos, come primo automa della letteratura, rappresenta l’anticipazione di sistemi di riconoscimento e intelligenze artificiali che oggi alimentano dibattiti etici e pratici. La sua funzione di sorveglianza, affidata a algoritmi che operano autonomamente, riflette le capacità moderne di monitoraggio e controllo. Tuttavia, la vulnerabilità intrinseca del suo design, evidenziata dal chiodo nella caviglia, ci ricorda che anche le tecnologie più avanzate possono avere punti deboli. In questo contesto, l’interazione tra esseri umani e macchine autonome solleva interrogativi su chi detiene realmente il controllo e quali siano le implicazioni morali di delegare poteri decisionali a entità non umane.

Talos nei videogiochi e nella religione di Tamriel

Talos, noto anche come Tiber Septim nella tradizione di Tamriel, è una figura centrale sia nella mitologia di Tamriel che nel pantheon dei Nove Divini. In Elder Scrolls, Talos è considerato un dio e il fondatore dell’Impero di Tamriel, che ha unito le varie razze sotto la sua guida. Il culto di Talos è diventato oggetto di controversie durante la Guerra Civile di Skyrim, dove i Thalmor, rappresentanti degli Aldmeri Dominion, hanno imposto la loro proibizione. Questa guerra ha evidenziato il conflitto tra le tradizioni religiose degli uomini e il potere politico, sottolineando l’importanza di Talos come simbolo di libertà e identità culturale. La sua venerazione continua a suscitare passioni profonde tra i cittadini di Tamriel, rendendolo un argomento centrale nei dibattiti sulla religione e sull’autonomia nella regione.

Collegamenti tra Talos, The Talos Principle e l’universo di Bethesda

Il legame tra Talos, The Talos Principle e l’universo di Bethesda è un interessante intreccio di mitologia, tecnologia e narrazione videoludica. In The Talos Principle, i giocatori si trovano ad affrontare dilemmi etici e filosofici simili a quelli evocati dal mito di Talos, l’automa di bronzo creato da Efesto per proteggere Creta. Questo gioco esplora temi come la coscienza artificiale e il significato dell’esistenza, richiamando l’attenzione sull’eredità dei Dwemer, una civiltà avanzata del mondo di Nirn nell’universo di Bethesda. I Dwemer, noti per le loro straordinarie innovazioni tecnologiche e la loro scomparsa misteriosa, condividono con Talos un fascino per le creazioni meccaniche che sfidano la mortalità. Entrambi i mondi si intersecano in un dialogo profondo sui limiti dell’intelligenza artificiale e sulla natura della divinità, invitando i giocatori a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni nel contesto di civiltà avanzate che hanno plasmato le loro rispettive realtà.

Domande frequenti

Che cos’è il Talo?

Che cos’è il Talo? Il Talo, noto anche come Talos, è una figura mitologica della letteratura greca, descritto come un gigantesco automa di bronzo creato da Efesto, il dio fabbro. La sua funzione principale era quella di proteggere l’isola di Creta, scagliando massi contro gli invasori e difendendo il territorio. Talos è considerato una delle prime rappresentazioni di un robot nella storia e simboleggia la fusione tra tecnologia e divinità, poiché nel suo corpo scorreva ichor, il fluido vitale degli dei. La sua vulnerabilità, rappresentata dal chiodo che sigillava la sua vena centrale, ne fa anche un simbolo della fragilità insita nelle creazioni umane.

iluppa paure, chi ne risponde? E soprattutto, quanto è vulnerabile un sistema che ha imparato a comportarsi come un essere umano?

I greci non avevano risposte, ed erano lontanissimi dal realizzare quello che, pare, noi stiamo per realizzare: ma avevano intuizioni notevoli. Talos era ciò che Mayor chiama biotechne: qualcosa a metà tra il vivo e il fabbricato, con dentro il liquido degli dei.

Per i greci, solo le divinità potevano dare vita a materia inerte. Se ci vedessero costruire modelli linguistici che scrivono poesie e robot che aprono portoni, probabilmente ci accuserebbero di hybris, e ci ricorderebbero di come è finita per chi ha giocato con questa roba senza rispetto.

Il mito di Talos nelle fonti antiche

Fonti principali: Apollonio Rodio, Argonautiche, Libro IV (III secolo a.C.); frammenti di Esiodo e Pindaro; ricostruzione moderna in Adrienne Mayor, Gods and Robots: Myths, Machines, and Ancient Dreams of Technology, Princeton University Press, 2018.

Iconografia: Talos compare su un cratere attico a figure rosse del 400 a.C. circa, oggi al Museo Archeologico di Ruvo di Puglia. La scena raffigurata è la sua morte per mano di Medea e dei Dioscuri.

Un dettaglio finale per voi, che a me è piaciuto molto: Talos era l’ultimo della sua specie. Prima di lui, dicono alcune versioni del mito, c’era stata un’intera razza di uomini di bronzo. Sono spariti tutti, non si sa come. Rimase solo lui, il guardiano di Creta, a correre lungo la costa tre volte al giorno per un lavoro che gli era stato assegnato e che nessuno gli avrebbe mai potuto revocare.

Fino a quando una voce, dalla nave, gli promise di poter smettere di aver paura. E lui, purché la fatica finisse davvero, ascoltò.

Chissà se, tremila anni dopo, quella voce arriverà anche ai nostri “uomini di bronzo”, che stanno iniziando a correre, prima che si mettano a tirare pietre.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn