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Tecnologia

Visione infrarossa a colori: lo schermo verde ha i giorni contati

Il verde monocromo dei visori militari sta per andare in pensione: la visione infrarossa arriva a colori pieni, indossabile.

A pair of sleek, semi-transparent futuristic glasses floating against a dark background, with a vivid infrared color vision overlay effect visible through the lenses — deep reds glowing on one side gradually transitioning through violet and magenta to electric blue on the other, representing thermal and infrared spectral data mapped to color. The glasses are ultra-lightweight and minimal in design, resembling modern reading glasses rather than bulky night-vision goggles. Around the lenses, soft quantum dot particles and OLED light emission effects are subtly visualized as microscopic glowing dots and layered light bands. The background fades into darkness with faint silhouettes of a nighttime outdoor scene rendered in the same infrared color palette — red warm bodies, blue cool metallic surfaces — visible through the lenses as a second layer of reality. The overall mood is scientific, futuristic, and editorial, with a rich color palette of deep red, cobalt blue, violet, and magenta against near-black. Cinematic lighting, photorealistic render style with a clean editorial aesthetic.

23 grammi, tanto pesa il prototipo di occhiali che un gruppo del Beijing Institute of Technology ha appena pubblicato su Science Advances, e che porta la visione infrarossa fuori dal ghetto del verde monocromo. Con questo dispositivo i segnali deboli diventano di colore rosso, quelli forti virano al blu, tutto il resto ci sta in mezzo in una tavolozza continua di viola e magenta.

Non è un cambiamento da poco, perché la visione infrarossa a colori porterà informazioni che il verde piatto ha buttato via per cinquant’anni.

Il paradigma della visione notturna nasce negli anni ’60 e da allora si è mosso pochissimo: un sensore raccoglie l’infrarosso, e lo riemette a fosfori verdi, perché il verde è la tinta a cui l’occhio umano è più sensibile in condizioni di scarsa luce. Quello che si vede è brillante, ma tutta l’informazione sulla lunghezza d’onda, tutte le differenze (ad esempio) fra un metallo caldo e una pelle umana, vengono compresse in un’unica scala di grigi tinta di verde. È fisica buttata via al primo passaggio.

Come funziona la visione infrarossa a colori

I quantum dot assorbono l’infrarosso e, in base alla lunghezza d’onda, liberano elettroni con energie diverse. Sopra ci sta un OLED a due strati emissivi, rosso e blu, con una barriera intermedia calibrata per intrappolare le cariche di bassa energia. Segnale debole, la barriera regge, si accende solo il rosso. Segnale forte, le cariche superano la barriera, si accende anche il blu.

La fisica dell’ottica parla direttamente all’occhio, senza mediazione software. Chi ha già mostrato una direzione simile è un altro laboratorio cinese, che a dicembre 2025 metteva l’imaging infrarossi 4K dentro un modulo da smartphone: la Cina, su questa filiera, si muove con una continuità che dovrebbe far riflettere.

Un occhiale da 23 grammi che vede a colori

Il prototipo pesa quanto un paio di occhiali da lettura ed è semi-trasparente, quindi chi lo indossa vede il mondo normale con l’informazione infrarossa sovrapposta, come un secondo strato di realtà. Un interruttore permette di bloccare la luce visibile per scenari di sorveglianza in piena oscurità.

Il paper che presenta questi occhiali stima una sensibilità di due ordini di grandezza superiore al vecchio visore notturno monocromo, e una luminanza sopra i 700 cd/m², sufficiente per l’uso all’aperto in pieno giorno. Nessuna batteria voluminosa, nessun raffreddamento criogenico. Gli occhiali del MIT che l’estate scorsa mostravano il colore a temperatura ambiente lavoravano su un principio diverso; Pechino arriva un anno dopo con un pacchetto più maturo su un’altra strada.

Visione infrarossa
Diagramma concettuale. Il convertitore da infrarosso a colori viene utilizzato come (a) occhiali indossabili e (b) fotorecettore retinico di nuova generazione. Fonte: Science Advances (2026). DOI: 10.1126/sciadv.aed0245

Il fotorecettore artificiale che nessuno ha ancora nominato

C’è un secondo esperimento nel paper che merita attenzione. I ricercatori hanno preso cellule della retina modificate geneticamente per rispondere alla luce visibile e le hanno esposte al segnale in uscita dal loro upconverter. Le cellule hanno risposto. Il dispositivo funziona quindi come fotorecettore artificiale plausibile, non solo come occhiale.

Il collegamento con la visione notturna ottenuta con un’iniezione retinica di sei anni fa è meno azzardato di quanto sembri: stessa fisica dell’upconversion, applicata dentro l’occhio invece che davanti. Il mercurio nei quantum dot resta un ostacolo regolatorio serio, e la stabilità dell’OLED a doppio strato in condizioni reali va ancora verificata.

Il lavoro pubblicato su Science Advances

Pubblicazione: gruppo del Beijing Institute of Technology, “Multispectral infrared-to-full-color upconversion expanding human vision”, pubblicato su Science Advances (2026). DOI: 10.1126/sciadv.aed0245.

Da qui al visore civile, i tempi veri

5-10 anni per applicazioni militari e industriali, 12-15 per il consumo civile, sempre che il problema del mercurio venga aggirato con materiali sostitutivi già in fase di ricerca.

Chi lo userà? Soccorritori, guardie forestali, chi lavora al buio nei porti o nelle miniere.

Il verde militare che abbiamo visto nei film di guerra per mezzo secolo era una scorciatoia, non una scelta ottica: l’occhio umano distingue milioni di sfumature di colore e poche decine di livelli di grigio, e finora la visione infrarossa aveva imposto ai suoi utilizzatori esattamente il segnale che il cervello sa gestire peggio.

Comunque c’è da capire il prezzo, la resa in condizioni reali, e chi metterà mano al mercurio prima che diventi un problema serio. Come si suol dire: staremo a vedere, stavolta anche al buio.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn