Il ragazzo che applica pellicole protettive nel chiosco del centro commerciale, quello che ti ripara lo schermo in venti minuti, da oggi ha un grattacapo nuovo: l’iPhone Duo ha due display e una cerniera nel mezzo, e nessun vetro temperato del suo cassetto ci va sopra. Le pellicole per pieghevoli esistono, ma sono un altro mestiere. Costano più del doppio e si rovinano prima.
Dopo anni di indiscrezioni, rinvii e prototipi raccontati da chiunque avesse un contatto nella catena di fornitura asiatica, Apple ha finalmente mostrato il suo primo telefono che si chiude a libro. Formato book, non a conchiglia. Schermo interno intorno ai 7,8 pollici, pannello esterno da usare a telefono chiuso, cerniera progettata per ridurre al minimo la traccia della piega. Che ne dite? Vabbè, intanto vi dico io.
L’iPhone Duo visto da vicino, cerniera compresa
Il listino di partenza è di 1.999 dollari, circa 1.840 euro. Con quella cifra, oggi, si comprano un iPhone e un iPad, e resta pure qualcosa per la custodia. È il prodotto più caro mai messo in vendita da Cupertino nella categoria telefoni, e arriva nel primo autunno pieno della gestione di John Ternus, l’ingegnere nice guy che Apple ha scelto per il dopo Cook e che ha passato la carriera a occuparsi di hardware, non di narrazione.
La parte interessante sta nella meccanica, molto più che nel software. Piegare un pannello 200.000 volte senza che il vetro ricordi dove si è piegato è un problema di materiali, e somiglia molto più a quello che risolvono gli ingegneri quando progettano strutture origami che stanno in una tasca che a un aggiornamento di iOS. Apple sostiene di aver ridotto la piega a una traccia quasi invisibile. Quasi.
Apple Duo in cifre
Display interno da circa 7,8 pollici, prezzo d’ingresso 1.999 dollari (circa 1.840 euro). Per confronto, il prezzo medio di vendita di un iPhone si è aggirato intorno agli 900 dollari, poco più di 820 euro: il Duo costa oltre il doppio della media di gamma.
Sette anni dopo Samsung, cosa dice il mercato
Samsung vende telefoni pieghevoli dal 2019. Nel frattempo si sono aggiunti Huawei, Honor, Oppo, e ognuno ha limato un millimetro di spessore all’anno. Il risultato complessivo di tutto questo lavoro, sommato: i pieghevoli valgono ancora meno del 2% delle spedizioni globali di smartphone. Circa 20 milioni di pezzi l’anno su un mercato che ne muove oltre 1,2 miliardi.
Apple entra dunque per ultima in una nicchia che sette anni di innovazione non hanno trasformato in mercato di massa. Storicamente le è andata bene così, anzi: nella sua mezza storia secolare il momento migliore è quasi sempre arrivato con qualche anno di ritardo sui pionieri. Il lettore MP3 non l’ha inventato lei. Il tablet nemmeno.
Il punto è che stavolta il ritardo si paga in contanti dal cliente. Un pieghevole a 1.840 euro somiglia a un oggetto da rinnovare ogni quattro anni, con la cerniera che invecchia mentre tutto il resto va ancora benissimo. Apple ha costruito il suo dominio sull’idea che l’hardware duri e mantenga valore usato. Ora c’è una parte “mobile” cambia quel calcolo.
Nel chiosco del centro commerciale, tra qualche settimana, le prime pellicole per iPhone Duo aspetteranno in una scatola: due metà separate, con l’adesivo che si ferma un millimetro prima della piega.