C’è chi ha passato mesi a cercare, nella cometa 3I/ATLAS, i segni di una tecnologia aliena. Propulsori, strutture, messaggi cifrati tra un frame e l’altro di un telescopio. Un piccolo esercito di stregoni dei social ci ha costruito sopra dirette, teorie e qualche discreto guadagno pubblicitario. Gli astronomi della Northumbria University, nel frattempo, cercavano ioni di azoto e monossido di carbonio. Ebbene: li hanno trovati, se la cosa interessa a qualcuno. La cometa interstellare, quella che doveva portarci un messaggio dalle stelle, era un blocco di ghiaccio. Vecchio, e molto lontano.
Il risultato non fa notizia sui gruppi Facebook dei misteri. Loro, nel frattempo, sono già passati a discutere del prossimo “segnale anomalo ke non cielodicono”, qualunque esso sia. Ma spiega, con la noia rassicurante della chimica vera, da dove arriva davvero 3I/ATLAS: da molto lontano, e da un posto molto più freddo di quello in cui qualunque astronave avrebbe mai avuto bisogno di trovarsi.
Cosa ha misurato davvero il team britannico
Da quando 3I/ATLAS è sfrecciata attraverso il Sistema Solare, sfiorando la Terra e girando attorno al Sole, gli scienziati ne studiano l’origine. È solo il terzo oggetto interstellare mai rilevato. Dopo il passaggio ravvicinato al Sole, la cometa ha prodotto sfoghi di gas particolarmente rivelatori: per la prima volta, hanno offerto dati sulla sua composizione interna. Non teorie: dati.
Il team, guidato dalla ricercatrice Léa Ferellec della Northumbria University, ha usato lo spettrografo WEAVE montato sul telescopio William Herschel, alle Canarie. Ha analizzato i gas ionizzati liberati dalla cometa mentre riemergeva da dietro il Sole. Ha individuato cinque ioni distinti individuati nello stesso flusso: diazoto, monossido di carbonio, biossido di carbonio, acqua e idrocarburi. Dal rapporto tra diazoto e monossido di carbonio, i ricercatori hanno stimato che 3I/ATLAS si è formata a temperature sotto i 240 gradi centigradi sotto zero. Un ambiente tipico dei bordi ghiacciati remoti di un sistema stellare, l’equivalente di una nostra fascia di Kuiper o Nube di Oort. Solo che questa fascia appartiene a una stella che non è la nostra.
“Questo oggetto ci dà una rara occasione di studiare materiale formatosi in un contesto completamente diverso dal nostro Sistema Solare”, ha spiegato Ferellec in una nota della Royal Astronomical Society.
Lo studio di Ferellec e colleghi
Pubblicazione: L. Ferellec et al., “Nitrogen-rich outgassing from interstellar comet 3I/ATLAS”, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2026).
Dati chiave: cinque ioni rilevati simultaneamente nel flusso cometario, formazione stimata sotto i -240°C. Primo dettaglio di variazione ionica lungo la coda mai osservato su un oggetto interstellare.
E gli alieni, che fine hanno fatto?
Da queste parti la vicenda l’abbiamo raccontata varie volte, quando ancora si discuteva se avesse davvero “qualcosa di strano”. Poi quando era emersa la scoperta dell’acqua sulla superficie.
A gennaio avevamo già scritto che i 30 giorni decisivi erano arrivati, e con loro doveva finire la storia delle astronavi. Non è finita, ovviamente: è solo migrata. Il ciclo funziona sempre nello stesso modo. Per ogni oggetto ambiguo in giro, seguono almeno tre mesi di ipotesi bislacche monetizzate dai furbi e seguite, mi dispiace dirlo, da allocchi presuntuosi convinti di conoscere la verità e che gli altri siano stupide pecore, perché gli altri seguono canali scientifici e divulgativi, e loro vanno appresso ai segnali di fumo degli sciamani (senza dubbio più facili da seguire, senza dubbio più affascinanti, senza dubbio inattendibili).
Poi la scienza vera pubblica un paper con la parola “azoto” dentro, e il pubblico dei misteri scappa da tutte le parti: troppa fatica cercare di capire, meglio spostarsi altrove senza voltarsi indietro. Nessuna delusione dichiarata: semplicemente, la prossima “rivelazione” è già dietro l’angolo.
Chi ha aperto un libro di astrochimica invece di un canale complottista oggi ha in mano un dato in più su come si formano i pianeti attorno ad altre stelle. Non è “figo”, non è da “risvegliati”, non fa vendere libri a professori universitari furbetti e carismatici influencer, non fa 40 milioni di visualizzazioni. È solo, semplicemente vero.
La prossima cometa interstellare arriverà, prima o poi. E con lei, puntuale, la prossima ondata di gente convinta che sia un’astronave. Noi saremo ancora qui, aperti a tutte le ipotesi: poi, però, si parla anche di scienza, ok?
