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Medicina

Terapia genica, remissione totale in 30 pazienti con malattie del sangue

Il corpo umano, per arrivare alla remissione da diverse malattie del sangue, sa già produrre da solo un'arma efficace. E ora lo abbiamo rimesso in condizione di farlo.

Terapia genica, remissione totale in 30 pazienti con malattie del sangue

Il corpo umano sa già produrre da solo un’arma efficace che porta alla remissione di diverse malattie del sangue: un tipo di emoglobina più efficiente di quella che usiamo da adulti. La produce nella pancia della madre, quando i polmoni del feto non lavorano ancora e serve un trasportatore d’ossigeno più aggressivo. Poi, poco dopo la nascita, quel gene si spegne per sempre: non serve più, e il corpo passa all’emoglobina “adulta”. Per chi nasce con anemia falciforme o beta-talassemia, però, quello spegnimento è un problema enorme, ed è proprio lì che oggi si gioca la partita della remissione. L’emoglobina adulta che il loro corpo produce è difettosa, e senza l’alternativa fetale restano trasfusioni croniche o crisi di dolore che possono durare ore.

Una nuova terapia genica, sviluppata dall’azienda cinese CorrectSequence Therapeutics, prova a rimettere in moto quell’interruttore. Il risultato è stato comunicato all’inizio di settembre 2026 e pubblicato sulla rivista scientifica Cell Stem Cell. Parla di remissione in tutti i 30 pazienti trattati finora: chi soffriva di anemia falciforme non ha più avuto crisi dolorose, chi aveva la beta-talassemia non ha più bisogno di trasfusioni e così via. Ripeto: il 100% di curati.

Come funziona la terapia che porta alla remissione

La tecnica si chiama base editing, ed è un cugino più delicato del più famoso CRISPR. CRISPR taglia entrambi i filamenti del DNA per poi ripararli. Il sistema usato qui (chiamato tBE, transformer Base Editor) cambia invece una singola “lettera” genetica, senza tagliare nulla. In pratica: i medici prelevano le cellule staminali del sangue del paziente. Poi editano in laboratorio la regione che tiene “spento” il gene dell’emoglobina fetale, e reinfondono quelle cellule modificate. Da quel momento, il corpo ricomincia a produrre l’emoglobina fetale insieme a quella adulta.

Il vantaggio di non tagliare il DNA non è solo tecnico. Le tecniche basate su taglio, come CRISPR, rischiano di attivare meccanismi di difesa della cellula (la proteina p53, in particolare). Questi meccanismi possono portare ad apoptosi o a riarrangiamenti cromosomici indesiderati. Il base editing, restando più “leggero”, riduce quel rischio. Nei 30 pazienti trattati, del resto, i ricercatori non hanno trovato modifiche indesiderate del DNA fuori dal bersaglio previsto.

Lo studio in breve

Pubblicazione: Chen Jia et al., “Clinical base editing for β-hemoglobinopathies across different genetic backgrounds”, pubblicato su Cell Stem Cell (2026). DOI: 10.1016/j.stem.2026.08.009.

Dati chiave: 30 pazienti trattati in Cina, Africa, Asia meridionale e sud-orientale. Nella paziente nigeriana con anemia falciforme (la vedete nella foto di copertina), l’emoglobina fetale è salita dal 3,5% al 62,2% in 3 mesi. Le crisi dolorose (più di 4 all’anno prima della terapia) sono azzerate per 15,5 mesi di osservazione. Nei 3 pazienti con beta-talassemia da Laos, Malaysia e Pakistan, l’emoglobina fetale media ha raggiunto 9,8 g/dL a 3 mesi. L’indipendenza dalle trasfusioni si è mantenuta per una media di 17,5 mesi.

Per chi non mastica ematologia, i numeri si traducono così. Prima della terapia, una crisi di dolore poteva capitare più di una volta ogni tre mesi. Dopo, in oltre un anno di osservazione: zero. E chi doveva sottoporsi a trasfusioni regolari (spesso ogni poche settimane, per tutta la vita) ha smesso di averne bisogno. È una roba quasi commovente.

Il paragone che conta: velocità e sicurezza

Confrontata con le terapie basate su CRISPR-Cas9 già in uso clinico, questa tecnica arriva più veloce ai risultati concreti. L’attecchimento dei neutrofili avviene in 13 giorni contro i 27 di Cas9. Quello delle piastrine, in 21 giorni contro 35. Il livello di emoglobina fetale ottenuto supera il 60% del totale, contro un tetto che le tecniche concorrenti faticano a superare il 50%. Sono numeri da studio clinico su piccola scala: 30 persone non fanno una statistica robusta. La direzione, però, è netta.

Chi ci mette le mani per primo, in questo caso, non è chi ha più bisogno: è chi vive dove l’azienda ha già attivato i trial clinici, quindi Cina, alcuni paesi africani e asiatici. Restano fuori, per ora, l’Europa e gli Stati Uniti, dove servirà comunque il via libera delle agenzie regolatorie. Le terapie geniche già approvate per le stesse malattie costano centinaia di migliaia di euro a paziente: cifre mai discusse nel comunicato, che rendono l’accesso reale un problema separato da quello scientifico. Specie nei paesi a basso reddito, dove l’anemia falciforme è più diffusa.

Quanto manca prima che arrivi ovunque

Almeno tre anni prima di un’eventuale approvazione in Europa e Stati Uniti. Sempre ammesso che i trial su scala più ampia confermino i dati di oggi.

Servono studi su più pazienti e più anni di osservazione per escludere effetti a lungo termine. Il costo, oggi ignoto per questa terapia specifica, sarà probabilmente comparabile a quello delle terapie geniche già sul mercato. Una cifra a sei zeri, che nessun sistema sanitario può permettersi di distribuire su larga scala senza accordi di pagamento dilazionato o assicurazioni dedicate.

Nel 2022, quando avevamo raccontato i primi esperimenti CRISPR sulla beta-talassemia, la promessa era la stessa: riattivare l’emoglobina fetale per bypassare il difetto genetico. Quattro anni dopo, la tecnica è cambiata (dal taglio del DNA alla modifica di una singola lettera) e i numeri sono migliorati. Il gene che il corpo smette di usare alla nascita, a quanto pare, non ha mai smesso di essere la strada più elegante verso la remissione.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn