Immaginate un quadratino di carta da parati, con il bordo imbevuto di glicerina (il liquido sciropposo che tira dentro il vapore dell’aria) e il centro trattato con la cera, che lascia uscire l’acqua a piccole dosi. Ora ripetete il disegno 1.596 volte su un pannello: alla fine l’umidità di una stanza fa muovere i tasti di una tastiera wireless.
A costruire il pannello sono stati i ricercatori della Binghamton University, nello stato di New York, guidati dal professor Seokheun Choi. Il principio si chiama generatore moist-electric: l’acqua dell’aria entra nel materiale, sposta gli ioni da una zona all’altra, e quello spostamento è una corrente elettrica vera, seppure minuscola.
Come fa una carta da parati a produrre corrente?
In breve, ogni quadratino ha un ingresso e un’uscita per l’acqua. La glicerina sul bordo cattura il vapore, un polimero chiamato PVP lo spinge verso l’interno e la cera al centro lascia passare il vapore ma non il liquido, dimodoché l’umidità entri da fuori ed esca dal mezzo senza inzuppare tutto. Un materiale inzuppato per intero perde il dislivello e la corrente si ferma.
I fili stanno sul retro, dove nessuno li vede. Nella prova, 1.596 celle da 2 centimetri per lato hanno alimentato una tastiera wireless con l’aria a circa il 38% di umidità relativa. Facendo i conti (sono conti miei, nel paper non vengono fatti), servono circa 0,64 metri quadrati di carta da parati per tenere in vita una tastiera.
Il pannello da 1.596 celle sotto la lente
Pubblicazione: Guangya Yuan e colleghi (guida: Seokheun Choi), “Moist-Electric Wallpaper With Engineered Unidirectional Moisture Transport for Indoor Energy Harvesting and Humidity Management”, pubblicato su Advanced Energy Materials (2026). DOI: 10.1002/aenm.71603.
Una parete che asciuga l’aria
Choi ricorda che i climatizzatori spendono parecchia energia per togliere umidità: la parete lo farebbe producendone. Nella stessa prova ha portato l’umidità nei paraggi da 38% a 32% in un quarto d’ora. Secondo Nanowerk, però, il pannello lavora finché l’aria è più umida della carta, e con l’aria più secca i valori calano. Una parete che asciuga la stanza si toglie il carburante da sola.
Ne parliamo da un po’: nel 2020 il vapore acqueo come possibile fonte rinnovabile, nel settembre 2023 un generatore che trasformava l’umidità in energia elettrica continua. E a luglio 2025 un altro muro al lavoro, il murale solare. Cambia il supporto: ora l’idea sta su una parete qualunque.
Dal laboratorio alla parete di casa
Orizzonte stimato: 7-15 anni per un prodotto vero, e forse mai come fonte di energia domestica. Servono dati sulla durata della carta e più potenza per cella. Ne beneficerebbero per primi i sensori a basso consumo negli edifici e i piccoli moduli di comunicazione, come indicano gli autori. La mia scommessa, datata 30 settembre 2026: la prima cosa che alimenterà sarà un sensore di umidità, non un caricatelefono.
Nell’Ottocento la carta da parati più alla moda conteneva arsenico, e le famiglie se la tenevano in salotto per anni prima di sospettare qualcosa.
Questa asciuga la stanza e ci alimenta una tastiera: un progresso, se si conta chi ci rimette la salute.