Quel colpo secco sotto il pollice, quando il vetro dell’iPhone finge che lì sotto ci sia un tasto vero.
Ecco, quella cosa lì. Una giuria federale americana ha stabilito che i brevetti aptici alla base di quella sensazione appartengono a Taction Technology, piccola società di San Diego. Apple li ha usati senza chiedere. Il conto è di 5,7 miliardi di dollari, circa 5,24 miliardi di euro. È il verdetto più alto mai emesso in una causa di brevetti negli Stati Uniti.
Un motorino lineare e due brevetti aptici
La tecnologia contesa è quella degli attuatori aptici leggeri: magneti, masse mobili, bobine che simulano un clic in una decina di millisecondi. Finisce dentro il Taptic Engine di iPhone e Apple Watch, cioè dentro qualche centinaio di milioni di tasche all’anno. Non è un’invenzione appariscente. È quella che ti fa sentire il telefono vivo.
Un conto veloce che nel verdetto non troverete. Spalmando quei 5,24 miliardi di euro sui dispositivi venduti nel periodo contestato, si arriva a una manciata di euro per unità. Il prezzo di una royalty, insomma, che qualcuno a Cupertino ha deciso di non pagare. Rimesso in prospettiva aziendale fa ancora meno rumore: vale poco meno di tre settimane dell’utile netto di Apple.
Apple e i brevetti sono una storia lunga. Su queste pagine ne abbiamo raccontati di curiosi, come quello per spegnere le fotocamere ai concerti. Altri riguardano il polso, dove si gioca la partita dei sensori: pensate a quanto vale oggi leggere la glicemia da uno smartwatch. La differenza è che stavolta il brevetto non è di Apple.
Annunciato adesso, incassato chissà quando
Il titolo è scritto oggi. L’assegno, semmai arriverà, sarà datato molto più avanti. Dopo il verdetto arrivano le mozioni post-processo, poi il Federal Circuit, dove le cifre record hanno l’abitudine di sgonfiarsi come una gomma lasciata al sole.
Il precedente più istruttivo è VirnetX. Causa avviata nel 2010, verdetti multipli contro Apple, oltre mezzo miliardo di dollari confermato: circa 460 milioni di euro. Poi smontato pezzo per pezzo, tra invalidazioni di brevetti e appelli, fino a chiudersi dodici anni dopo con una frazione della cifra iniziale. Nel frattempo era cambiata un’intera generazione di iPhone.
Da qui al momento in cui Taction vede i soldi
Forchetta realistica: 3-6 anni. Ostacoli concreti: le mozioni di riduzione del danno davanti allo stesso giudice, poi il riesame di validità dei brevetti. Sullo sfondo c’è il Federal Circuit, che ha già tagliato verdetti simili di oltre il 90%. I primi a incassare davvero saranno gli studi legali e gli eventuali finanziatori del contenzioso, che lavorano a percentuale. Il dettaglio che ridimensiona l’euforia: il calcolo del danno si basa su una royalty ipotetica, ed è la parte che in appello viene smontata più spesso.
Resta il fatto che una società di San Diego con poche decine di persone ha convinto dodici giurati texani. La vibrazione nel tuo telefono è roba sua. Non capita spesso. E capita sempre meno che il sistema dei brevetti, nato per proteggere gli inventori piccoli, produca un numero abbastanza grande da far alzare la testa a chi legge.
Intanto il telefono in tasca continua a fare il suo tap. Dieci millisecondi, un grammo di massa che si sposta, la cosa più a buon mercato che Apple mette dentro un dispositivo da mille euro. E chi ha depositato quei brevetti aptici aspetta che un altro tribunale decida se quel colpetto valeva davvero…