Un tatuaggio, si sa, dura per sempre o quasi: una volta che l’inchiostro è sotto la pelle, per toglierlo serve di solito un laser. A Boulder, all’Università del Colorado, un gruppo di ricercatori guidato da Carson Bruns ha provato un’altra strada: dei tatuaggi che si accendono e si spengono con la luce, come una lampadina. Il progetto si chiama PhotoTat.
Pensate a una riunione importante (con clienti dall’apertura mentale di un ficus): in ufficio il disegno resta spento, la sera torni a casa e lo riaccendi. Bruns, che di tatuaggi ne ha parecchi, la mette così: lo accendi con la luce UV e lo spegni quando vai a trovare la nonna. Per affetto si può fare.
Come funzionano questi tatuaggi “a interruttore”
L’inchiostro è fatto di minuscole sfere di PMMA, una plastica simile al plexiglass che si usa nei filler dermici e in molti altri prodotti medici. Dentro ci sono coloranti invisibili. Sotto la luce ultravioletta cambiano in pochi secondi e diventano i colori di base della stampa, e mescolandoli si ottiene un disegno completo. Un tatuaggio con l’interruttore: si accende con una lampada e si spegne con un’altra. I colori sfumano da soli in qualche ora, ma un LED intenso li spegne molto prima. Per poi tornare a riaccenderli quando servono.
Dal colloquio di lavoro alla radioterapia
Il primo utilizzo ipotizzato per questa soluzione è chiaramente quello estetico, ma Bruns guarda anche altrove. Molte persone in radioterapia contro il cancro ricevono piccoli tatuaggi che servono ai medici per puntare i fasci nel posto giusto. Restano per sempre, e Bruns li definisce «un ricordo permanente di un’esperienza traumatica». Con PhotoTat li vedrebbe solo il medico, quando e se dovessero servire ancora.
Un tatuaggio che cambia colore l’avevamo già visto: nel 2019 quello di Monaco reagiva a glucosio e pH ma per due tinte su tre, una volta cambiato colore, non tornava indietro. Nel 2021 toccò agli inchiostri di Ephemeral, pensati per svanire in 9-15 mesi. Ci stavano girando intorno. Ora è arrivata una soluzione abbastanza interessante: certo, bisognerà testarla su numeri più grandi di quelli attuali.
Per ora l’unica cavia è lo stesso Bruns
PhotoTat non si trova in nessuno studio di tatuaggi, e se gli inchiostri siano sicuri per le persone Bruns non l’ha ancora stabilito. Lui, come quei vecchi scienziati dei film, li ha provati su di sé. Sulla gamba ha il contorno nero di alcune scaglie di pesce, riempito con l’inchiostro nuovo: con un po’ di luce diventano «scaglie di sirena magiche». A luglio sul Journal of Nanobiotechnology è uscita una prova clinica firmata anche da Bruns. Su 11 volontari tatuati con Magic Ink, un inchiostro che si attiva con i raggi UV, ci sono stati 0 eventi avversi. Non sappiamo se la formula sia quella di PhotoTat, e gli autori dichiarano un interesse nell’azienda dietro Magic Ink. Lascio a voi le riflessioni.
Sul destino delle particelle c’è molto da capire: in uno studio sui topi dello scorso dicembre l’inchiostro tradizionale arrivava ai linfonodi in poche ore.
Cosa c’è dentro PhotoTat
Pubblicazione: Carson Bruns e colleghi (University of Colorado Boulder), su Matter & Light (Cell Press, 2026). Dati chiave: sfere di PMMA con coloranti fotosensibili; accensione in pochi secondi con luce UV; spegnimento in alcune ore, o prima con un LED intenso; sicurezza sulle persone non ancora determinata.
Quando arriverà da un tatuatore il tatuaggio “accendi-spegni”?
Per me, uso medico o estetico, non possono passare meno di 5 per un primo uso medico o estetico. Mancano gli studi di sicurezza e le autorizzazioni per un prodotto che resta nella pelle.
I tatuaggi con l’interruttore devono ancora aspettare. Intanto, dicono i ricercatori, chi vorrà dilettarsi potrà scarabocchiare sulla pelle con un semplice puntatore laser e guardare il disegno sfumare da solo dopo qualche ora, come se non fosse successo nulla. Buon divertimento.
