Quando si dimagrisce le cellule del grasso si svuotano ma restano lì, pronte a riempirsi di nuovo alla prima occasione. Il CBL-514, un farmaco sperimentale, prova un’altra strada contro il grasso viscerale: spinge quelle cellule a morire, e lo fa con un’iniezione nella parte bassa della pancia.
In 2 piccoli studi sull’uomo ha ridotto proprio quel grasso, il più insidioso, che si deposita in profondità attorno agli organi interni. Per dire che funzioni davvero è presto, ma il meccanismo ha poco a che vedere con i farmaci dimagranti che conosciamo, e i dati arrivano dal congresso europeo sul diabete di Milano, come ha raccontato Science News.
Perché il grasso viscerale preoccupa più di quello che si pizzica
Il grasso sottocutaneo è quello che si afferra con 2 dita sul fianco. Quello viscerale sta più in fondo, attorno agli organi interni, e i medici lo guardano con più sospetto perché può soffocarli, alimentare l’infiammazione e spingere verso il diabete e i problemi al cuore.
A marzo, raccontando uno studio su 5.440 persone sopra i 50 anni, avevamo visto che il rischio di morte sale dell’83% quando il grasso addominale si somma a muscoli deboli, mentre con muscoli adeguati l’aumento non risulta significativo. Il grasso viscerale da solo, in quel lavoro, non bastava a far salire il rischio. Perderlo, poi, è un’altra faccenda, perché le cellule svuotate dal dimagrimento restano al loro posto.

Cosa significa far morire una cellula del grasso
Il nome tecnico è apoptosi, la morte cellulare programmata: un meccanismo che il corpo usa di continuo per sbaraccare cellule vecchie o danneggiate. Il CBL-514 lo innesca negli adipociti, le cellule del grasso, e secondo i ricercatori lascia intatte tutte le altre.
L’ipotesi è semplice: se le cellule sono meno, resta meno spazio per il grasso che tenta di tornare. Nei ratti, dopo la sospensione della tirzepatide (uno dei farmaci dimagranti di nuova generazione), quelli trattati anche con CBL-514 hanno ripreso meno peso. Nell’uomo la prova manca. Dimagrire svuota le cellule del grasso, ucciderle ne cambia il numero.
Cosa hanno misurato nei volontari
I dati vengono da un sottogruppo di partecipanti a 2 studi di fase 2: 41 persone all’inizio, 23 trattate e 18 con placebo, con un indice di massa corporea tra 22 e 30, cioè dal peso normale al sovrappeso. Le iniezioni, fino a 600 mg di farmaco, andavano nella parte bassa dell’addome ogni 3 settimane per un massimo di 12 settimane, e una risonanza magnetica ha misurato il grasso viscerale all’inizio, dopo 4 settimane e dopo 8-12 settimane dall’ultimo trattamento.
A 4 settimane il gruppo trattato aveva perso quasi 71 mL di grasso viscerale (il 12%), mentre il placebo ne aveva guadagnati 31 (quasi il 6%). Poi il divario si è allargato: 63 mL in meno contro 78 in più, a 8-12 settimane. La differenza tra i 2 gruppi è di 141 mL, poco più di mezza tazza.
Le reazioni più comuni sono comparse nel punto dell’iniezione, come dolore e gonfiore, da lievi a moderate e passeggere, e non sono stati segnalati eventi avversi gravi.
Lo studio presentato a Milano, e il suo predecessore
Pubblicazione: Y.-F. Ling e colleghi, “CBL-514, a first-in-class adipocyte apoptosis-inducing injection, reduces MRI-measured L2-L3 visceral adipose tissue: translational evidence from preclinical models to a Phase 2 clinical trial”, presentato al congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (Milano, 2026). Il precedente, di M. Gold e colleghi, è uscito su Aesthetic Surgery Journal (2025). DOI: 10.1093/asj/sjaf032.
E i trial più grandi, cosa misurano?
I dati sul grasso viscerale vengono da un sottogruppo di 41 persone, presentati a un congresso e non ancora pubblicati su una rivista. Il farmaco, sviluppato dall’azienda taiwanese Caliway Biopharmaceuticals, ha invece un precedente pubblicato: nel 2025 uno studio su 76 persone, uscito su Aesthetic Surgery Journal, ha mostrato che il 69,6% dei trattati perdeva almeno 150 mL di grasso sottocutaneo a 8 settimane dall’ultimo trattamento, contro nessuno nel gruppo placebo.
Dei trial di fase 3 in reclutamento, SUPREME-01 ha come indicazione la riduzione del grasso sottocutaneo addominale: il successo si misura con almeno il 13% di volume in meno alla risonanza e un miglioramento di 2 gradi su una scala di valutazione. W. Timothy Garvey, dell’Università dell’Alabama a Birmingham, ha detto che i pazienti apprezzeranno soprattutto l’effetto estetico, la pancia più piatta, mentre il valore clinico sta nel peso e in valori come pressione e colesterolo.
I primi risultati sono attesi a fine 2027.
C’è poi l’abbinamento con i farmaci dimagranti: un trial di fase 2 su 120 adulti in sovrappeso o obesi, negli Stati Uniti, ha ottenuto il via libera della FDA, e una data di partenza non risulta comunicata. Nel 2012 raccontammo un altro farmaco antigrasso che tagliava i vasi sanguigni al tessuto adiposo: sulle scimmie obese aveva ridotto il peso dell’11%, e la sperimentazione sull’uomo era data a non prima di 5 anni. Da allora ne sono passati 14: questo per dire che non è un percorso propriamente semplice.
Il calendario di CBL-514, per gradi di certezza
Dai 3 ai 7 anni per un’eventuale approvazione sul grasso sottocutaneo addominale, 7-15 anni o più per un’indicazione dedicata al grasso viscerale (stima nostra, non dell’azienda).
Servono i risultati di fase 3, attesi a fine 2027, una combinazione con la tirzepatide provata sull’uomo e uno studio sul grasso viscerale più grande di un sottogruppo di 41 persone. A usarlo per primi sarebbero gli adulti che vogliono ridurre la pancia per motivi estetici, e un prezzo non risulta comunicato.
La bilancia del bagno, comunque, non se ne accorgerebbe: i 141 mL di differenza tra i 2 gruppi pesano circa 130 grammi (la densità media del tessuto adiposo è 0,92 g/mL), meno di un bicchiere d’acqua bevuto di corsa.
Per sapere come sta il grasso viscerale, alla fine, serve ancora una risonanza magnetica.
