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Spazio

Il telescopio Swift cade stanotte, 1.450 chili di NASA in fiamme

Dopo 22 anni e un salvataggio privato fallito, il telescopio Swift rientra in atmosfera: 1.450 chili e un rischio da 1 su 2.100.

Il telescopio Swift cade stanotte, 1.450 chili di NASA in fiamme
Una scia incandescente attraversa il cielo notturno sopra l'oceano aperto. Foto: Kristel Escurzon / Pexels

Il 20 ottobre, in una stanza del Goddard Space Flight Center, un ingegnere ha spento le operazioni scientifiche del telescopio Swift. Non per un guasto: perché l’orbita era scesa troppo, e un osservatorio che oscilla non riesce più a tenere il puntamento su niente. È il genere di decisione che non fa rumore: si chiude una procedura, si archivia l’ultimo dato, si va a prendere un caffè.

Due settimane dopo, quello stesso oggetto da 1.450 chili sta per attraversare l’atmosfera a velocità orbitale, trasformandosi in una striscia luminosa sopra qualche punto della fascia tropicale.

Quando e dove, secondo chi conta i rottami

Le stime viaggiano in parallelo e non coincidono del tutto. La NASA ha indicato il rientro intorno alle 3:30 del mattino del 4 novembre, ora della costa est americana, con un margine di errore di 11 ore in più o in meno. L’Aerospace Corporation, nonprofit che traccia migliaia di oggetti in orbita, ha poi stretto la forchetta: 5:19 EST, più o meno due ore. Per chi legge dall’Italia significa poco dopo le 11 di stamattina.

Undici ore di incertezza, su un oggetto che compie un giro completo del pianeta in novanta minuti scarsi, vogliono dire che il punto di caduta può stare ovunque lungo sette od otto orbite diverse. Ecco perché nessuno nomina un paese in particolare.

Quello che si sa è la fascia: tutto ciò che sopravvive alla discesa finirà tra 20,6 gradi di latitudine sud e 20,6 gradi nord. Dentro ci sono il Messico, i Caraibi, l’America centrale e meridionale, la penisola arabica, l’India, buona parte dell’Africa e l’Oceania. Dentro c’è soprattutto oceano, che è il motivo per cui questi rientri finiscono quasi sempre in un comunicato e non in un telegiornale.

La probabilità che il telescopio Swift cada dove c’è gente

La NASA quantifica: 1 possibilità su 2.100 che frammenti dell’osservatorio tocchino un’area abitata. Nello stesso documento l’agenzia offre il termine di paragone, preso dal National Weather Service: la probabilità che una persona venga colpita da un fulmine nell’arco della vita è di 1 su 15.300.

Satellite scientifico simile al telescopio Swift durante la preparazione a terra
Un osservatorio orbitale in camera bianca prima dell’integrazione sul lanciatore. Foto: NASA E/PO, Sonoma State University/Aurore Simonnet / Wikimedia Commons (pubblico dominio)

Il confronto dovrebbe tranquillizzare. Fate il rapporto tra i due numeri e viene fuori che l’evento presentato come remoto è circa sette volte più probabile dell’evento usato per dire che è remoto. Sono due cose diverse, certo: una riguarda un’area, l’altra un singolo individuo, e il rischio per la singola persona resta davvero minuscolo. Però il paragone, messo lì così, lavora nella direzione opposta a quella per cui è stato scelto.

La gran parte della struttura brucerà prima di arrivare a quota utile. Specchi, elettronica, pannelli: materiale sottile, che l’attrito smonta in pochi secondi. Quello che preoccupa gli analisti, nei rientri incontrollati, sono gli elementi densi, i serbatoi e i componenti progettati per resistere al calore. Su Swift nessuno ha pubblicato un inventario dettagliato di cosa potrebbe farcela.

Neil Gehrels Swift Observatory, numeri di una carriera

Lancio: novembre 2004. Massa: 1.450 chili (3.200 libbre). Strumenti: ottico, ultravioletto e raggi X sullo stesso bus, pensati per inseguire un lampo gamma in pochi secondi dalla sua comparsa.

Missione primaria prevista: 2 anni. Durata effettiva: oltre 22. Bibliografia: più di 7.000 articoli scientifici, numero destinato a crescere perché le ultime osservazioni sono ancora in lavorazione. Stop alle operazioni scientifiche: 20 ottobre 2026. Dati e stime di rientro: Live Science e Aerospace Corporation.

Il Sole, la frenata e il soccorso mai arrivato

A bordo non si è rotto niente: la responsabilità della caduta è tutta del Sole. L’attività solare degli ultimi anni ha gonfiato gli strati alti dell’atmosfera, aumentando la resistenza aerodinamica su tutto ciò che vola basso, e Swift ha cominciato a perdere quota con una costanza che nessuno poteva fermare da terra. Il satellite non aveva propulsione sufficiente per rialzarsi da solo, perché nessuno lo aveva costruito per campare vent’anni.

Ad agosto era partita una missione commerciale per agganciarlo e spingerlo più in alto, un’operazione costosa e tecnicamente ambiziosa. È fallita poco dopo il lancio. Da quel momento il calendario era scritto.

Antenna di tracciamento satellitare usata per seguire il rientro del telescopio Swift
Un’antenna di tracciamento punta verso l’alto all’alba. Foto: Diego Ortega / Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Viene da sorridere amaro pensando che nei laboratori si lavora a ringiovanire le cellule senza farle regredire, e intanto un’orbita bassa resta una cosa che nessuno sa curare. I soldi, del resto, oggi corrono verso frontiere più fotogeniche, tipo i robot guidati da neuroni coltivati in vitro. La manutenzione di un telescopio ultraventenne non fa titolo finché non precipita.

Cosa lascia un satellite che non c’è più

Settemila articoli scientifici in ventidue anni fanno circa 318 pubblicazioni all’anno. Una ogni 28 ore, ininterrottamente, dal 2004 a oggi. Swift serviva a questo: notava un lampo gamma, ruotava in pochi secondi e puntava gli strumenti prima che l’esplosione svanisse, poi avvisava mezzo mondo perché i telescopi a terra potessero girarsi nella stessa direzione.

Ha visto migliaia di supernove, brillamenti di stelle di neutroni, buchi neri che fanno a pezzi quello che gli capita vicino. Ha contribuito alla scoperta di strutture cosmiche enormi semplicemente contando dove si accendevano i lampi. Un satellite da due anni di vita, usato per ventidue.

Nessuno lo sostituirà con qualcosa di identico. Gli allarmi rapidi sui lampi gamma passeranno ad altri strumenti, con tempi di reazione e coperture diverse, e per un po’ ci sarà un buco nella rete di sentinelle. Nel frattempo il telescopio Swift sta scendendo di qualche chilometro a ogni giro, e la sua ultima orbita somiglia già a una traiettoria.

Da qualche parte sopra il Pacifico, all’alba, un peschereccio vedrà una riga bianca aprirsi in tre o quattro frammenti e spegnersi prima di toccare l’acqua.