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Venter: Big data ci farà vivere ben oltre i cent’anni

La durata della vita potrebbe iniziare molto presto a schizzare verso l’alto oltre i numeri a tre cifre.

Secondo David Agus e Craig Venter siamo alla vigilia di una straordinaria rivoluzione medica: Agus, Professore di Medicina all’Università della Southern California, ha dichiarato in modo molto preciso che la vita media si attesterà prestissimo intorno ai 100 anni. Craig Venter, cofondatore e capo della Human Longevity inc. rilancia affermando che non c’è alcun limite agli anni che potremmo vivere, salvo la capacità del nostro pianeta di sostenere un numero troppo elevato di esseri umani.

Il miracolo? Big Data

Parte consistente di questa rivoluzione medica è attribuita dai due scienziati a un importante avanzamento al limite tra medicina e tecnologia: Big Data, la capacità di raccogliere e indicizzare una enorme mole di informazioni con la possibilità di valutarne gli effetti anche in tempo reale. Venter ha sequenziato il genoma umano appena 15 anni fa, e quando è successo non c’era alcun termine di paragone: oggi conosciamo anche altri dati relativi a specie diverse dalla nostra, e sappiamo di essere diversi solo del 3% rispetto ai 3,2 miliardi di paia delle basi che compongono i lDNA.

 

Appena 10 anni fa, poi, Venter non avrebbe mai previsto che saremmo stati in grado di prevedere l’età massima di un individuo in base allo studio del suo codice genetico. Oggi sappiamo che l’uomo inizia a perdere i cromosomi Y tra i 40 e i 50 anni.

Per aiutare Big Data a far compiere alla medicina il salto che ci aspettiamo, Venter e il suo team hanno ingaggiato l’ingegnere che ha sviluppato il sistema di traduzione Google Translate. “Stiamo provando a realizzare un sistema in grado di imparare durante la raccolta dei dati. La prima applicazione è formidabile: saremo in grado di ricavare la fotografia di un soggetto a partire dal suo codice genetico“.

“Impariamo cose nuove ed incredibili ad una velocità pazzesca: ogni sei mesi dobbiamo rivedere molti dei nostri sistemi. Probabilmente non capiremo mai del tutto i meccanismi di funzionamento legati alle malattie e all’invecchiamento, ma non ci serve comprenderli del tutto per controllarli“.