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Computer, il 2017 comincia con virus e attacchi

Anno nuovo, ma vita vecchia per i computer: il 2017 è iniziato infatti sulla scia degli ultimi mesi, con una forte incidenza di virus e attacchi da parte dei pirati informatici. Ma una parte di responsabilità è degli stessi utenti, che spesso trascurano l’importanza di una password sicura.

Cosa succede quanto alla pigrizia degli utenti informatici si unisce la “capacità” dei cyber pirati, in grado di creare minacce sempre nuove e più numerose? Come intuibile, il risultato finale è l’incremento dei problemi legati alla sicurezza dei sistemi come pc, smartphone e macchine di archiviazione dati, che sono oggetto degli attacchi dei malintenzionati.

Virus in ospedale! L’ultima notizia ha degli aspetti curiosi, perché questa volta il virus ha colpito in ospedale. Ovviamente parliamo ancora di ambito digitale: il sistema sanitario nazionale dell’Inghilterra, infatti, è stato colpito da diversi ransomware che hanno bloccato i dispositivi. La stessa organizzazione inglese ha spiegato che le “vittime” sono stati esclusivamente PC con sistema operativo Windows XP, infettati appunto dai temibili ransomware, il malware che sta segnando in negativo gli ultimi mesi, infettando il pc e limitandone l’accesso a proprietari e utenti, almeno fino al pagamento di un riscatto che “libera” i file.

Responsabilità personali. In questo caso, a facilitare la strada ai pirati è stato l’utilizzo di sistemi operativi obsoleti, che hanno consentito ai cyber criminali di infilarsi all’interno della rete web e mettere a rischio la privacy dei cittadini inglesi. In altre situazioni, però, sono gli stessi utenti a dimostrarsi incauti e pigri e ad attirare problemi: lo rivela anche l’ultima ricerca della società Keeper Security, che ha stilato la classifica delle peggiori password utilizzate dagli internauti nel corso dell’ultimo anno.

Password poco sicure. Spulciando questa graduatoria, si scopre che la parola chiave più utilizzata è la prevedibile “123456“, che supera di poco la sequenza “123456789” e un’altra evergreen come “qwerty“. Per arrivare a questi risultati, la società ha analizzato un database di oltre 10 milioni di parole chiavi disponibili sul web, ricavate proprio da violazioni di dati nel corso dell’anno. Ebbene, il 17% degli internauti ha usato “123456” come password per accedere a servizi online, e soltanto 25 stringhe totalizzano più della metà delle 10 milioni analizzate, a riprova di una fantasia che scarseggia e di un’attenzione alla sicurezza ancora troppo bassa.

Addio dati? Questi virus possono appunto infettare pc e impianti domestici, offrendo spesso poche alternative alle vittime, che possono rivolgersi a professionisti per eliminare il problema oppure a una società specializzata come Recovery File, che è specializzata nel recupero dati da hard disk danneggiato o colpito da malware et similia. Ma negli ultimi anni gli attacchi stanno prendendo di mira anche i dispositivi mobili e i social network, ampliando la gamma di problemi per le persone comuni.

Nuovi attacchi. Il meccanismo con cui agiscono i cyber criminali è quasi sempre lo stesso: gli utenti vengono attratti con l’inganno a cliccare sul collegamento “sbagliato”, che spalanca la porta a virus potenzialmente pericolosi. I nuovi canali di diffusione di questi malware sono proprio i social, come Messenger di Facebook, i messaggi di Whatsapp o le catene di Sant’Antonio, in cui compaiono appunto dei link ingannevoli che poi contaminano tutto il dispositivo (e si propaga alla rete di contatti).

Mail rischiose. Ma forse il mezzo più usato dai pirati informatici resta ancora quello della mail, dove parole come “spam” e “phishing” sono ormai all’ordine del giorno. E se in molti casi è evidente la “falsità” del messaggio, con l’intento truffaldino di estorcere informazioni e dati sensibili, in alti invece i link sono in qualche modo mascherati o più nascosti, oppure contenuti in allegati all’apparenza innocui e che invece, come nelle situazioni descritte in precedenza, mettono a repentaglio tutti i dati e i file presenti nel pc.

L’importanza di un server sicuro. La perdita di dati può riguardare anche i siti web. In questi casi è necessario affidarsi a server professionali e sicuri come quelli offerti da Flamenetworks, che offrono servizio di backup giornaliero evitando spiacevoli inconvenienti in caso di crash improvvisi.