Arrivi in stazione di servizio, ma invece di cercare la spina, cerchi un gancio. Due minuti di orologio: il tempo di un “clack” meccanico sul retro della tua auto, e sei già ripartito. Mentre gli altri automobilisti sono ancora lì a fissare la percentuale di ricarica sul display o a litigare con un’app che non ne vuole sapere, tu ti porti via l’energia a strascico. Un po’ come portarsi dietro una cisterna di benzina, ma silenziosa. Più o meno. È la visione, pragmatica e decisamente ingombrante, con cui una startup francese vuole risolvere il problema numero uno dell’elettrico usando una batteria esterna.
Il peso della libertà
Il concetto è di una semplicità disarmante, quasi brutale. Se la tecnologia delle batterie interne non basta (o costa troppo), la si mette fuori. Far-A-Day, la startup nata dall’ingegno di Jean-Baptiste Segard, ha deciso che l’eleganza aerodinamica può attendere: la priorità di questa batteria esterna è solo quella di macinare chilometri.
Il risultato è un modulo su ruote che pesa 500 kg, è largo 1,25 metri e aggiunge 1,3 metri alla lunghezza della vostra auto. Non esattamente un accessorio invisibile. Ma dentro quel guscio c’è la promessa che molti aspettano: 60 kWh di energia extra, capaci di garantire circa 300 km di autonomia reale in autostrada. Senza soste lunghe, senza caffè forzati all’autogrill in attesa che la colonnina faccia il suo dovere.

Batteria esterna, la logica del “noleggio on demand”
Diciamocelo chiaramente: l’idea ha una sua solidità razionale che è difficile smontare. Oggi il mercato ci costringe a un bivio. Strada uno: compri una city car leggera ed efficiente, perfetta per il tragitto casa-lavoro ma inadatta a lunghi tragitti senza sudori freddi. Strada due: spendi una fortuna per un SUV corazzato con 100 kWh di batteria, che ti porti in giro ogni giorno inutilmente, consumando di più per spostare un peso che ti serve due volte l’anno.
Un po’ come andare in ufficio con gli scarponi da sci ai piedi perché “non si sa mai, magari nevica forte”. Non ha senso.
Unpopular opinion: questi scatoloni vanno vietati almeno nei centri storici, come fa già qualcuno.
La proposta di Far-A-Day inverte il paradigma: compri l’auto che ti serve per il 90% del tempo (piccola, leggera, economica) e noleggi l’autonomia extra solo per quel 10% di viaggi lunghi. Se la vedete così ha senso. La startup prevede di lanciare il servizio nel 2026, iniziando con un corridoio strategico tra Parigi e Bordeaux, per poi espandersi con 30 stazioni di scambio entro il 2027.
I numeri del progetto Far-A-Day
* 60 kWh: l’energia aggiuntiva fornita dal modulo.
* 300 km: l’autonomia extra stimata in autostrada.
* 2 minuti: il tempo necessario per agganciare o sganciare il modulo.
* 500 kg: il peso che vi portate a spasso.
Sì, ma è brutto come una delusione d’amore
Qui casca l’asino (o il cavo). Per quanto ingegnoso, stiamo parlando di attaccare un rimorchio alla vostra auto. Certo, l’azienda giura che la tecnologia brevettata permette manovre in retromarcia senza problemi e che la guida resta fluida, ma chiunque abbia mai guidato con qualcosa attaccato dietro sa che la dinamica cambia.
L’auto si allunga, la percezione degli spazi muta, e parcheggiare in città diventa un’impresa titanica. Immaginate di arrivare in un paesino ligure con il vostro “zaino” energetico da mezzo metro cubo. Auguri.
Tra l’altro studi recenti, come quello della Chalmers University, confermano che la “range anxiety” è spesso più psicologica che reale. Forse vedere fisicamente la riserva di energia attaccata dietro al paraurti è l’unico ansiolitico che funziona davvero per l’automobilista medio.
C’è poi il paradosso tecnologico. Mentre colossi come CATL lavorano a batterie integrate che si ricaricano in secondi o si sostituiscono roboticamente, noi torniamo al gancio traino. È una soluzione ponte, un “hack” del sistema attuale che ammette implicitamente che le infrastrutture di ricarica veloce non sono ancora pronte per tutti.
Batteria esterna per city-car: funzionerà davvero?
Onestamente? “Non lo so, Rick…” . L’idea di trasformare ogni city car in una viaggiatrice instancabile è affascinante sulla carta. Risolve il problema dei costi iniziali dell’auto elettrica e ottimizza l’uso delle risorse (perché produrre batterie giganti per auto che fanno in media 12 km al giorno?).
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’omologazione, la disponibilità dei ganci traino (non tutte le elettriche li supportano, anzi) e, soprattutto, la volontà della gente di guidare un trenino ciuf ciuf. Forse questa batteria esterna resterà un esperimento di nicchia per pionieri pragmatici. O forse, tra due anni vedremo le autostrade piene di piccole auto con il loro fedele vagone al seguito.
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