Il caos aumenta. È una legge della fisica, non un’opinione, e si chiama entropia: il disordine in un sistema cresce nel tempo, e non lo puoi fermare. Da qualche anno, però, circola un’idea che ribalta il problema: quello della proentropia. Non significa resistere al caos (Dio, salvaci da tutte le volte che ho sentito violentare il termine “resilienza”), e nemmeno adattarsi. Significa costruire qualcosa che dal caos ci guadagna. L’ha coniata un investitore miliardario di Chicago, ma il concetto riguarda tutti: aziende, governi, persone. Soprattutto persone. Che saremmo tipo noi, per dire.
Una parola dalla termodinamica
La parola “proentropia” nasce da Antonio Gracias, fondatore di Valor Equity Partners, il fondo che ha investito per primo in Tesla e SpaceX. Gracias usa spesso questo termine, l’ultima volta pochi giorni fa all’Upfront Summit di Los Angeles, per descrivere le aziende progettate per prosperare nell’instabilità. Ma il concetto è ovviamente più vecchio: ci ragiona dal 2013, quando una combinazione di deglobalizzazione e accelerazione tecnologica gli ha fatto intuire che le strutture di potere mondiali stavano per saltare.
Il fatto è questo, e forse dovremmo considerarlo mettendo da parte i sogni di armonia: la seconda legge della termodinamica dice che il disordine in un sistema chiuso aumenta sempre. È quello che osserviamo ovunque, se ci pensate, nella vita reale, a pensarci bene. La proentropia non prova a invertire questa tendenza (sarebbe come cercare di far risalire l’acqua da una cascata): prende atto che il caos è la condizione di base e costruisce sistemi che ne traggono vantaggio.
Lo ribadisco: “proentropia” non è “resilienza”
Ecco, qui serve ribadire una distinzione concettuale che cambia tutto. Resilienza significa tornare allo stato precedente dopo uno shock. Proentropia è un’altra cosa: significa uscire dallo shock in una posizione migliore di quella in cui eri entrato. La resilienza è difensiva, la proentropia è offensiva. Una differenza gigantesca.
Nassim Taleb aveva già aperto la strada con il concetto di antifragilità: sistemi che si rafforzano sotto stress. Gracias fa un passo ulteriore e lo rende operativo. Valor definisce “proentropica” un’azienda capace di crescere attraverso cicli economici, sviluppi imprevisti e incertezza strutturale. Ma attenzione: la proentropia non riguarda solo le startup, anzi.
Proentropia in cifre. Il 90% delle startup fallisce. Ma il dato interessante è un altro: le aziende che costruiscono pensiero probabilistico nella propria strategia (secondo Valor) hanno performance superiori anche nei cicli negativi.
Gracias cita SpaceX come esempio: non è solo in un mercato che funziona oggi, ma ha incorporato nella sua cultura un modo di pensare che tiene conto dei casi estremi e ne trae beneficio.
La proentropia come competenza personale
Come avrete capito, parliamo di qualcosa di più largo di un modello di investimento. La proentropia è un modo di stare nel mondo, riguarda come prendi decisioni quando le variabili cambiano ogni settimana. Riguarda il lavoro, certo (il mercato del lavoro è un sistema ad alta entropia per definizione), riguarda le relazioni, le scelte di vita, il modo in cui organizzi il tempo.
Il pensiero proentropico è probabilistico: parte dall’assunto che qualsiasi cosa può cambiare in qualsiasi momento. Se ne infischia del pessimismo, è realismo con gli occhi bene aperti. E Gracias lo dice chiaramente: le imprese che cercano, i professionisti che investono, le persone che prosperano sono quelle che hanno “incorporato nella strategia e nelle persone un modo di pensare il mondo che è probabilistico”. Tradotto: non si attaccano a un piano fisso, ma costruiscono opzioni.
Il lato scomodo della faccenda
Come per tutte le medaglie, c’è un lato nascosto anche con la proentropia, e sarebbe disonesto non dirlo. Non tutti partono dalla stessa posizione, lo sapete. Costruirsi e garantirsi opzioni richiede risorse (economiche, cognitive, di rete sociale) che non sono distribuite equamente. Gracias stesso, durante la conversazione a Los Angeles, ha parlato di “coraggio morale” necessario per costruire un mondo migliore: è un bel concetto, magari lo approfondiremo in un articolo diverso.
Mi chiedo se il coraggio morale basti quando il punto di partenza è strutturalmente diverso.
Gracias sostiene che gli strumenti low-code e no-code renderanno possibile a più persone fondare aziende, liberando livelli di produttività mai visti. La narrativa prevalente (l’intelligenza artificiale distruggerà posti di lavoro e creerà disordine sociale) secondo lui è sbagliata e lavorerà nei prossimi cinque-dieci anni per dimostrarlo. Speriamo.
Vabbè, la proentropia come filosofia di vita è affascinante e sono stra sicuro che condizionerà il dibattito per i prossimi anni, ma ogni filosofia nata nell’ambiente dei miliardari di Chicago merita almeno un sopracciglio alzato, prima di essere adottata senza filtri.
La vera sfida della proentropia non sarà dimostrare che funziona per chi ha già gli strumenti: sarà renderla accessibile a chi parte dal caos senza averlo scelto.
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