Il solare cinese ha appena fatto qualcosa che trent’anni di (penosi) vertici sul clima non erano riusciti a ottenere: far calare le emissioni del più grande inquinatore del pianeta senza che l’economia rallentasse.
I numeri del 2025 dicono meno 0,3% di CO2 da energia e industria, con consumi in crescita del 3,5%. Ora nel “Celeste Impero” le rinnovabili coprono il 40% dell’elettricità, e il carbone arretra. Per la prima volta il calo non è figlio di una crisi, ma di pannelli che producono più energia di quanta ne serva.
Insomma: la Cina ha smesso di inquinare di più. E non è successo né per una pandemia, né per una recessione, ma perché il solare cinese e l’eolico insieme hanno coperto tutta la nuova domanda elettrica. L’analisi di Carbon Brief, firmata dall’analista Lauri Myllyvirta del CREA, conferma che le emissioni CO2 sono rimaste stabili o in discesa per 21 mesi consecutivi, da marzo 2024. La produzione da solare è cresciuta del 43% in un anno, l’eolico del 14%, il nucleare dell’8%.
Il carbone non è morto (ma ha smesso di crescere)
Il dato che cambia la prospettiva è questo: la generazione elettrica da carbone in Cina è calata dell’1,6% nel 2025. In India addirittura del 3%. Secondo Carbon Brief, è la prima volta che il carbone arretra simultaneamente nei due paesi dal 1973: l’anno della crisi petrolifera. Mezzo secolo fa il mondo aveva paura di restare senza petrolio, oggi il solare cinese produce così tanto che il carbone diventa superfluo per soddisfare la domanda.
Pechino sta già riconvertendo le sue centrali a carbone in impianti “peaker”: accesi solo per coprire i picchi di domanda o i buchi nella produzione eolica e solare. Un po’ come tenere il generatore diesel in cantina per i blackout, sapendo che la rete funziona quasi sempre. L’utilizzo medio delle centrali a carbone è sceso dal 54% al 51% in diciotto mesi. Se la tendenza continua (e arrivano i 230 GW ancora in costruzione), potrebbe crollare al 43%.
I numeri del solare cinese nel 2025: oltre 300 GW di nuova capacità solare installata (più di qualsiasi paese nella storia), 100 GW di eolico, 75 GW di accumulo energetico.
La produzione solare è cresciuta del 43%, quella eolica del 14%. Le emissioni del settore elettrico sono calate dell’1,5%. Le emissioni dei trasporti sono scese del 3%, trainate dall’adozione massiccia di veicoli elettrici.
Il paradosso del solare cinese
Ecco, prima di aprire lo champagne: la Cina ha ancora 290 GW di centrali a carbone in costruzione. Nel solo 2025 ne ha commissionate più di quante l’India ne abbia costruite nell’ultimo decennio. E l’industria chimica (quella che trasforma il carbone in plastica e carburanti) ha aumentato le sue emissioni del 12%. Senza quel settore, il calo complessivo delle emissioni cinesi sarebbe stato del 2%, non dello 0,3%. Il solare cinese corre, ma il carbone non ha ancora accettato di aver perso la gara.
C’è un altro dettaglio che vale la pena sottolineare: il picco di emissioni in Cina potrebbe essere già stato raggiunto a inizio 2024, anni prima dell’obiettivo ufficiale del “prima del 2030”. Ma le emissioni restano solo l’1% sotto quel picco. Basta un’estate torrida, un aumento imprevisto della domanda industriale, e si torna sopra. Come ha spiegato Myllyvirta: il calo dello 0,3% è così piccolo che non si può ancora dichiarare con certezza che sia un calo vero e non un margine di errore statistico.
Cosa succede adesso (e cosa c’entra il solare cinese con tutti noi)
Il prossimo banco di prova è il 15° piano quinquennale cinese, atteso per marzo 2026. Quel documento stabilirà gli obiettivi energetici e climatici fino al 2030: se Pechino confermerà la traiettoria attuale o lascerà spazio a nuove emissioni. Nel frattempo, anche gli Stati Uniti registrano un dato interessante: nonostante l’amministrazione Trump abbia smantellato sussidi e regolamentazioni sulle fossili, il 93% della nuova capacità elettrica americana nel 2025 viene da eolico, solare e batterie.
In sintesi: il solare cinese da solo ha generato più elettricità nuova di quanta ne servisse al paese. L’accumulo energetico è cresciuto di 75 GW, superando per la prima volta l’aumento della domanda di picco (55 GW). Come abbiamo raccontato, il fotovoltaico è l’energia in più rapida ascesa al mondo: supererà il nucleare, l’eolico, l’idroelettrico e il gas entro il 2030. Il carbone per ultimo, nel 2032. Forse prima.
Il solare cinese non ha salvato il clima (non ancora, e forse non basterà). Però ha fatto qualcosa di più sottile: ha dimostrato che le rinnovabili possono crescere più velocemente della fame di energia di un paese da 1,4 miliardi di persone. Il resto (la politica, i piani quinquennali, i vertici ONU) viene dopo. Se viene.
Approfondisci
Ti interessa la transizione energetica? Leggi anche CO2 e Cina: il paradosso del gigante verde. Oppure scopri le tecnologie invisibili che contano più dei pannelli per capire perché il vero collo di bottiglia non è la produzione, ma la rete.