Un impianto metallurgico nella prefettura di Fukui ha portato il tasso di recupero del litio dalle batterie esauste dal 50% al 90%. La tecnologia, sviluppata da JX Metals Circular Solutions, usa un processo idrometallurgico in cui l’idrossido di litio recuperato sostituisce un reagente chimico tradizionale, riducendo anche le emissioni del 40%. Il governo giapponese punta al 70% di recupero entro il 2030: l’impianto di Tsuruga ha già superato l’obiettivo con quattro anni di anticipo. Grandi nuove per il riciclo del litio, insomma!
Ma non grandissime. C’è infatti un dettaglio che nessun comunicato enfatizza: solo il 14% delle batterie esauste giapponesi arriva ai canali di raccolta ufficiali. Ci lavoriamo su o no?
Come funziona il riciclo del litio a Tsuruga
Il processo parte dalle batterie esauste, che vengono separate e trattate termicamente per eliminare i componenti non metallici. Quello che resta viene frantumato fino a ottenere la cosiddetta black mass: una polvere scura, densa di metalli recuperabili. Da qui entra in gioco l’idrometallurgia, un trattamento chimico in soluzione acquosa che estrae il litio dalla miscela.
La vera trovata dell’impianto di Tsuruga è una sostituzione che sembra banale ma cambia i conti: l’idrossido di litio recuperato durante il processo viene usato al posto dell’idrossido di sodio, il reagente convenzionale. Il risultato è doppio: la purezza del prodotto finale aumenta e l’impronta carbonica del riciclo del litio, come vi scrivevo prima, scende di circa il 40% rispetto ai metodi precedenti. Tadashi Nakagawa, vicepresidente di JX Metals Circular Solutions, ha spiegato a NHK che il miglioramento è arrivato per iterazione, cambiando sostanze chimiche e parametri di processo fino a raddoppiare il rendimento.
Scheda studio
Progetto: Closed-loop recycling per batterie automotive al litio
Ente: JX Metals Circular Solutions (sussidiaria di JX Advanced Metals)
Impianto: Tsuruga, Prefettura di Fukui, Giappone
Fonte: NEDO Green Innovation Fund Projects
Validazione mass production: prevista da aprile 2027
Il riciclo del litio funziona, la raccolta no
Lo dico subito, il 90% è un numero che luccica. Ma il contesto in cui brilla è parecchio opaco: il Giappone importa praticamente tutto il litio, il cobalto e il nichel che servono alle sue batterie, con una filiera di raffinazione che passa in larga parte dalla Cina (specie il litio).
Una nuova legge entrata in vigore quest’anno obbliga produttori e importatori a raccogliere e riciclare le batterie portatili (telefoni, sigarette elettroniche, utensili).
Il problema, però, è a monte: la maggior parte delle batterie esauste non raggiunge mai un impianto di riciclo. Solo il 14% finisce nei canali ufficiali. Il resto? Esce dal paese. Molte auto elettriche a fine vita vengono esportate come usato, portandosi dietro i metalli preziosi che contengono. Non ci avevo pensato.
I numeri e la corsa globale
Il riciclo del litio è ormai un terreno di competizione industriale su scala globale.
- JX Metals Circular Solutions (Giappone): 90% di recupero del litio, validazione industriale prevista entro il 2027
- Redwood Materials (USA, fondata dall’ex CTO di Tesla JB Straubel): dichiara il 95% di recupero, processa l’equivalente di circa 300.000 batterie EV all’anno
- Umicore (Belgio): oltre il 90% di recupero del litio con tecnologia piro-idrometallurgica, nuovo impianto europeo da 150.000 tonnellate previsto entro il 2026
Il mercato globale del riciclo delle batterie al litio dovrebbe passare da circa 13 miliardi di dollari nel 2025 a 70 miliardi entro il 2035, con tassi di crescita annui tra il 18 e il 30%.
Il collo di bottiglia che nessuno vuole affrontare
La tecnologia per il riciclo del litio esiste, funziona e migliora. Quello che manca è la logistica: i sistemi di raccolta, lo smistamento, le infrastrutture che portano le batterie esauste dal proprietario al riciclatore. In Giappone come altrove. Le batterie al litio pongono rischi di incendio che complicano il trasporto, le chimiche variano da modello a modello rendendo difficile l’automazione, e una quota rilevante di veicoli elettrici a fine vita lascia semplicemente il paese prima di essere smontata.
Insomma: il riciclo del litio ha raggiunto livelli che fino a pochi anni fa erano impensabili. Abbiamo la chimica, abbiamo i processi, abbiamo perfino i numeri per farli funzionare economicamente. Quello che non abbiamo è un sistema per portare le batterie giuste al posto giusto al momento giusto.
Una questione di tubi, non di formule. E i tubi, si sa, sono sempre la parte meno fotogenica di qualsiasi rivoluzione.
Approfondisci
Il tema del riciclo del litio si intreccia con una questione più ampia: la sostenibilità reale della transizione elettrica. Su Futuro Prossimo abbiamo raccontato come il riciclo delle batterie stia cambiando i termini del dibattito sulle auto elettriche, e come nuove tecnologie di estrazione del litio dalle fonti geotermiche possano ridurre la dipendenza dalle miniere tradizionali. Perfino la buccia d’arancia è entrata nella partita del recupero dei metalli preziosi dalle batterie esauste.