Un robot militare alto un metro e settantacinque, ottanta chili, cinque dita per mano e una telecamera al posto degli occhi, cammina in una zona logistica a pochi chilometri dal fronte ucraino: porta uno zaino di munizioni, lo consegna, torna indietro. Si chiama Phantom MK-1, ed è il primo umanoide a fare questo lavoro in un teatro di guerra reale.
Lo ha prodotto Foundation Future Industries, una startup di San Francisco nata nel 2024 il cui consulente strategico è Eric Trump, figlio del presidente in carica: a guardarlo muoversi tra i casermoni grigi sembra una scena già vista, solo che fino a ieri stava nei film più inquietanti.
Due unità, un comunicato, ventiquattro milioni di dollari
Nel titolo la faccio breve, ma alla fine i numeri ufficiali sono questi: due Phantom MK-1 spediti in Ucraina a febbraio per logistica e ricognizione. Il Dipartimento della Difesa ucraino non ha voluto commentare e il Pentagono non ha risposto. Nei fatti, invece, Foundation ha già incassato 24 milioni di dollari in contratti di ricerca con Esercito, Marina e Aeronautica, per testare i suoi robot militari in ispezioni, logistica e movimentazione armi. Il CEO Sankaet Pathak punta al dispiegamento dei robot militari con le forze armate USA entro 12-18 mesi, anche al fronte se serve.
Prima di fondare Foundation, il CEO guidava Synapse, una piattaforma fintech che nel 2024 è andata in bancarotta lasciando una scia di clienti a chiedersi dove fossero i loro soldi: ora vende robot militari al Pentagono. Eric Trump, dicono dall’azienda, era già un investitore prima di accomodarsi come chief strategy advisor: la senatrice Elizabeth Warren è decisamente di diverso avviso, e ha definito i contratti governativi “corruzione alla luce del sole”.
Foundation ha anche fatto trapelare un rapporto stretto con General Motors, con possibili investimenti in arrivo. Poi General Motors ha smentito.
Quaranta unità prodotte, cinquantamila promesse
La produzione attuale è di circa 40 unità totali. L’obiettivo dichiarato è di arrivare a 50.000 entro il 2027, con una valutazione superiore ai 3 miliardi. Per chi ha la calcolatrice a portata di mano: si tratta di moltiplicare per 1250 la produzione in 18 mesi, partendo da 21 milioni raccolti finora. Il Phantom 2 in arrivo, promette Pathak, avrà “capacità sovrumane” e raddoppierà il carico utile. L’MK-1 oggi solleva 20 chili, non è impermeabile, e non ha un’autonomia di batteria sufficiente per essere schierato su larga scala.
Mike LeBlanc, cofondatore (e reduce di guerra) ha detto a Time a febbraio che esiste “un imperativo morale a mettere questi robot in guerra al posto dei soldati”. Lo stesso LeBlanc ha spiegato che il Phantom è già stato testato in fabbrica con revolver, pistole semiautomatiche, fucili e un M-16 dummy. Pathak ammette che in scenari critici i robot militari di Foundation dovranno prendere decisioni completamente autonome, senza proprio coinvolgere gli esseri umani.

Robot militari, servono davvero? Cosa insegna davvero la guerra in ucraina
C’è chi sostiene che gli umanoidi potrebbero teoricamente avere senso nei combattimenti urbani: scale, scantinati, corridoi stretti sono progettati per il corpo umano. Vero. Altri: “Quello che l’Ucraina ci ha insegnato è l’opposto: serve la capacità di adattarsi rapidamente e di produrre in fretta e a basso costo”. I droni FPV ucraini costano centinaia di dollari, si stampano in 3D, si modificano in officina. Un Phantom MK-1, ottanta chili di attuatori, sensori e batterie, no.
Toby Walsh, capo scienziato dell’Istituto AI della University of New South Wales, lo dice ancora più chiaro: i robot militari arriveranno, ma saranno cingolati, volanti, subacquei. Aspettarsi terminator umanoidi, dice, è “un trope da fantascienza”. Sempre quei conti sul costo orario di un umanoide operativo tornano: per ogni cosa che un umanoide fa, esiste oggi un robot non-umanoide che la fa meglio e costa meno.
Quando li vedremo davvero al fronte
Orizzonte stimato: 5-10 anni per logistica e supporto in retrovia, 10+ per ruoli di combattimento veri, ammesso che ci si arrivi.
L’MK-1 fa già consegne in zone esposte e questo, almeno, è plausibile: Pathak vuole il Phantom 2 in Ucraina entro l’anno e contratti operativi con gli USA in 12-18 mesi. Tutto il resto, scaling 250x, capacità sovrumane, decisioni autonome time-critical, è promessa di pitch deck. I primi robot militari davvero utili saranno droni e quadrupedi, già lì sul campo. Gli umanoidi armati arriveranno dopo, se arriveranno, e li useranno prima gli eserciti ricchi. In quest’ordine: Pentagono, alleati NATO, poi forse il resto.
Cinque anni fa i russi promettevano la stessa cosa e abbiamo riso. Oggi un robot di San Francisco porta munizioni a Kupyansk e il figlio del presidente lo fa di mestiere. La differenza tra “scenario inquietante” e “comunicato stampa” è esattamente questa: ventiquattro milioni di dollari, una valutazione da tre miliardi, e un Phantom 2 in arrivo. La parola “moratoria”, in tutta questa storia, non l’ha pronunciata nessuno.
