Si abbassa di un millimetro l’anno, a occhio nudo non lo vedi e dal taxi nemmeno: il marmo bianco di Botticino resta lì dov’è, i turisti salgono le scale, la guardia d’onore al Milite Ignoto fa quello che fa sempre. Eppure il Vittoriano scende. Non tutto, chiariamo: “solo” il lato nord-occidentale (quello affacciato su Piazza Venezia), mentre il fianco orientale resta dove sta.
A dirlo sono 334 immagini radar acquisite tra il 2002 e il 2019 dai satelliti europei Envisat e dagli italiani Cosmo-SkyMed, lette in sovrapposizione ad una mappa geologica del sottosuolo. In 17 anni il muro perimetrale verso la piazza ha perso circa 5 millimetri di quota. Niente paura, anzi.

Come si vede un monumento muoversi senza toccarlo
La tecnica si chiama interferometria SAR avanzata, A-DInSAR per gli addetti, e in breve funziona così: due satelliti diversi (uno europeo, uno italiano) passano sopra Roma a intervalli regolari, sparano impulsi radar e misurano lo sfasamento del segnale di ritorno. Anche un microscopico avvicinamento o allontanamento del bersaglio si traduce in una differenza di fase calcolabile. Sovrapponi quattro lustri di acquisizioni e l’occhio meccanico dello spazio ti ricostruisce la storia di un edificio millimetro per millimetro. Una tecnica che in Svezia ha permesso di mappare lo spostamento dell’intera Kiruna, una intera città trasferita per via di una miniera che la stava facendo franare.
A leggere il dato del Vittoriano è stata Nhazca, una società di ricerca applicata legata al Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, insieme all’ateneo e all’Ispra. Alessandro Brunetti, che la dirige, sintetizza così: per quasi un secolo si è aspettato che una crepa diventasse visibile per accorgersi che qualcosa si muoveva. Adesso si interviene prima. Almeno in teoria.
Dove cede il Vittoriano, e soprattutto perché
Il lato nord-occidentale, come dicevo, è un po’ il palcoscenico di gala del Vittoriano: quello che fa da sfondo alle cerimonie del 2 giugno, per capirci. Bene: quello è il lato che registra abbassamenti tra 0,3 e 1 millimetro l’anno. La causa, come per quella città svedese che vi menzionavo, sta tutta nel sottosuolo: depositi alluvionali del Tevere e dei suoi affluenti, e terreni morbidi che sotto carichi imponenti si compattano. Le crepe già visibili sul fianco occidentale, comparse negli anni, sono coerenti con questa lettura.
Vale la pena ricordare che il monumento di Sacconi, inaugurato nel 1911, sta sopra delle fondamenta scavate 26 anni prima, nel 1885: per metterle giù furono sbancati circa 70 mila metri cubi di terreno in un’area già piena di stratificazioni archeologiche, riempimenti, argille, cavità antiche. Il paper accademico che ha aperto questa linea di ricerca lo dice in modo asciutto: «Dall’inizio della costruzione, il Vittoriano è interessato da crepe e deformazioni». In pratica da sempre.
Il lavoro di Bozzano e colleghi
Pubblicazione: Bozzano F., Ciampi P., Del Monte M., Innocca F., Luberti G.M., Mazzanti P., Rivellino S., Rompato M., Scancella S., Scarascia Mugnozza G., “Satellite A-DInSAR monitoring of the Vittoriano monument (Rome, Italy): implications for heritage preservation”, pubblicato su Italian Journal of Engineering Geology and Environment (2020), n. 2, pp. 5-17. DOI: 10.4408/IJEGE.2020-02.O-01.
Il paradigma, più del Vittoriano
Voglio ribadirlo ancora una volta: un millimetro all’anno non terrorizza nessuno. Piuttosto, è stato l’occasione per perfezionare un metodo davvero interessante: per la prima volta, su un monumento, abbiamo 20 anni di storia deformativa ricostruita senza piantare un solo sensore. Non so se mi spiego: niente cantieri e lavori, specie in una città come Roma che ne ha già tanti.
Con la nuova generazione di radar satellitari come NISAR, il livello di dettaglio crescerà ancora. Vale la pena chiedersi quanti altri edifici storici italiani si stiano muovendo in modo simile, spero non peggiore, senza che nessuno abbia mai provato a guardarli da lassù.
Si moltiplicano, in questi anni, le tecniche per interrogare i beni culturali senza intaccarli: imaging multispettrale, fluorescenza, scansioni 3D, e ora la diagnostica radar dall’orbita. Il filo che le tiene insieme è semplice: misurare prima di intervenire, sapere prima di restaurare.
Una volta tanto, i riflettori sul Vittoriano si accendono senza parate militari e Frecce Tricolori che gli svolazzano sopra, e ci portano un’idea utile: che il patrimonio si guardi anche da molto in alto, e per anni, prima di guardarlo da vicino.
Lui, l’Altare della Patria, continua a stare una favola: in 20 anni è sceso di 5 millimetri scarsi. Mio nonno avrebbe detto che siamo messi peggio noi.