Quando avevo 10 anni il mio migliore amico mi regalò uno di quei libri anni ’80 che promettevano un mucchio di misteri: dentro c’erano i marziani sulle piramidi, la mappa di Piri Reis, e un capitolo intero sull’uccello di Saqqara. È un piccolo falco in legno di sicomoro trovato nel 1898 in una tomba egizia: ali larghe diciotto centimetri e un profilo che, leggevo nel libro, era proprio quello di un aliante.
Ho tentennato, ovviamente. A 10 anni si sogna in grande, e il fascino di pensare che gli egizi avessero già volato millenni prima dei fratelli Wright era fortissimo. Poi sono cresciuto, ma quando nel 2023 due ingegneri tedeschi hanno scansionato quel falco in 3D e l’hanno fatto girare in una simulazione fluidodinamica ho provato un brivido.
Il reperto oggi è al Museo Egizio del Cairo: pesa 40 grammi scarsi, ha sì la testa da falco (forse un tributo a Horus), ma il suo corpo non ha piume né zampe né coda orizzontale, con una linea liscia che ricorda la fusoliera di un aliante e ali che si assottigliano verso le estremità. Si, ma alla fine vola o no? Un attimo, sennò che gusto c’è.
Il modellista che tirò fuori il falco dal magazzino
Fino al 1970 l’oggetto era in un magazzino del museo, insieme ad altri reperti ornitomorfi. Poi Kahlil Messiha, professore di Helwan e modellista di aeroplani nel tempo libero, lo notò e nel 1980 pubblicò sul Journal of African Civilizations la tesi che il falco avesse un profilo alare intagliato con cura e fosse prova di conoscenza aerodinamica egiziana. Il dettaglio del modellista non è secondario: chi passa il weekend a costruire alianti in balsa vede alianti dappertutto. Una replica fatta in legno di balsa, molto più leggera del sicomoro, effettivamente planava. Nel 2002 il progettista Martin Gregoire ricostruì il modello senza piano di coda e lo trovò incapace di volare, definendolo un giocattolo o una banderuola. Nessuno però aveva mai passato il falco originale sotto strumenti di calcolo seri.
L’uccello di Saqqara dentro la simulazione CFD
Nel 2023 Michel Zierow e Leon Lesemann del politecnico di Aquisgrana hanno preso una scansione fotografica 3D del reperto, l’hanno ricostruita come modello CAD solido e l’hanno passata a un simulatore di flusso commerciale, Ansys Fluent, variando l’angolo di attacco. Il lavoro è finito su Acta Mechanica et Automatica e la conclusione è netta: rapporto di planata massimo troppo basso per un uso da deltaplano, centro di gravità sul bordo di uscita dell’ala e dietro il punto neutro, stabilità longitudinale sotto gli standard moderni. La portanza è distribuita in modo asimmetrico lungo l’apertura alare.
Devo tradurre? Il rollio è incontrollato, è la traiettoria rettilinea impossibile. L’uccello di Saqqara non poteva volare seriamente.
Il lavoro di Zierow e Lesemann
Pubblicazione: M. Zierow, L. Lesemann, “Aerodynamic Investigation on the Artefact Bird of Saqqara”, pubblicato su Acta Mechanica et Automatica, vol. 17 n. 3 (2023). DOI: 10.2478/ama-2023-0046.
Dati chiave: scansione 3D del reperto al Museo Egizio del Cairo, ricostruzione CAD, simulazione CFD a più angoli di attacco. Risultati: rapporto di planata insufficiente, instabilità longitudinale, rollio incontrollato. Peso: 39 g. Apertura alare: 18 cm. Materiale: sicomoro. Datazione: circa 200 a.C. Provenienza: tomba di Pa-di-Imen, Saqqara.
Perché la storia dell’aliante mi piaceva così tanto
Il piano di coda orizzontale non è un dettaglio: è il pezzo che stabilizza qualunque velivolo più pesante dell’aria. Sull’uccello di Saqqara non c’è, e non ci sono tracce di alcun incastro. La spiegazione più semplice, di norma, è anche la migliore: l’uccello di Saqqara era un falco votivo, un giocattolo, forse una banderuola. Ma la storia dell’aliante egizio è talmente più bella dell’ipotesi del giocattolo che l’abbiamo lasciata correre per mezzo secolo. Proprio come è successo con la mappa di Piri Reis o con la batteria di Baghdad. Ogni volta che arriva qualcuno con lo strumento giusto (in questo caso due ingegneri con un software di fluidodinamica computazionale), la ricostruzione romantica si sgonfia, tranne che su Facebook dove vale tutto e la gente ha visto pure il chupacabra sul balcone di fronte.
Peraltro, quella non è nemmeno l’unica leggenda egizia che si sta ridimensionando in questi mesi: sta capitando anche con le scoperte funerarie legate a Thutmose II, dove il lavoro sui geroglifici sta smontando un secolo di sovra-interpretazioni. Nel frattempo l’aerodinamica va avanti per conto suo: chi oggi progetta strutture kirigami per lanci impossibili non ha bisogno di cercarne le radici in una tomba di 2.200 anni fa.
Comunque. Il falco di sicomoro resta lì, nella sua teca, con quel fascino che si porta dietro da duemiladuecento anni. Aveva ragione Stefano (il mio amico) a comprarmi quel libro, in fondo: era il modo in cui un bambino di dieci anni si accorgeva che il mondo è più interessante di quanto sembri.
Anche se a 50 anni poi scopri che il falco non volava.