In un campo di test del Texas centrale c’è un dispositivo grande quanto un container che spara onde millimetriche verticali nel terreno per ottenere energia geotermica. È un cannone di girotroni1, e vaporizza la roccia trasformandola in cenere grigia: il dispositivo ha appena superato il chilometro di profondità scavato dentro un blocco di granito, record al mondo per una perforazione senza contatto.
Chi l’ha costruito, la spinoff del MIT Quaise Energy, la settimana scorsa ha chiuso 134 milioni di dollari (circa 123 milioni di euro al cambio di oggi) di finanziamento , portando il finanziamento totale a 230 milioni (212 milioni di euro).
Il primo cliente per la centrale che stanno costruendo ha già firmato: è un hyperscaler, cioè un gestore di data center, per i primi 50 megawatt.
La promessa era 20 chilometri, il record è uno
Nel febbraio del 2022 vi ho raccontato qui proprio di Quaise Energy e dei suoi primi 37 milioni di euro raccolti: l’idea era di scavare 20 km ovunque sulla Terra con un cannone a girotroni entro il 2026. Cioè tipo entro ORA. Siamo nel 2026, e i ragazzi di Quaise ci stanno ancora lavorando: sono a poco più di un chilometro: l’anno scorso, settembre 2025, erano a 118 metri, per cui i progressi ci sono. L’allungamento dei tempi non fa scandalo: si tratta di tecnologie trasformati e, non vengono fuori schioccando le dita, vi vuole tempo e ci sono incognite. Nelle roadmap tech si chiama, con eufemismo giapponese, slippage.
Vale però la pena guardarlo di sbieco. Nel 2022 la promessa era energia geotermica illimitata ovunque entro il 2026; nel 2026 la promessa è una centrale da 50 MW in Oregon entro il 2030. Ci sono le intenzioni, e poi c’è la realtà: al traguardo, inevitabilmente, si arriva per gradi.
I numeri di Project Obsidian
Sede della centrale: Deschutes National Forest, Oregon centrale, concessione geotermica federale a ridosso del vulcano Newberry. Fase 1: 50 MW sempre attivi, cliente già firmato. Espansione target: 250 MW, potenziale di sito a scala gigawatt. Prima elettricità in rete: 2030. Trapano: onde millimetriche generate da girotrone, tecnologia derivata dalla ricerca sulla fusione nucleare.
Perché la prima geotermia supercalda parte da un vulcano
La visione di Quaise, fin dalla fondazione nel 2020, è sempre stato lo stesso: fare energia geotermica anche dove i vulcani non ci sono. Nell’entroterra dell’Oregon dove sta partendo Project Obsidian il vulcano c’è. Si chiama Newberry, la foresta di Deschutes lo circonda, e nel comunicato ufficiale l’azienda lo descrive come «una delle regioni geotermiche più studiate degli Stati Uniti».
In altri termini, è un sito che avrebbe il suo calore già a portata di trapano convenzionale. La logica economica, però, sta in piedi: se devi provare per la prima volta al mondo una tecnologia da 230 milioni di dollari, la provi dove le probabilità di trovare acqua bollente sono massime, non dove sei incerto sul contenuto del sottosuolo.
Fare geotermia dove non ci sono vulcani, cominciando da un vulcano.
La versione “ovunque” resta l’ipotesi di lavoro per la fase 2, gli anni successivi al 2030, quando il trapano dovrà scendere a 19km di profondità, ben oltre i 5 km oggi previsti come sufficienti per la centrale.
Cosa succede in Europa nel frattempo
In Europa la storia è diversa. Ne abbiamo scritto lo scorso maggio: senza tecnologie come quella di Quaise, la geotermia europea resta legata a poche aree (l’Italia di Larderello, l’Islanda, la Turchia orientale).
Anche Fervo Energy, che ha tagliato del 70% i costi dei pozzi con la perforazione orizzontale, lavora su condizioni convenzionali e non sulla roccia supercalda. Bruno Della Vedova, presidente dell’Unione Geotermica Italiana, in un’intervista di ottobre a QualEnergia ha definito il girotrone di Quaise «geograficamente agnostico» e ha detto che serve a rendere disponibile il potenziale geotermico presente «entro i primi 10 km di sottosuolo». La distinzione conta: 10 km, non 20. Quaise stessa nel comunicato mette il traguardo tecnico a «oltre i 5 km».
La promessa dei 20 km del 2022 è diventata, a bassa voce, un obiettivo di lungo periodo.
I tempi realistici, senza ottimismo
Orizzonte stimato: almeno 4 anni per la prima elettricità in rete (2030 secondo l’azienda, plausibile con qualche anno di ritardo). Per la versione geotermia ovunque, con pozzi che scendono ben oltre i 5 km, siamo almeno sui 10 anni: diciamo tra i 10 e i 20, per come la vedo io.
Cosa manca davvero: la profondità utile per uscire dai bacini vulcanici (oltre 5 km) non è ancora stata toccata. La stabilità del girotrone su cicli di perforazione continui va dimostrata, e la logistica dei materiali che reggono 500°C in fondo al pozzo non è ancora industriale.
Chi ci metterà le mani per primo? Gli hyperscaler dei data center, che pagano bene un fornitore di energia. Poi, forse, la rete civile.
Project Obsidian, questo il nome della centrale in costruzione con i suoi 50 MW iniziali e i 250 MW nell’espansione prevista, resta più piccolo di una singola centrale a gas di media taglia. Ma è un ponte verso qualcosa di più grande, che intanto porta soldi giapponesi in Oregon e una ricerca del MIT in una foresta federale, con un cannone di girotroni piazzato da qualche parte tra Houston e il Texas centrale.
Fra quattro anni, se tutto va come dice Max Pezzali (cioè dove deve andare), sapremo se la roccia si lascia davvero vaporizzare su scala industriale. Fra dieci anni, se il piano regge, sapremo se questa energia geotermica supercalda si estrae davvero anche dove il calore non affiora già da solo.
- Un cannone di girotroni è la parte del dispositivo che spara gli elettroni: li accelera e li manda nella camera del girotrone, dove il loro moto produce microonde molto potenti. In parole semplici: è come un “lanciatore di elettroni” dentro un tubo a vuoto, usato per generare onde elettromagnetiche ad altissima frequenza ↩︎