Mentre l’intelligenza artificiale generativa sforna ogni giorno migliaia di racconti destinati a sparire dentro un algoritmo, un ingegnere italiano in pensione ha scelto la strada opposta. Il suo racconto cosmico, dice, resterà a disposizione di chiunque per sempre.
Marco Santini è autore di una manciata di opere di fantascienza risalenti ai primi anni 2000, tra cui “The Alpha Centauri Project”, registrato nel 2005. Ha messo il proprio ultimo lavoro sotto licenza Creative Commons: gratuito, distribuito in cinque lingue, e con una dichiarazione esplicita di come lo strumento IA sia stato usato in fase di scrittura.
Ventuno anni separano quel primo progetto da “Symphony for a Conscious Cosmos”, uscito a gennaio 2026. In mezzo, Santini ha aggiunto una playlist YouTube curata nei minimi dettagli tecnici, un cortometraggio e una canzone composta insieme a un’intelligenza artificiale. Il progetto si dichiara transmediale, e per una volta la parola non è solo l’ennesima etichetta di marketing riciclata. La differenza si vede. E se devo essere sincero, questo racconto mi ha convinto più per l’onestà con cui è costruito che per la poesia che contiene.
Un padre, un figlio cosmico e una promessa
La copertina, prima di tutto, va guardata da vicino. Due ragazzi in abiti “di stelle” osservano una sfera dorata che sembra un fiore geometrico sospeso tra le galassie. È il biglietto da visita giusto per un racconto che si apre con un Universo-Padre che culla il proprio figlio, il Cosmo neonato, e gli promette che non sarà mai solo. Da lì in poi, la struttura segue una cosmogonia in miniatura, dal Big Bang inteso come atto d’amore fino al risveglio della coscienza sulla Terra, e ancora oltre, verso un’Unione finale tra civiltà lontane e persino tra universi diversi.
Ogni capitolo alterna una poesia in rima, semplice fino quasi alla filastrocca, a una prosa più densa che la sviluppa. È un impianto ambizioso: il genere di architettura filosofica che di solito richiede decenni di elaborazione. Qui viene condensato in trentatré pagine, leggibili in una sera. Non è la prima volta che ci chiediamo se l’IA generativa possa davvero mettere le mani su territori creativi come questo. Raramente però lo fa con questa dichiarazione di trasparenza.
L’onestà come scelta, non come obbligo
C’è un dettaglio che Santini non nasconde, anzi mette per esteso in appendice. L’intelligenza artificiale è stata parte attiva della lavorazione, definita come “strumento conversazionale e analitico”, incluse le immagini e una delle canzoni. Non è una excusatio: è la cornice dichiarata del progetto. Al punto che l’autore concede persino un permesso esplicito all’addestramento di modelli IA sul proprio testo, la clausola CC+ che compare nell’appendice legale.
Qui, se vogliamo trovare un punto debole con affetto, il racconto porta con sé un po’ l’inevitabile patina di quella collaborazione. Le rime sono regolari fino a essere prevedibili, e certe formule (una sinfonia che impara a conoscere se stessa, un viaggio che è appena cominciato) tornano con una cadenza che il lettore più smaliziato riconosce subito. Ma l’autore lo dichiara apertamente, ed è un’onestà che in questo campo si vede raramente. La maggior parte dei contenuti generati oggi circola senza alcuna etichetta. E i lettori spesso non hanno gli strumenti per distinguere cosa viene da una macchina e cosa no, figuriamoci per pretendere trasparenza da chi scrive.
Le radici del progetto, vent’anni prima
Origine dichiarata: Marco Santini, “The Alpha Centauri Project (Thinking Worlds)”, opere registrate tra il 2005 e il 2009, poi confluite nell’evoluzione “Dreaming Immortality”.
Dati chiave: laurea in Ingegneria e specializzazione in Business Administration; carriera tra ricerca e management prima della scrittura a tempo pieno. Gli ebook sono disponibili gratuitamente in inglese, italiano, francese, spagnolo e portoghese.
Dove vive davvero questo racconto
Il progetto non finisce sulla pagina. C’è una playlist YouTube dedicata, ottimizzata apposta per l’ascolto in alta qualità audio. Dentro ci sono il trailer, il cortometraggio “The Awakening of Consciousness”, il film più ampio “The Great Journey” e uno short di impronta più filosofica, “You are not the Observer”. C’è poi un Google Site che fa da media kit ufficiale, per chi vuole scaricare i file originali e magari proiettarli altrove, a un evento o in una serata tra amici.
Ecco il punto su cui, da lettore, mi sento di scommettere. Senza i video, l’ebook resta un testo che parla da solo. Con i video, il racconto acquista un corpo che sulla carta non riesce ad avere del tutto, soprattutto nella canzone “A Kinder Fire”, scritta a quattro mani (due umane, due artificiali) e pensata come il cuore musicale di tutto il progetto. Del resto, quanto più un’immagine è vivida, tanto più il cervello tende a trattarla come reale. E Santini, forse senza saperlo, ha costruito un intero progetto proprio su questo principio.
Alla fine resta un oggetto curioso, sincero nelle intenzioni, generoso nella distribuzione. Non è un lavoro “letterario”, e non pretende di esserlo. È più vicino a un manifesto illustrato, il tentativo di un ingegnere in pensione di dare forma visiva e musicale a un’idea che lo accompagna da vent’anni. Se capitasse tra le mani a mia figlia Diana tra qualche anno, le direi di guardare prima i video: sono loro, probabilmente, a custodire il vero cuore di questo racconto, che trovate gratis qui.