Nell’aprile del 2020, mentre cercavamo tutti di ricordare com’era stare fuori casa, vi raccontai dello shinrin-yoku giapponese come di una pratica curiosa: il “bagno di foresta terapeutica” che nel Paese del Sol Levante veniva già usato dai medici. Sei anni dopo, in Portogallo, uno di quei boschi ha un pezzo di carta ufficiale.
La Mata Nacional do Bussaco, 105 ettari nel comune di Mealhada, è diventata il 17 luglio 2026 la quarta foresta terapeutica certificata al mondo dall’Healing Forest International Certification Office di Rostock. Le altre tre stanno tra Austria e Germania. Nella penisola iberica non c’era ancora niente. Ma cos’è esattamente una “foresta terapeutica”?
Non basta essere un bel bosco
La differenza tra una foresta protetta e una foresta terapeutica non sta nella bellezza del posto. Sta nel fatto che qualcuno l’ha progettata perché ci si possa fare terapia guidata all’interno. Sentieri con pendenze studiate, qualità acustica misurata, densità della vegetazione valutata, spazi riparati per fermarsi. C’e proprio (giuro) un terapeuta forestale abilitato, che ti porta lì con un programma.
Bussaco parte avvantaggiata. Nella geografia del turismo sanitario ha già una posizione riconoscibile: 250 specie di alberi arrivate lì nei secoli, cedri antichi, sequoie, cipressi esotici, bosco portoghese autoctono, monasteri e giardini in mezzo. È classificata Monumento Nazionale dal dicembre 2017. Ed il suo territorio è già diviso in quattro unità paesaggistiche: Arboreto, Giardini e Valle delle Felci, Foresta Relitta, Pinhal do Marquês.
Il presidente della Fondazione Mata do Bussaco, Gonçalo Breda Marques, ha commentato la certificazione dicendo che porta con sé “una grande responsabilità”. La responsabilità, tradotta in pratica, è che ora Bussaco fa parte di un club di quattro. Gli altri membri sono il Benediktinerstift austriaco e le tedesche Lahnstein e Bad Nauheim. Niente più, per ora, in tutto il pianeta.
Come si prescrive un albero
La ricerca dell’ultimo decennio (in gran parte asiatica) associa l’esposizione regolare a ambienti naturali biodiversi con un mucchio di benefici. L’elenco è davvero lungo, ma tra le altre cose ci sono ormoni dello stress più bassi, sistema immunitario più reattivo, sonno migliore, miglioramento delle capacità cognitive, riduzione di ansia e depressione e pressione sanguigna che scende.
Sono dati che vengono usati per giustificare l’inserimento della camminata guidata dentro un piano terapeutico convenzionale, come complemento (mai sostitutivo) di farmaci e terapie standard. Le indicazioni cliniche coprono affezioni cardiovascolari, respiratorie, psicosomatiche, ortopediche e neurologiche.
Detto altrimenti, non si tratta di suggerire alla nonna una passeggiata al parco. Si tratta di far entrare la salute mentale urbana in un percorso a due voci con quella dei terapeuti forestali abilitati che operano nel bosco. La differenza dal forest bathing amatoriale che vi raccontavo a proposito del Giappone è tutta lì: uno lo fai da solo con un audiolibro, l’altro te lo firma un professionista formato per farlo.
Il club dei quattro, in cifre
Certificatore: Healing Forest International Certification Office (HFICO), Rostock, Germania. Ente gestore: BioCon Valley GmbH. Partner portoghese per la candidatura: Destinature, agenzia per lo sviluppo del turismo di natura.
Dati Bussaco: 105 ettari, ~250 specie tra alberi e arbusti, certificazione rilasciata il 17 luglio 2026, validità fino al 2031. Località: parrocchia di Luso, comune di Mealhada, distretto di Aveiro, circa due ore a nord di Lisbona.
Le altre tre: Benediktinerstift (Austria), Lahnstein e Bad Nauheim (Germania). Prossimo obiettivo dichiarato dalla Fondazione: candidatura UNESCO.
La foresta terapeutica come voce di bilancio pubblico
Il sindaco di Mealhada, António Jorge Franco, ha parlato di “polo di salute, benessere e turismo”. Il Segretario di Stato portoghese per le Foreste, Rui Ladeira, ha usato l’espressione “uno dei più grandi tesori del Paese”.
Sotto il registro istituzionale si legge un cambio di categoria: la foresta smette di essere solo patrimonio ambientale e diventa, dimodoché, voce di bilancio sanitario. Il modello economico, però, per ora è quello del turismo di benessere a pagamento, non del servizio sanitario nazionale. Chi arriva prima a beneficiarne sono clienti privati con reddito discreto e la voglia di prendersi un fine settimana lungo. Il sistema sanitario pubblico portoghese guarda, prende nota, ma (per il momento) non finanzia.
Da qui al medico di base che ti “prescrive” una foresta terapeutica, che tempi prevedo
Dai 7 ai 15 anni per l’ingresso di questa voce nella sanità pubblica europea, se ci arriva. Per il turismo di benessere organizzato, già oggi il mercato è maturo.
Certo, servono più foreste certificate (quattro nel mondo sono troppo poche per un modello scalabile): e servono pure studi clinici europei con endpoint condivisi, oltre a un albo dei terapeuti forestali riconosciuto dai sistemi sanitari nazionali.
Al momento, chi ne beneficia per primo è il turismo sanitario di fascia medio-alta. Chi resta indietro, è ci resterà per un pezzo, sono i pazienti che stanno peggio e vivono in città, cioè quelli per cui la ricerca dice che la foresta funzionerebbe di più.
Sei anni fa vi raccontavo di una parola giapponese difficile da pronunciare. Oggi c’è un timbro tedesco su un bosco portoghese, e un modulo di prenotazione in fondo alla pagina: da qualche parte, in mezzo, ci passa la strada che porta un’idea da “cosa curiosa” a “servizio”.
Non ci passeranno tutti, e non alla stessa velocità: ma intanto, se vi trovate a passare da Mealhada, fate una passeggiata anche alla nostra salute.
