Miguel Montargès stava rielaborando dati al computer, la sera in cui ha capito di aver risolto un mistero aperto da prima che nascesse suo nonno. Era un lavoro di routine, di quelli che si fanno a notte fonda quando l’ufficio è vuoto. Poi lo schermo ha mostrato qualcosa che non doveva esserci: la stella compagna di Betelgeuse, fotografata per la prima volta nella storia.
“Sono saltato dalla sedia quando ho visto le immagini elaborate”, ha raccontato l’astronomo dell’Observatoire de Paris. Il sospetto che Betelgeuse avesse una compagnia gira da quasi centovent’anni: era il 1908 quando i primi osservatori notarono variazioni di luminosità che la sola pulsazione della stella non spiegava. Tantissimi anni dopo, una notte di dicembre 2024, il Very Large Telescope dell’ESO in Cile ha puntato lo strumento SPHERE nel punto esatto in cui due studi avevano previsto la compagna più lontana dal bagliore della gigante, e quindi più visibile: lo stesso genere di caccia stellare che a Futuro Prossimo abbiamo già raccontato per altri corpi celesti nascosti nel bagliore di stelle più note.
Chi è Siwarha, e perché non doveva essere così grande
La compagna di Betelgeuse ha un nome informale, Siwarha, e una massa che ha spiazzato chi la cercava: 2-3 volte quella del Sole. “Onestamente pensavo non avessimo la sensibilità per rilevarla”, ha ammesso Montargès. “Ma proprio perché è più massiccia del previsto, la vediamo.”
Orbita a 52 milliarcosecondi dal centro di Betelgeuse: praticamente immersa nell’atmosfera esterna della stella madre, con un giro completo ogni 6 anni.
A gennaio 2026 il telescopio Hubble aveva già intercettato la prova indiretta: una scia di gas che Siwarha scava attraversando l’atmosfera di Betelgeuse mentre le orbita attorno, un po’ come una barca lascia una scia nell’acqua ferma. Quella scia, da sola, non bastava: serviva vederla, e il 28 luglio 2026 Astronomy & Astrophysics ha pubblicato l’immagine diretta, con una significatività statistica di 6,1 sigma: molto oltre la soglia di 5 sigma che in astrofisica separa un’ipotesi da una scoperta.
Oltre la soglia, ma non oltre ogni dubbio. Lo stesso Montargès preferisce ancora la parola “candidata”: una conferma definitiva arriverà solo a fine 2027, quando le previsioni orbitali collocheranno di nuovo Siwarha nel punto giusto per essere fotografata dal lato opposto. In un campo dove il 5 sigma è normalmente sinonimo di certezza, restare cauti su qualcosa di già pubblicato su una rivista peer-reviewed è la misura di quanto Betelgeuse resti, in fondo, imprevedibile.
Il lavoro di Montargès e colleghi
Pubblicazione: M. Montargès, A. Boccaletti et al., “VLT/SPHERE images of the candidate companion of Betelgeuse”, pubblicato su Astronomy & Astrophysics (2026). DOI: 10.1051/0004-6361/202661023.
Cosa manca ancora, e quando arriva
Come detto, la conferma osservativa definitiva è attesa a fine 2027, quando l’orbita riporterà Siwarha nella posizione prevista dal lato opposto di Betelgeuse.
Fino ad allora resta uno status ibrido: pubblicata su una rivista peer-reviewed, sostenuta da 6,1 sigma, ma ufficialmente ancora “candidata”.
E la supernova, allora?
Chi segue Betelgeuse da anni la conosce soprattutto per un’altra ragione: prima o poi esploderà, e quando succederà sarà visibile a occhio nudo anche di giorno. Questa scoperta non cambia quell’appuntamento, ma cambia come lo si guarda. Per un secolo gli astrofisici hanno modellato Betelgeuse come una gigante rossa solitaria, destinata a una supernova di Tipo II standard. Ora sanno che dentro la sua atmosfera si muove un’altra stella, e nessuno sa ancora se quel movimento accelererà, rallenterà o deformerà l’esplosione finale.
“La domanda è davvero aperta”, ha detto Montargès, “se questa compagna avrà un impatto sull’evoluzione della supergigante rossa.”
C’è un dettaglio più recente, di appena qualche giorno fa: nuove mappe radio mostrano che Siwarha non si limita a orbitare, ma sta deformando dall’interno la cromosfera di Betelgeuse, un’impronta fisica misurabile e non solo dedotta per via statistica. Il confine tra ciò che sappiamo sulle supernove si sposta ancora un po’.
Betelgeuse resta la stessa macchia rossastra sulla spalla di Orione che milioni di persone guardano senza sapere cosa stanno guardando. Solo che adesso, quando esploderà, qualcuno saprà che non era mai stata sola.