Kristina Hartwig gestisce un’azienda di coltivazione delle alghe a Kiel, sul Mar Baltico, e probabilmente conosce il problema meglio di chiunque altro: ogni estate, le piante che ha coltivato per mesi si deteriorano perché l’acqua si scalda troppo. Andare a controllare cosa succede sotto la superficie costa tempo, carburante, uscite in mare che vorresti non dover fare.
È uno di quei problemi che esistono da quando esiste il settore e che nessuno ha ancora risolto in modo soddisfacente, un po’ come l’irrigazione in agricoltura prima che arrivassero i sistemi automatici. Poi è arrivato un laureando tedesco con un’idea che sembra ovvia solo adesso.
Come funziona Symbios
Il sistema si chiama Symbios ed è composto da una boa madre centrale, alcune boe figlie collegate e un’unità di monitoraggio sul fondo della struttura. Le boe figlie hanno camere d’aria interne: la boa madre le riempie o le svuota automaticamente, facendo salire o scendere l’intera struttura di coltivazione in base alla temperatura dell’acqua. D’estate, quando la superficie si scalda troppo per le alghe brune tipiche del Nord, la corda scende verso acque più fresche. D’inverno risale. Il coltivatore, nel frattempo, guarda i dati su un’app dal telefono.
Non è un sistema complicato. La semplicità, anzi, sembra essere il punto: meno componenti, meno guasti, meno viaggi in barca a controllare cosa sta succedendo sotto. Ogni uscita in mare costa carburante, tempo e denaro, e nel settore della coltivazione marina offshore i margini non permettono molti sprechi. Il monitoraggio remoto riduce quelle uscite al minimo necessario.
Il problema che Symbios vuole risolvere nella coltivazione delle alghe
La coltivazione delle alghe nel Nord Europa ha un paradosso stagionale che chiunque lavori nel settore conosce bene: le alghe crescono bene d’inverno e si fermano proprio quando il turismo marino sale, i mercati alimentari sono più attivi e i coltivatori avrebbero più interesse a raccogliere. La Commissione europea ha inserito i costi di produzione elevati e la piccola scala tra i 5 problemi principali del settore nelle acque UE.
La stagionalità è parte di entrambi: se produci solo 9 mesi su 12, i conti non tornano facilmente.
Mooser ha sviluppato il progetto in collaborazione con PHOENIX Design e con il contributo di biologi marini del GEOMAR, ricercatori dell’Università di Brema e operatori come Kristina Hartwig, direttrice di un’azienda di coltivazione delle alghe a Kiel. Quella rete di consulenze spiega perché il progetto, pur essendo ancora una tesi di bachelor, abbia una struttura tecnica abbastanza solida da essere selezionata come finalista al Green Concept Award 2026 e segnalata al James Dyson Award.
Coltivazione delle alghe e biodiversità: una promessa su cui riflettere
Il sistema dichiara di supportare la biodiversità marina mantenendo la struttura di coltivazione in acqua tutto l’anno, invece di rimuoverla e reimpiantarla ogni stagione. L’idea è che la corda permanente diventi un habitat stabile per gli organismi marini che vi si insediano. Plausibile. Però la Commissione europea, nel suo piano d’azione sul settore, avverte esplicitamente di “non ripetere nell’oceano gli stessi errori dell’agricoltura terrestre”: competizione per i nutrienti, ostruzione della luce solare, rischio di malattie.
E le alghe del Nord assumono nutrienti soprattutto d’inverno, non d’estate quando gli allevamenti ittici li rilasciano. La coltivazione tutto l’anno risolve un problema ai coltivatori e ne apre un altro, più sottile, agli ecosistemi vicini.
Symbios in sintesi
Progetto: Aaron Mooser, Symbios, buoy system for seaweed farming in Northern Europe, tesi di bachelor in Product Design, Bauhaus University Weimar, 2025. In collaborazione con PHOENIX Design.
Quanto manca alla coltivazione delle alghe tutto l’anno
Almeno 5 anni per un prodotto commerciale diffuso, con significative variabili normative.
Symbios al momento, lo ricordiamo, è una tesi di laurea, non un prototipo testato in mare aperto. Il passaggio dalla Bauhaus a una fattoria di alghe nel Mare del Nord richiede: validazione in acqua salata reale, certificazione per strutture offshore, industrializzazione dei componenti modulari e (forse la parte più lunga) un quadro normativo europeo per l’acquacoltura offshore che ancora non esiste in forma armonizzata. Chi beneficierà per primo sono i coltivatori su piccola scala del Nord Europa, quelli che oggi perdono 3 mesi di produzione ogni anno. Per arrivare all’adozione su scala industriale, l’orizzonte si allunga considerevolmente.
Nel 2021 scrivevo su queste pagine che le alghe potrebbero entrare di forza nella dieta umana. L’entusiasmo era giustificato, e lo è ancora. Quello che si capisce meglio adesso è che il salto tra “la coltivazione delle alghe è una buona idea” e “è un’industria affidabile” passa esattamente da problemi come quello che Mooser ha cercato di risolvere: concreti, stagionali, fisici.
Una boa che scende di qualche metro d’estate sembra poca cosa. Eppure è il tipo di soluzione su cui si costruiscono le filiere, non sulle dichiarazioni di sostenibilità.