Il procuratore capo di Nuoro, Daniele Rosa, ha usato un’espressione un po’ arcaica ma precisa: “mele marce”. L’ha detto dopo che nella notte tra il 1° e il 2 agosto qualcuno ha distrutto con il fuoco le auto di 2 ricercatori dell’INGV che lavorano al telescopio Einstein, parcheggiate a Lula, in Barbagia. Carlo Giunchi e sua moglie, geologi, erano lì da una decina di giorni. Lavoravano alla caratterizzazione geofisica di un sito che potrebbe ospitare l’infrastruttura scientifica più ambiziosa che l’Europa abbia in cantiere: perché il telescopio Einstein, da costruire nelle gallerie della miniera dismessa di Sos Enattos a più di 200 metri di profondità, è un interferometro sotterraneo per captare le onde gravitazionali.
I 2 ricercatori hanno lasciato la Sardegna pochi giorni dopo l’attentato: probabilmente il biglietto della nave lo avevano già fatto prima che le auto bruciassero. Hanno scritto una lettera aperta ai cittadini di Lula dicendo che torneranno.
I carabinieri della Compagnia di Bitti e del Nucleo investigativo di Nuoro stanno lavorando su tutti i fronti, incluso quello del terrorismo: nella zona non ci sono telecamere puntate sul cortile dove erano parcheggiate le auto, e i rilievi vanno avanti.
Non è il primo episodio a Sos Enattos
Tre anni fa, davanti a uno degli ingressi della miniera, era stato trovato un ordigno inesploso. Era stata aperta un’indagine per terrorismo anche allora, seguita da scritte intimidatorie vicino al comune. Gli inquirenti stanno verificando se esista un filo che collega i due episodi o se si tratti di eventi separati. Il sospetto che l’attacco del 1° agosto sia legato alla presenza del telescopio Einstein a Lula è quello che guida le indagini.
Chi non vuole il telescopio Einstein a Sos Enattos, e perché, resta ancora senza risposta. Quello che si sa è che la comunità scientifica italiana lavora in quella miniera dal 2010, e che negli anni il rapporto con Lula era andato costruendosi con pazienza: Giunchi e sua moglie partecipavano agli spuntini barbaricini, raccontavano il loro lavoro, si erano integrati nella vita del paese nel giro di pochi giorni. La violenza li ha colti di sorpresa tanto quanto il resto.
La Barbagia risponde, e non era scontato
Il 5 agosto il sindaco Mario Calia ha convocato un Consiglio comunale straordinario aperto alla cittadinanza. La condanna è stata unanime, si è disposta una raccolta fondi per le auto distrutte, e la solidarietà è arrivata dall’intero arco istituzionale: la Regione con la presidente Alessandra Todde, e il governo nazionale con la ministra Anna Maria Bernini.
Lula, che in passato ha conosciuto altri tipi di conflitto con lo Stato, è dalla parte dei ricercatori. Qualcosa, in 16 anni di presenza scientifica sul territorio, ha evidentemente attecchito.
Il progetto vale 1,4 miliardi di euro di investimento con ricadute stimate a 6 miliardi e 36.000 posti di lavoro tra diretti e indotto. Per una zona interna della Sardegna che si spopola da decenni, le cifre non sono ornamentali.
I bandi per i lavori preparatori sono già usciti: lo scorso 17 luglio, appena 15 giorni prima dell’attentato, a Nuoro si era firmato il Memorandum of Agreement tra le istituzioni scientifiche italiane (INFN, INAF, INGV) e quelle tedesche (Università Tecnica di Dresda e Karlsruhe Institute of Technology): la candidatura ora è congiunta, 2 interferometri a L, uno a Sos Enattos e uno in Lusazia, che lavoreranno come un unico osservatorio distribuito su scala europea.
Il telescopio Einstein nel contesto della gara europea
L’altra candidatura ancora in campo è quella della regione Mosa-Reno, tra Paesi Bassi, Belgio e Germania, con il sito nel Limburgo. La decisione finale spetta al BGR, il comitato dei rappresentanti governativi dei paesi partner del progetto ET, e è attesa entro il 2027. Con la candidatura congiunta Sardegna-Sassonia, la geometria della gara è cambiata: non è più Sardegna contro Limburgo, ma una proposta a due siti distribuiti contro un sito singolo. Sono 2 filosofie di osservatorio diverse, non solo 2 posti diversi.
Il telescopio Einstein è progettato per esplorare un volume di universo almeno 1.000 volte più grande rispetto a quello accessibile agli strumenti attuali, rilevando segnali di onde gravitazionali oggi troppo deboli per essere captati. Il silenzio sismico di Sos Enattos, quella quiete geologica accumulata in 50 anni di miniera abbandonata, è uno dei suoi asset principali.
Lo stesso silenzio che qualcuno, due volte in tre anni, ha provato a rompere in modo molto diverso.
Il progetto in cifre
Investimento previsto: 1,4 miliardi di euro. Ricadute stimate: 6 miliardi di euro, 36.000 posti di lavoro tra diretti e indotto. Profondità: oltre 200 metri sottoterra, nelle gallerie dell’ex miniera di Sos Enattos a Lula (Nuoro). Configurazione: candidatura congiunta Sardegna-Sassonia con 2 interferometri a L, firmata il 17 luglio 2026 a Nuoro. Decisione finale: attesa entro il 2027 dal comitato BGR. Fonte: INFN, pagina del progetto Einstein Telescope.