L’alopecia areata funziona così: il sistema immunitario decide che i tuoi follicoli sono un nemico e li smonta uno alla volta. Colpisce una persona su cinquanta nel corso della vita, e nelle forme severe l’offerta terapeutica è sempre stata magra. Ora arriva un dato che vale la pena leggere: upadacitinib, una pillola sviluppata per l’artrite reumatoide, in fase 3 ha ridato tutti i capelli al 23% dei pazienti con la forma più grave.
Il farmaco è in commercio come Rinvoq, lo produce AbbVie, e appartiene alla famiglia degli inibitori selettivi di JAK1. Stessa famiglia del baricitinib, primo farmaco per artrite dirottato con successo contro l’alopecia, di cui avevamo raccontato l’arrivo nel 2022. Da allora la lista si è allungata di due nomi (ritlecitinib, deuruxolitinib). Upadacitinib punta a diventare il quarto: la FDA ha ricevuto la richiesta ad aprile 2026, e la decisione sull’approvazione è attesa a inizio 2027.
Cosa dice il trial upadacitinib sull’alopecia
I due studi paralleli UP-AA1 e UP-AA2 hanno arruolato 1399 pazienti in 248 centri clinici fra Nord America, Europa e Cina, età dai 12 ai 64 anni. Tutti con alopecia severa e una perdita media dell’84% dei capelli al momento dell’arruolamento. L’obiettivo primario: raggiungere l’80% di copertura del cuoio capelluto entro sei mesi (in gergo clinico, SALT score ≤ 20).
I risultati, pubblicati il 12 agosto su JAMA Dermatology, si leggono così. Alla dose alta, il 55% dei pazienti ha superato l’80% di ricrescita, contro l’1,5% del placebo. Alla dose bassa, il 45%. Oltre metà del gruppo 30 mg ha visto ricrescere anche sopracciglia e ciglia. Primi miglioramenti visibili a otto settimane. E quel 23% alla dose alta ha raggiunto la ricrescita completa: SALT score zero, quelle persone si sono ritrovate di nuovo tutti i capelli come prima.

Lo studio
Pubblicazione: Mostaghimi A. et al., “Upadacitinib for Severe Alopecia Areata in Adults and Adolescents: Two Phase 3 UP-AA Randomized Clinical Trials”, pubblicato su JAMA Dermatology il 12 agosto 2026. DOI: 10.1001/jamadermatol.2026.2853.
I tempi reali
Ci siamo, praticamente, da 1 a 2 anni per gli USA (la decisione FDA è attesa, come detto, ad inizio 2027), l’Europa a seguire con i tempi EMA consueti (12-18 mesi dopo l’approvazione americana). Il farmaco è già in commercio da anni per altre indicazioni: qualche dermatologo lo prescrive off-label per alopecia, ma la rimborsabilità SSN arriverà solo con l’indicazione ufficiale. Prezzo di listino Rinvoq in Italia: sui 15.000 euro all’anno. Senza rimborso, resta una terapia per pochissimi. Vale la pena ricordare che in parallelo si stanno studiando strade completamente diverse per l’alopecia, come l’iniettabile ABS-201 disegnato con l’AI, con logiche di targeting locale e non sistemico.
Una molecola sola per malattie diverse
Chi legge FP da un po’ ha già intravisto tre settimane fa una cosa interessante. La stessa pillola sta mostrando risultati simili sulla vitiligine, malattia autoimmune completamente diversa: là il sistema immunitario attacca i melanociti, non i follicoli. La stessa molecola risulta efficace anche sulla dermatite atopica e sul Morbo di Crohn (oltre che sull’artrite per cui era nata). Pare che dietro rivolte autoimmuni con bersagli lontanissimi ci sia un unico interruttore molecolare, la via JAK-STAT, e spegnendo quello si spengono più incendi in una volta sola.
Il dettaglio da tenere presente sta però nella scelta della dose. Il salto tra 15 mg e 30 mg vale 10 punti percentuali di efficacia (dal 45% al 55%), ma raddoppia l’immunosoppressione: un JAK inibitore attenua l’infiammazione ovunque nel corpo, non solo nei follicoli. Ecco perché il foglietto illustrativo di Rinvoq porta un box warning nero della FDA su infezioni gravi, tumori e trombosi. Sei mesi di trial dicono che upadacitinib funziona; dieci anni di dati ci diranno se conviene.
Resta un’ultima cosa da dire. Sulle pagine di ringraziamento ai partecipanti del trial upadacitinib per l’alopecia compare più di una lettera di adolescenti che dopo mesi di scuola con cappellino d’inverno e bandana d’estate si sono ritrovati a doversi ricomprare gli elastici per i capelli, come al ritorno da un lungo viaggio. Non è un giudizio di merito, ripeto, ma è bello ogni tanto anche vedere persone contente.
