La tinta è sempre una soluzione per i capelli bianchi (anche se io quel “pezzotto” lo riconosco e lo trovo eccessivo), ma forse non sarà più l’unica strada. Una startup italiana, Epigenhair, propone una lozione quotidiana che dovrebbe stimolare i melanociti rimasti addormentati nei follicoli incanutiti.
L’idea è che il capello bianco non sia morto, solo pigro: con il giusto stimolo antiossidante, in sei-dodici mesi una parte della chioma può tornare al colore originale. I numeri, presi dall’Istituto Dermatologico Europeo, parlano del 10-30% dei follicoli. Non è poco. Certo, non è nemmeno la promessa che gira sui titoli.
Cosa fa davvero la lozione contro i capelli bianchi
Il principio è semplice da raccontare e complicato da realizzare. Dentro ogni follicolo c’è una piccola squadra di cellule chiamate melanociti, gli imbianchini naturali del capello: producono melanina, il pigmento che decide se nasciamo castani, biondi o corvini. Con l’età (o con lo stress, o con una predisposizione genetica) i melanociti smettono di lavorare. Due le cause principali: le cellule progenitrici nel bulbo hanno un numero finito di divisioni, e a un certo punto il contatore arriva a zero; in parallelo, lo stress ossidativo e l’infiammazione cronica spengono la tirosinasi, l’enzima che innesca la produzione di pigmento.
Epigenhair, fondata da Francesca Hanania (investitrice nel beauty) e Chiara Insalaco (chirurga plastica, specializzata in trapianti), prova a intervenire sul secondo meccanismo. La lozione si applica ogni giorno, supportata da integratori antiossidanti e da una routine shampoo-balsamo dedicata. L’idea non è colorare dall’esterno: è resettare l’ambiente cellulare attorno ai melanociti ancora vivi, ridurre l’ossidazione, e sperare che si rimettano in moto prima di sparire del tutto. Diciamo che è un tentativo di sveglia biologica.
La scienza dietro gli annunci
Che i capelli bianchi possano tornare scuri non è marketing: è uno studio pubblicato nel 2021 su eLife da un gruppo della Columbia University guidato da Martin Picard. Analizzando singoli capelli al microscopio (sezioni da un ventesimo di millimetro, ciascuna corrispondente a circa un’ora di crescita) i ricercatori hanno mappato la pigmentazione lungo l’asse temporale e l’hanno incrociata con i diari di stress di 14 volontari. Risultato: lo stress accelera la perdita di colore, e in alcuni casi la sua riduzione coincide con un ritorno spontaneo della pigmentazione. Un partecipante, in vacanza, ha visto cinque capelli bianchi rifarsi scuri.
Lo studio è la base biologica di tutto il filone industriale che sta nascendo, Epigenhair compresa. Ricerche successive, alcune già raccontate qui in passato, hanno mostrato che le staminali dei melanociti non scompaiono di colpo: si bloccano in zone sbagliate del follicolo. Da lì all’idea di una crema che le rimette in carreggiata, però, il salto è lungo. Anche per la ricrescita dei capelli il percorso dal topo al barbiere richiede anni, e parliamo di un mercato che muove decine di miliardi.
La finestra di cinque anni (e perché conta)
C’è un dettaglio nel comunicato che vale la pena rileggere lentamente. Le probabilità di successo sono massime se si comincia entro cinque anni dalla comparsa dei primi capelli bianchi. Dopo, i melanociti residui sono troppo pochi (o troppo esausti) per rispondere. La ripigmentazione, quando funziona, recupera dal 10% al 30% della chioma, e l’effetto è più visibile su tempie e contorno viso, meno sul vertice. Sei mesi minimi, dodici probabili, applicazione quotidiana senza pause. Un anno di routine al giorno per riportare al colore poco meno di un terzo dei capelli imbiancati. Ecco, questo è il numero. Onesto, verificabile, e abbastanza modesto da non finire mai nei titoli.
Funziona in laboratorio, sembra funzionare in piccoli studi clinici, e ora cerca di funzionare sulla testa di persone che hanno fretta e vogliono risultati prima dello specchio del mattino successivo.
Scheda Studio
Pubblicazione: Rosenberg A.M., Rausser S., Ren J. et al., “Quantitative mapping of human hair greying and reversal in relation to life stress”, pubblicato su eLife (2021). DOI: 10.7554/eLife.67437.
Dati chiave: 14 volontari, analisi quantitativa di singoli capelli con sezioni da 1/20 di millimetro. Lo studio dimostra per la prima volta che la perdita di pigmento può essere reversibile e correla in modo robusto con i livelli di stress psicofisico riportati nei diari personali dei partecipanti.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 2-4 anni per prodotti già in commercio con efficacia parziale, 7-10 anni per terapie davvero in grado di ripigmentare oltre la metà della chioma. Forse mai, se l’obiettivo resta “tornare corvini come a vent’anni”.
La lozione Epigenhair è disponibile adesso, ma con risultati onesti dichiarati: il 10-30% dei follicoli, in sei-dodici mesi, su chi è entro la finestra dei cinque anni dalla comparsa dei primi capelli bianchi. La prossima generazione di trattamenti (terapie con luce a 630 nm, integratori mirati come la luteolina di cui si è parlato in passato, biologici antinfiammatori) richiede tempo e prezzi che oggi non si vedono.
Beneficeranno per primi: dermatologi privati, beauty brand a fascia alta, clienti decisi a investire un anno di costanza. Il resto del mondo continuerà a fare i conti con la confezione di tinta sullo scaffale del supermercato. In quest’ordine.
Quel primo capello bianco continuerà ad arrivare puntuale (io ci sono già passato). Cambia solo la lista delle cose che possiamo provare a fargli, prima di rassegnarci allo specchio.