Alle tre di notte, in un magazzino della bassa padana, un carrello autonomo sposta pallet senza svegliare nessuno. Nessun albero di trasmissione, nessun differenziale: i motori stanno dentro le ruote, ognuno per conto proprio. Lo stesso principio, spostato di qualche migliaio di chilometri e di un intero contesto morale, è la novità del mulo robotico ESOX X2, il veicolo con cingoli e ruote pensato per seguire la fanteria dove i camion non arrivano.
L’idea in sé non è nuova. Le hub motor girano nelle biciclette elettriche da vent’anni. Metterle sotto un mezzo che deve portare munizioni, feriti e antenne su un fianco di collina fangoso è un’altra faccenda, e insiste soprattutto su due parole: coppia e discrezione.
Perché un mulo robotico senza trasmissione tira di più
Togliere la meccanica intermedia significa togliere attriti. Ogni ruota riceve la sua potenza e la gestisce da sola, il che permette correzioni di trazione impossibili con un ponte rigido. In salita ripida, o quando due ruote su quattro perdono aderenza, il controllo elettronico redistribuisce la spinta in millisecondi.
C’è anche un guadagno di spazio interno, che su un mezzo lungo poco più di un tavolo da pranzo vale parecchio. Il volume liberato diventa batteria, o carico utile.
Vale la pena fare un conto che nel sito dei produttori non c’è. Un fante equipaggiato per il combattimento porta addosso tra i 35 e i 45 chili, e da decenni gli studi dell’esercito americano ripetono che oltre quella soglia crollano precisione, resistenza e capacità di decidere in fretta. Un mezzo che si carica qualche centinaio di chili non sostituisce un plotone: alleggerisce dieci schiene, e solo finché il terreno glielo consente.
Il silenzio, però, ha un orario
Qui la comunicazione del costruttore diventa interessante. Da una parte si promette un avvicinamento praticamente inudibile, perché niente motore termico significa niente firma acustica né traccia termica evidente. Dall’altra, poche righe più in là, si rassicura sull’autonomia estesa grazie a un generatore di bordo che ricarica il pacco batterie durante la missione.
Un generatore fa rumore. Fa anche calore, e il calore è esattamente ciò che i sensori del nemico cercano.
In pratica, la furtività diventa una modalità operativa a tempo: dura quanto dura la carica, poi il mezzo torna a essere un piccolo diesel con quattro ruote intelligenti. È lo stesso genere di scorciatoia contabile che abbiamo visto altrove quando si confrontano tecnologie energetiche su parametri scelti dal venditore, come nel caso dello studio danese che ha demolito i conti del nucleare. Il dato non è falso, viene semplicemente misurato nel momento più gentile della missione.
Quanto manca prima di vederlo dietro una squadra vera
Forchetta realistica: 3-6 anni per un impiego diffuso, non per una dimostrazione. Gli ostacoli veri sono tre e nessuno è elettrico: la logistica della ricarica in zona avanzata, la resistenza dei motori in ruota a fango, sale e colpi laterali, la fiducia dei soldati verso una macchina che li segue senza guinzaglio.
I primi utilizzatori saranno unità speciali e reparti di ricognizione, non la fanteria di linea. Il dettaglio che ridimensiona: un pacco batterie sostitutivo pesa quanto il carico che il mezzo dovrebbe risparmiarti.
«Un esercito marcia sul suo stomaco», diceva Napoleone, e in realtà non l’ha mai detto: la frase gira attribuita a lui, a Federico il Grande e a mezza dozzina di manuali ottocenteschi. Oggi lo stomaco è un pacco di celle agli ioni di litio, e il mulo robotico che lo trasporta cammina piano, in silenzio, fino a quando non deve accendere il generatore per tornare a casa.