A Brooklyn Steam Center School, davanti a preside e consiglieri comunali, il sindaco Zohran Mamdani ha annunciato che 600.000 bambini non useranno più chatbot in classe a partire dalla riapertura delle scuole, il 10 settembre. Niente più tutor virtuali, e soprattutto niente più software che genera risposte al posto loro. È il divieto più netto mai imposto sull’AI a scuola in America. Solo per i più grandi, al liceo, resta uno spiraglio: due corsi l’anno per capire come funziona quella cosa che ai piccoli, per ora, è stata tolta del tutto.
Il provvedimento riguarda tutti gli studenti dalla materna (la cosiddetta “2-K”) fino alla terza media, e viene descritto dalla stessa amministrazione come la moratoria più ampia mai imposta da un distretto scolastico negli Stati Uniti. New York è il sistema scolastico pubblico più grande del paese. Parliamo di circa due terzi della sua intera popolazione studentesca cittadina, esclusa di colpo da qualunque strumento di intelligenza artificiale generativa in aula.
Cosa cambia davvero per l’AI a scuola
Il divieto colpisce ogni software che metta un’AI generativa direttamente davanti allo studente: tutor automatici, programmi didattici basati su modelli linguistici, e i cosiddetti companion chatbot, quelli progettati per fare compagnia o dare sostegno emotivo. Questi ultimi restano vietati a ogni età, liceo compreso. Tuttavia, al liceo si aprono anche progetti pilota. Alcuni studenti potranno usare un numero ristretto di piattaforme AI, ma sempre sotto la supervisione di un insegnante.
Già, e gli insegnanti? Beh, gli insegnanti non hanno gli stessi limiti. Possono usare l’intelligenza artificiale per preparare lezioni, tradurre materiali, scrivere comunicazioni alle famiglie. Il confine non passa tra scuola e tecnologia, ma tra chi sta dietro la cattedra e chi ci sta seduto davanti.
Restano fuori dal divieto anche gli studenti con disabilità che usano tecnologie assistive, i ragazzi multilingue e chi partecipa a programmi di orientamento professionale come l’informatica: piccole eccezioni dentro una regola pensata per essere, appunto, quasi assoluta.
Un anno per capire
“I bambini hanno bisogno di insegnanti e di connessione umana per imparare e crescere”, ha detto Mamdani, aggiungendo che devono “costruire relazioni con gli educatori e misurarsi da soli con i problemi difficili”.
Parole che arrivano dopo mesi di pressioni: a marzo il Dipartimento dell’Istruzione aveva pubblicato linee guida preliminari con un sistema a semaforo, bocciate da genitori e da oltre metà del City Council. Lo stesso terreno scivoloso già esplorato dalle università americane, che hanno provato a usare l’AI contro i copiatori finendo per accumulare accuse false a raffica.
Gli enti cittadini hanno ammesso pubblicamente che quelle prime linee guida “avevano fallito il bersaglio”. A luglio è arrivato un congelamento temporaneo degli acquisti di nuove tecnologie educative, in attesa della regola definitiva. Ora la città parla di moratoria, non di divieto permanente. Una nuova coalizione, con studenti, insegnanti, genitori e sindacati, seguirà l’anno scolastico e pubblicherà raccomandazioni su cosa fare dopo. Se qualche strumento risulterà utile ai più piccoli, potrà tornare. Altrimenti, resterà fuori.
Il tema non è nuovo per chi segue da tempo il rapporto tra scuola e chatbot: già nel 2023 la stessa New York aveva vietato e poi riammesso ChatGPT sulle reti scolastiche, in una manciata di mesi. Stavolta la cornice è diversa e più ampia, con uno studio annuale dichiarato fin dall’inizio. Ma la domanda di fondo resta identica a due anni fa: si può davvero fermare una tecnologia già dentro le tasche di milioni di famiglie, con un decreto che vale solo dentro le mura della scuola?
Fuori da quelle mura, intanto, cresce anche il capitolo dei chatbot pensati per fare compagnia. Si tratta dell’altro fronte che a New York hanno scelto di chiudere per tutti, dai bambini agli adolescenti. Randi Weingarten, presidente del sindacato nazionale degli insegnanti, ha chiesto qualcosa di ancora più netto: nessun chatbot per nessuno sotto i 16 anni, in nessuna scuola d’America.
Sull’AI a scuola, New York per ora si è fermata un passo prima.