Le torce d’emergenza hanno un difetto strutturale che nessun produttore ammette volentieri: si scaricano proprio mentre non le usi (che, mica siamo sempre in emergenza). Stanno in un cassetto per mesi, e quando arriva il blackout vero, la batteria è già morta. Justin Bressac, studente francese di ingegneria all’UTBM, ha provato a rovesciare il problema invece di risolverlo con una batteria migliore: ha proprio tolto la batteria. Vi spiego meglio.
Una torcia che resta spenta finché non serve davvero
Si chiama Torpedo, ed è una torcia da 80 lumen con corpo in PET e alluminio riciclato, pensata per stare in un kit d’emergenza senza mai fare manutenzione.
Perché, vedete, dentro non c’è una pila al litio che perde carica giorno dopo giorno: c’è una pila magnesio-aria, un sistema che resta chimicamente inerte finché rimane asciutto. Aggiungi acqua, anche sporca, anche salata, e quella diventa l’elettrolita che avvia la reazione tra magnesio e ossigeno. Da lì parte la corrente per i LED. L’acqua, praticamente, è l’interruttore.
In pratica, finché resta secca, la torcia Torpedo può stare ferma per oltre dieci anni senza il calo di prestazioni tipico delle batterie ricaricabili lasciate inattive. È come se avesse l’energia liofilizzata.
È un dettaglio che vale più della luce stessa: un oggetto d’emergenza che non richiede manutenzione è raro quanto uno che funziona davvero al momento giusto.
Il ciclone che ha dato l’idea
Bressac non ha inventato la torcia Torpedo in laboratorio per un esercizio accademico. L’idea nasce dopo il ciclone Chido, che nel dicembre 2024 ha lasciato migliaia di persone senza elettricità per giorni. In quel tipo di scenario, una torcia dimenticata in un armadio conta più di una tecnologia sofisticata: deve solo funzionare quando tutto il resto smette di farlo.
Da qui è venuta la scelta di un sistema pivotante, che trasforma Torpedo da torcia direzionale a luce d’ambiente diffusa, e di materiali leggeri e resistenti che non si deteriorano nell’attesa.
Il progetto è finalista al Green Concept Award 2026 e selezionato per il James Dyson Award 2026, il concorso internazionale che ogni anno premia progetti di ingegneria studentesca orientati a problemi reali.
Cosa manca prima di vederla in vendita
Almeno 2 anni, se il passaggio dal prototipo alla produzione va liscio.
Torpedo oggi è un prototipo, non ancora un prodotto. Servono test in condizioni reali, oltre a certificazioni che un concept da concorso non richiede. C’è poi un nodo che nessun comunicato sottolinea: la cartuccia al magnesio, una volta esaurita, va sostituita e smaltita, e Bressac ragiona ancora su un’architettura open source per renderla producibile ovunque.
Le famiglie in zone a rischio alluvione ne trarrebbero il vantaggio più concreto.
Un salvavita che aspetta senza consumarsi
Il paragone più immediato è con altri oggetti pensati per restare invisibili finché non servono: quelli che stanno in un cassetto per anni e devono comunque garantire un funzionamento perfetto al primo, unico utilizzo che conta. Non a caso, la logica del “non consumarsi nell’attesa” ricorre già in altri sistemi anti-emergenza, come i dispositivi anti-alluvione che funzionano proprio quando l’elettricità manca.
È un principio che strizza parecchio l’occhio alla protopia, anche se non sembra. La vita diventa migliore se si producono oggetti pensati per i momenti peggiori.