Sotto l’Islanda, a 2.100 metri di profondità, la roccia fusa tocca quasi i 900 gradi: più del triplo della temperatura di un forno di casa. Il progetto Krafla Magma Testbed vuole portare una trivella laggiù per studiare il magma da vicino e capire se il suo calore si possa usare. Oggi la geotermia islandese sfrutta acqua molto meno calda: il vapore degli attuali pozzi scalda quasi tutte le case del Paese, ma un calore più intenso potrebbe far salire l’energia prodotta da ogni pozzo.
La tecnologia è sperimentale e molto suggestiva: reggerà alla prova dei fatti e del tempo? Ragioniamoci su insieme.
Il calore che oggi si prende
Il sistema islandese funziona da decenni: come vi accennavo, circa il 90% delle case è riscaldato con il calore del sottosuolo, e il 70% dell’energia del Paese arriva da fonti geotermiche. Il limite sta nella temperatura, perché la potenza di un pozzo cresce con il calore dell’acqua che porta in superficie. Per questo, scendere fino al magma sembra quasi togliere il coperchio alla pentola.
Il tema non è nuovo: nel 2020 ne abbiamo scritto parlando delle fonti geotermiche sotto l’Appennino toscano, ma qui il salto di scala è tutto un altro.
Il pozzo finito nel magma per sbaglio
Nel 2009 l’Iceland Deep Drilling Project incontrò il magma a Krafla quasi per caso. La perforazione si fermò, ma i ricercatori recuperarono materiale e riuscirono a ottenere fluidi molto caldi dal pozzo, che fu poi testato a oltre 100 megawatt di potenza termica.
Il fatto interessante è che il contatto con la roccia fusa non ha innescato un’eruzione. Certo, un solo test non è Cassazione. Non è la prima volta che si pensa di scendere così in profondità, ne parlammo nel 2022 con una startup che voleva trivellare a 20 chilometri, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo… Il magma, appunto.
Un osservatorio prima della centrale
Il Krafla Magma Testbed punta a diventare il primo osservatorio dedicato al magma, con scienziati che potranno studiare la roccia fusa direttamente e campionarla per la prima volta. Il lato energetico, per quanto interessante, verrà dopo. Nel settembre 2024 il governo islandese, Landsvirkjun e Reykjavík Energy hanno firmato un accordo di finanziamento per due anni. Tra qualche inevitabilmente slittamento (si, non capita solo in Italia, anche se qui parliamo di poco) il progetto ha previsto un pozzo superhot dedicato, con temperature di oltre 400°C, nel 2027.
Certo, dovrebbe essere preceduto da una serie di trivellazioni preparatorie entro fine anno (e mancano meno di 4 mesi). Certo, non risultano ancora conferme dalle informazioni disponibili. Ma siamo qui per controllare, no? Ne riparleremo quando la situazione si farà… Più calda.
Krafla in cifre
Fonte: ZME Science, “Iceland will tunnel into a volcano to tap into virtually unlimited geothermal power”, 10 ottobre 2026, ZME Science.
Quanto manca davvero
La geotermia ha già un bivio davanti, come raccontammo nel 2021: sfruttare il calore profondo è una scommessa costosa, con difficoltà tecniche non da poco. Il contatto con il magma richiede materiali che reggano calore estremo, fluidi corrosivi e stress meccanico. Serve un pozzo che funzioni per anni, senza esaurire in fretta il calore disponibile e senza far lievitare i costi oltre quello che una centrale può giustificare.
La fonte lo dice chiaramente: al momento è un progetto di ricerca, non una centrale commerciale. Vediamo questa ricerca a cosa porterà.
Quando il calore potrebbe servire
Orizzonte stimato: da 10 a 15 anni, o mai. È una stima della redazione, non della fonte, e dipende da quanto reggerà il pozzo del 2027.
Chi beneficia per primo: la ricerca e il sistema elettrico islandese, che già usa il calore del sottosuolo.