Bill Gates ha appena testimoniato a porte chiuse a Capitol Hill sul caso Epstein: dice di non aver mai visto né sospettato nulla. Ammette però che non avrebbe mai dovuto incontrarlo: e qui inizia lo spettacolino, perché Gates è uno dei pochi che ha avuto una traiettoria pubblica da cartone animato.
C’è stata la fase Bart Simpson: il ragazzino prodigio di Seattle, l’arresto del 1977 a Albuquerque per guida senza patente con quella foto segnaletica diventata iconica, la ricordate? Aveva lo sguardo di uno che ha appena fatto qualcosa e si sta pure divertendo.
Poi la fase “imperatore del software”, quello scaldabagno di Internet Explorer imposto a forza, le beghe con l’antitrust, l’aura del vincente: anzi di uno che sta vincendo proprio tutto. Poi a un certo punto la conversione filantropica, la malaria, i vaccini, il signore mite che spiega al TED come salveremo il mondo.
Adesso, continuando la “parabola di Matt Groenig”, è nella fase Montgomery Burns: il miliardario in giacca beige che cerca di sembrare a suo agio davanti a una commissione del Congresso e finisce per sembrare quello che è, cioè uno che certe domande preferirebbe non sentirsele fare.
Diciamolo, di gente messa peggio di lui ce n’è. Farò arrabbiare tanti, lo so, dicendo che provo perfino una tenerezza un po’ malta per questo nerd invecchiato che ha provato a riscrivere il proprio terzo atto a colpi di fondazioni e ora si ritrova a spiegare perché vedeva Epstein nel 2011, nel 2013, e soprattutto dopo la condanna del 2008 per reati sessuali su minori. Curiosamente, proprio nel 2008 Gates ha fatto un “passo di lato” lasciando le responsabilità operative di Microsoft.
Le email parlano di un volo programmato sul jet privato, le foto ci sono e soprattutto c’è quella storia, riferita in una mail che Epstein sembra aver scritto a se stesso, su un farmaco procurato a Gates per un’infezione presa “con ragazze russe”, e sul tentativo di darlo di nascosto a Melinda. Materiale che, se anche fosse al 10% vero, già basta, ma intanto dopo 27 anni di matrimonio potrebbe aver fatto un tantino dispiacere la sua Melinda, che sempre curiosamente ha chiesto e ottenuto il divorzio.
E quindi va bene tutto, il pentimento misurato, la testimonianza volontaria, la frase preconfezionata sul fatto che oggi ha testimoniato volontariamente per aiutare a fare “giustizia per le vittime”: ma sostenere di non aver mai avuto un sospetto su Epstein, dopo essersi visti più volte negli anni successivi alla condanna, è la versione adulta dello sguardo di quella foto segnaletica del 1977.
Solo che adesso la patente è in regola, l’avvocato è seduto accanto, e Guglielmo non ha più voglia di ridere davanti al fotografo.