Mercoledì mattina sono state liberate trentamila zanzare maschio nel cimitero di Oltrisarco, a Bolzano: e tutte e trentamila erano state passate ai raggi X qualche giorno prima. Perché? Semplice: questi esemplari si accoppieranno con le femmine selvatiche che infestano la zona, e le uova deposte non schiuderanno.
La zanzara tigre in Italia non è più una novità da quando, nel 1990, arrivò nascosta dentro un carico di copertoni usati al porto di Genova, ma negli ultimi anni è diventata il vettore di un problema sanitario serio: dengue, Zika, chikungunya e tutta l’allegra compagnia. Bolzano segue a Bologna, dove la sperimentazione era partita nel 2023 con il sostegno di sponsor privati, e Procida, che aveva fatto la stessa cosa nel 2024 su un’isola intera. Adesso tocca all’Alto Adige, e la tecnica si chiama SIT, Sterile Insect Technique.
Da Tigre a bell’Antonio con un click
I maschi sterili nascono al Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” di Crevalcore, in provincia di Bologna, dove le pupe vengono allevate fino allo stadio adulto e poi infilate dentro una macchina a raggi X. La stessa, raccontano dal centro, che negli ospedali si usa per sterilizzare le sacche di sangue.
Il risultato è uno strano paradosso biologico: il maschio resta perfettamente funzionale dal punto di vista comportamentale, vola, cerca le femmine, si accoppia, fa cioè tutto ciò che farebbe un maschio fertile, soltanto che non produce discendenza. Le femmine selvatiche, dopo essersi accoppiate con lui, depongono uova che restano lì, immobili, definitivamente improduttive. Praticamente è la trama del film con Marcello Mastroianni applicata a un dittero invasivo: Il bell’Antonio di Bolognini, 1960, ma senza scandalo familiare. Anzi.
I dati che spingono i Comuni a investire sono quelli del laboratorio di Crevalcore, che a Casteldebole nel 2024 ha registrato una riduzione della densità di popolazione tra il 53% e l’82% rispetto al resto del territorio urbano bolognese, mentre la sterilità indotta nelle uova della prima generazione è arrivata al 45,5%, salendo al 74,2% sulle generazioni successive. In Svizzera, nel Canton Ticino, il trial di Morcote ha lavorato per quattro mesi su un’area di quarantacinque ettari con rilasci settimanali di centocinquantamila maschi, e i risultati sono andati nella stessa direzione.
Tutto questo, va detto, senza OGM e senza insetticidi, perché il maschio sterile è chimicamente identico a quello selvatico, solo con il DNA dei testicoli fatto a brandelli dai raggi X.
Mille euro a ettaro, e i test nei cimiteri
Il cimitero di via Maso della Pieve copre tredici ettari e contiene un numero impressionante di vasi, lumini e contenitori d’acqua stagnante che nessuna disinfestazione classica potrà mai svuotare uno per uno. Per questo Bolzano l’ha scelto come zona pilota: si parte dalle aree dove la lotta tradizionale è strutturalmente persa in partenza.
Il costo dichiarato dal Comune è di circa mille euro a ettaro, per un investimento complessivo intorno ai tredicimila euro per la sola sperimentazione del 2026. A Bologna, dove l’estensione è ben più ampia, il conto lo dividono il Comune e una pattuglia di sponsor privati: BolognaFiere, Conad, Hera, Unipol, Cotabo, Camplus, Operosa e altri ancora. L’igiene pubblica come oggetto di sponsorizzazione aziendale è una piega italiana che vale la pena notare, anche perché racconta che lo Stato, da solo, non ce la fa o non vuole farcela.
Esistono altre strade contro le zanzare tigre? Ovviamente. Il nitisinone, un farmaco per malattie rare, rende il sangue umano tossico agli insetti che lo succhiano. Photon Matrix è un sistema che le abbatte in volo con un laser guidato da sensori LiDAR, e in California già si sperimentano droni che bombardano le paludi con proiettili pieni di batteri specifici.
La SIT, in confronto, è ottocentesca per principio (esiste dagli anni Cinquanta, fu usata per debellare la mosca della frutta nei tropici) ma modernissima per applicazione urbana. Soprattutto, è l’unica che funzioni sul lungo periodo senza creare resistenze, perché non si combatte la zanzara con qualcosa che la zanzara possa imparare a tollerare. Si fa esattamente quello che vuole lei, accoppiarsi: solo che il risultato è il vuoto.
Scheda Studio
Pubblicazione: Parrondo Monton et al., “Effectiveness of the sterile insect technique in controlling Aedes albopictus as part of an integrated control measure: evidence from a first small-scale field trial in Switzerland”, pubblicato su Infectious Diseases of Poverty (agosto 2025). DOI: 10.1186/s40249-025-01360-2.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 3-7 anni per la diffusione nelle città medio-grandi del Nord e del Centro Italia, con tempi più lunghi per il Sud e per i piccoli comuni privi di un partner laboratoriale dedicato.
L’ostacolo principale non è tecnologico, perché la SIT funziona e i numeri lo confermano: il vero collo di bottiglia è la capacità produttiva del Centro di Crevalcore, oggi praticamente l’unico fornitore italiano di maschi sterili pronti al rilascio, e la disponibilità delle amministrazioni a sostenere un costo annuale ricorrente di centinaia di migliaia di euro per le città medio-grandi.
Ne beneficeranno per primi i quartieri ricchi e turistici, quelli che hanno sponsor privati pronti a coprire la quota, e i centri storici delle città del Nord dove il consenso politico costa meno. Le periferie e i comuni piccoli aspetteranno il momento in cui il prezzo a ettaro scenderà sotto la soglia psicologica dei cinquecento euro, ammesso che ci scenda davvero.
Resta da capire come reagiranno le femmine, che nel film con Mastroianni, alla fine, prendevano una decisione. Le femmine di Aedes albopictus, fortunatamente, non hanno la stessa autonomia narrativa, e si accoppiano con il primo maschio disponibile, sterile o meno.
Chissà se Bolognini, comunque, non aveva previsto un sequel del genere. A dirla tutta, mi sembra più roba per Cronenberg.