Nel gennaio 2023, su queste stesse pagine, raccontavamo un’idea di Akio Toyoda contro l’idea di fare EV nuove: meglio convertire quelle a benzina già in circolazione, diceva. Toyota, in quel momento, era il baluardo che ne sapeva più di tutti. Il grande vecchio che rideva della fretta altrui, il costruttore che “l’elettrico è una moda, e i giapponesi lo sanno”. Tre anni e mezzo dopo, quello stesso Toyoda è comparso in televisione ad ammettere che dentro Toyota si respira “un notevole senso di crisi”. E che la prossima Corolla, per la prima volta in sessant’anni, sarà anche elettrica. Amici del vroom vroom, parliamone.
Il servizio della NHK giapponese è andato in onda ieri, domenica 19 luglio. 50 minuti dietro le quinte del sito di sviluppo “top-secret” dove sta nascendo la tredicesima generazione della Corolla. Attorno ai prototipi coperti, ingegneri che parlano a bassa voce e uno che, davanti alla telecamera, se lo lascia scappare: “Credo che stiamo perdendo contro la Cina.” Non è una considerazione da bar: è proprio un tecnico Toyota che parla di Toyota in prima serata.
Perché la Corolla elettrica, e perché adesso
La Corolla non è un modello qualunque. È il pezzo di ferraglia più venduto della storia dell’automobile: 57 milioni di esemplari in sessant’anni, dodici restyling, la macchina che ha superato perfino il Maggiolino. Se il baluardo dell’endotermico decide di fare una versione elettrica, non è un aggiornamento di gamma: è l’inizio di un passaggio di stato. Toyoda, non a caso, l’ha definita “un simbolo di Toyota”, e sui simboli i costruttori giapponesi ci ragionano parecchio.
La prossima Corolla elettrica nascerà su una piattaforma nuova, capace di ospitare quattro alimentazioni: batteria pura, plug-in hybrid, ibrido tradizionale, benzina. La scelta di chi vuole tenere tutte le porte aperte. In un commento sotto l’articolo di Electrek un ingegnere che ha lavorato in un altro OEM la fotografa così: “Nel 2026, una nuova piattaforma di compromesso? Noi la facemmo quasi dieci anni fa per bagnarci i piedi. Non ottieni i benefici di uno skateboard EV dedicato.” Il commento ha preso sei mi piace e riassume il punto meglio del comunicato.
La crisi la nomina Toyoda, non un attivista
Qui la novità politica non è la macchina. È il vocabolario. Per anni il partito trasversale della “benzina forever” ha avuto in Toyota il suo brand di riferimento: guardate loro, dicevano, che ne capiscono; loro non ci cascano. Ora tocca proprio a Toyoda, in televisione, usare le parole “considerable sense of crisis”. Non lo dice Greta, non lo dice l’IEA, non lo dice un ministro danese in bicicletta. Lo dice il chairman del più grande costruttore del mondo, seduto davanti a una troupe della TV pubblica giapponese.
Fuori dal Giappone, intanto, le elettriche cinesi hanno già vinto la loro guerra. BYD nel 2022 ha smesso di produrre veicoli a solo motore termico, nel 2025 ha superato Ford diventando il sesto costruttore mondiale, e il suo CEO Wang Chuanfu promette di essere primo entro cinque anni. Il mese scorso Toyota ha cancellato la Lexus LF-ZC, l’ammiraglia elettrica che doveva debuttare con celle e metodi di produzione di nuova generazione. Il segnale è arrivato prima nei bilanci. Poi in una frase alla NHK.
Il dossier Corolla in numeri
Fonte primaria: Electrek, 20 luglio 2026, sul servizio speciale NHK andato in onda il 19 luglio 2026. Intervista al chairman Akio Toyoda, riprese al sito di sviluppo “top-secret”, dichiarazioni di ingegneri interni.
Numeri chiave: 57 milioni di Corolla vendute in 60 anni, dodici generazioni. Prima variante 100% elettrica della storia del modello. Piattaforma quadri-motorizzazione (BEV, PHEV, HEV, ICE). Prezzo atteso versione ibrida negli USA: €23.000-€28.000. Debutto atteso: prima metà del 2027.
La retroguardia italiana e il “ma mica tutti la vogliono”
Da noi, nel frattempo, resiste una scuola di pensiero secondo cui l’elettrico è un capriccio brussellese che presto passerà, perché “i giapponesi non ci credono”. Bene: adesso i giapponesi ci credono, o quantomeno hanno smesso di dire pubblicamente il contrario. La Corolla elettrica non è la prova che gli scettici avessero torto su tutto (la piattaforma di compromesso, le tempistiche, il prezzo delle batterie: tre anni fa provammo a ridimensionare l’idea che la domanda stesse crollando, e i numeri di oggi ci danno ragione). È la prova che perfino chi aveva più da perdere dallo scenario elettrico ha deciso che continuare a resistere gli costa più che adeguarsi. Il che, di solito, è un buon indicatore.
Restano i tifosi dello scoppio a raccontarci che è tutta una montatura. Va bene: continuate pure, state andando benissimo. La Corolla, intanto, la faranno anche elettrica. Sayonara.
Quanto manca alla strada
Orizzonte stimato: 12-18 mesi al debutto ufficiale (prima metà 2027), 24-30 al primo esemplare consegnato in Europa.
La piattaforma multi-alimentazione è la scommessa: costa meno di uno skateboard EV dedicato, ma limita la corsa a batteria e software, che è esattamente dove BYD e Tesla stanno mettendo la distanza. Prima ne beneficeranno gli acquirenti di ibrido a benzina in Europa (il vero mercato di massa della Corolla), poi gli americani con la BEV a un prezzo simile alla concorrenza cinese. La Corolla elettrica non sarà la macchina che colma il gap tecnologico, ma se tutto va bene sarà quella che rende accettabile a Toyota il fatto che il gap ci sia.